✕
Il pranzo di Francesco al termine della Messa (ansa)

Francesco a Palermo, al pranzo nella missione esclusi gli immigrati irregolari

La sicurezza ha prevalso e tutti coloro che erano sprovvisti del permesso di soggiorno o di un documento sono rimasti fuori
1 minuti di lettura
La richiesta ha stupito inizialmente tutti coloro che frequentano a Palermo la missione “Speranza e carità” del missionario laico Biagio Conte. Anche se i responsabili della missione non hanno voluto dire nulla in merito, nei giorni scorsi è arrivata dagli organizzatori del viaggio del Papa in Sicilia la richiesta che al pranzo avvenuto ieri con Francesco rimanessero fuori gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno. Un dispiacere per molti che, accolti tutti giorni a prescindere dal rispettivo “status”, non hanno potuto sedersi a tavola con l’ospite più atteso. E anche se all’ultimo si è pervenuti a un compromesso che ha fatto sì che si sedessero a mensa anche coloro in possesso semplicemente di un documento d’identità del proprio Paese, non è stato facile per molti digerire l’esclusione.

La Cittadella del povero e della speranza, come viene chiamata la missione, era blindata fin d…
La richiesta ha stupito inizialmente tutti coloro che frequentano a Palermo la missione “Speranza e carità” del missionario laico Biagio Conte. Anche se i responsabili della missione non hanno voluto dire nulla in merito, nei giorni scorsi è arrivata dagli organizzatori del viaggio del Papa in Sicilia la richiesta che al pranzo avvenuto ieri con Francesco rimanessero fuori gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno. Un dispiacere per molti che, accolti tutti giorni a prescindere dal rispettivo “status”, non hanno potuto sedersi a tavola con l’ospite più atteso. E anche se all’ultimo si è pervenuti a un compromesso che ha fatto sì che si sedessero a mensa anche coloro in possesso semplicemente di un documento d’identità del proprio Paese, non è stato facile per molti digerire l’esclusione.

La Cittadella del povero e della speranza, come viene chiamata la missione, era blindata fin dalle prime ore del mattino. A coloro che sono stati ammessi al pranzo, allestito esternamente con tavoli di legno creati da un falegname tunisino sordomuto, è stato dato un pass, circa 160 in tutto. Pochi rispetto alla mole di persone che quotidianamente bussano alle porte del frate laico. Del resto, il livello di sicurezza in tutta Palermo era altissimo. La città era blindata, con transenne a proteggere il percorso dell’auto papale. Così anche la casa popolare, divenuta oggi museo, di don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio. Al suo interno, fra l’altro, non sono stati fatti entrare nemmeno i fratelli del sacerdote scomparso nel 1993. Per loro, solo un veloce saluto al Pontefice dopo che questi si è recato a far visita alla casa per qualche minuto insieme al vescovo della diocesi Corrado Lorefice.
Il Papa con il frate laico Biagio Conte 


«Sarebbe bellissimo poter stringere la mano al Pontefice. Sono emozionantissimo, ha detto Mensah, ghanese, che frequenta la Missione di Biagio Conte da anni. Arrivato a Palermo ventotto anni fa, dopo un lavoro come domestico ha aperto un patronato per aiutare gli immigrati che come lui arrivano in città. «Mi auguro che il Papa possa fare qualcosa – ha detto –, possa dire una parola per cambiare la politica sui migranti che sta portando avanti il ministro Salvini e che è sbagliata. Noi qui non veniamo a rubare, cerchiamo solo una vita migliore, un lavoro per noi e per i nostri figli». Lui i suoi quattro li ha tutti con sé a Palermo. «Ho fatto il ricongiungimento familiare – ha raccontatoo -. Qui mi sento a casa. Palermo è una città accogliente ed è nel mio cuore. Episodi di razzismo? Mai visti qui, ma il clima in Italia sta cambiando».