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Papa Francesco durante l'udienza dedicata ai partecipanti al simposio per i dirigenti delle imprese del settore petrolifero (ansa)

Il Papa sferza i petrolieri: più rapidi sulla decarbonizzazione

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Francesco chiude personalmente il summit di due giorni sulle fonti energetiche, dal Vaticano forti esortazioni all'industria perché acceleri sulla tecnologia verde
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CITTÀ DEL VATICANO. Parola d'ordine "decarbonizzazione". È quanto ha chiesto il Vaticano, secondo quanto apprende Repubblica, nel summit di due giorni a porte chiuse avvenuto Oltretevere con alcuni fra i più importanti manager del petrolio mondiale e conclusosi ieri con un'udienza col Papa. In scia allo stesso Francesco che nella sua lettera enciclica "Laudato Sì" ha messo nero su bianco la convinzione maturata in Argentina di un sistema ingiusto che, a discapito dei Paesi più poveri, pone troppa fiducia sull'idoneità a lungo termine dei combustibili fossili, insieme a una enfasi non giustificata data al gas naturale (e al fracking), la Santa Sede ha chiesto risposte a chi più di altri dovrebbe aprire la strada a una vera e propria transizione energetica.

I collaboratori di monsignor Marcelo Sánchez Sorondo - argentino cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze che insieme alla Notre Dam…
CITTÀ DEL VATICANO. Parola d'ordine "decarbonizzazione". È quanto ha chiesto il Vaticano, secondo quanto apprende Repubblica, nel summit di due giorni a porte chiuse avvenuto Oltretevere con alcuni fra i più importanti manager del petrolio mondiale e conclusosi ieri con un'udienza col Papa. In scia allo stesso Francesco che nella sua lettera enciclica "Laudato Sì" ha messo nero su bianco la convinzione maturata in Argentina di un sistema ingiusto che, a discapito dei Paesi più poveri, pone troppa fiducia sull'idoneità a lungo termine dei combustibili fossili, insieme a una enfasi non giustificata data al gas naturale (e al fracking), la Santa Sede ha chiesto risposte a chi più di altri dovrebbe aprire la strada a una vera e propria transizione energetica.

I collaboratori di monsignor Marcelo Sánchez Sorondo - argentino cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze che insieme alla Notre Dame University ha organizzato il summit dal titolo "Energy Transition and Care for our Common Home" - non hanno mancato di ricordare come siano pochissimi gli investimenti per ridurre le emissioni di carbonio, mentre ci sarebbe urgente bisogno di una transizione in favore di altre fonti in tutto il mondo. Una trasformazione percorribile, ma che trova ancora una volontà di attuazione troppo blanda.

Ieri, gli amministratori delegati delle società petrolifere Exxon Mobil, Eni, BP, Royal Dutch Shell, Pemex, Equinor - con loro anche L1 Energy, impegnata sul fronte delle energie rinnovabili, e BlackRock, la più grande società d'investimento al mondo - hanno ascoltato in religioso silenzio questi concetti rispolverati direttamente per loro in un discorso lungo e articolato dallo stesso Papa Bergoglio.

Il vescovo di Roma che in cima alle proprie preoccupazioni ha la cosiddetta "cura del creato", ha ricordato che "non c'è tempo da perdere", perché nonostante "196 nazioni" abbiano negoziato e adottato l'Accordo di Parigi "con la ferma intenzione di limitare la crescita del riscaldamento globale sotto i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali e, se possibile, sotto 1,5°C", due anni e mezzo dopo la firma dello stesso Accordo, "le emissioni di CO2 e le concentrazioni atmosferiche dovute ai gas-serra sono sempre molto alte". "Questo - ha incalzato il Papa - è piuttosto inquietante e preoccupante".

L'Accordo di Parigi è ritenuto imprescindibile Oltretevere. Quando tempo fa Doland Trump annunciò l'uscita, feroci furono le critiche da parte vaticana. Non a caso, ancora ieri, il Papa si è fermato a lungo sul tema, esprimendo la massima allerta anche per "le continue esplorazioni per nuove riserve di combustibile fossile, allorquando l'Accordo di Parigi consiglia chiaramente di mantenere nel sottosuolo la maggior parte del carburante fossile". Ecco perché, ha detto, "c'è bisogno di discutere insieme - industriali, investitori, ricercatori e utenti - riguardo alla transizione e alla ricerca di alternative. La civiltà richiede energia, ma l'uso dell'energia non deve distruggere la civiltà!".

La Pontificia Accademia delle Scienze è oggi uno dei dicasteri vaticani più coraggiosi. Su temi altamente delicati non ha paura di invitare al confronto anche personalità distanti dal suo credo. Così ieri e l'altro ieri, quando gli esperti della Santa Sede hanno confermato la linea che il Vaticano sta seguendo da mesi: la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti - specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas - deve essere sostituita progressivamente in favore delle energie rinnovabili.

Il mondo ha sete di energia. Ma gli ecosistemi sono delicati. Devastarli per conquistare acqua ed energia crea "pesanti diseguaglianze". "La necessità di avere a disposizione quantità crescenti di energia per il funzionamento delle macchine - ha detto il Papa - non può essere soddisfatta al prezzo di avvelenare l'aria che respiriamo".