Il Papa nei Baltici, a un passo dalla Russia
Paolo Rodari , di PAOLO RODARIFrancesco sarà oggi in Lituania per poi proseguire per Lettonia ed Estonia. Un atto d'avvicinamento al colosso russo
VILNIUS. A un passo dalla Russia, meta ancora lontana, ma sempre tenuta presente dalla diplomazia pontificia che da anni smussa asperità e differenze per arrivare a uno storico viaggio del vescovo di Roma. La visita che inizia oggi (fino a martedì) di Papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia, è anche un atto di avvicinamento al colosso russo e, soprattutto, un tentativo di aiutare i tre Paesi, che vissero in prima persona sia il dominio sovietico sia l’invasione nazista, a trovare vie di dialogo e collaborazione sempre più proficue con un vicino, appunto la Russia, per forza di cose ingombrante. Da tempo c’è chi parla dell’Estonia come della nuova Crimea, una prospettiva che spaventa la popolazione ed anche la classe politica del piccolo Paese.
“Trovandosi questi Paesi quasi ai confini con l’Oriente, c’è questo invito a cercare la soluzione delle tensioni e delle differenze che ci sono att…
“Trovandosi questi Paesi quasi ai confini con l’Oriente, c’è questo invito a cercare la soluzione delle tensioni e delle differenze che ci sono att…
VILNIUS. A un passo dalla Russia, meta ancora lontana, ma sempre tenuta presente dalla diplomazia pontificia che da anni smussa asperità e differenze per arrivare a uno storico viaggio del vescovo di Roma. La visita che inizia oggi (fino a martedì) di Papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia, è anche un atto di avvicinamento al colosso russo e, soprattutto, un tentativo di aiutare i tre Paesi, che vissero in prima persona sia il dominio sovietico sia l’invasione nazista, a trovare vie di dialogo e collaborazione sempre più proficue con un vicino, appunto la Russia, per forza di cose ingombrante. Da tempo c’è chi parla dell’Estonia come della nuova Crimea, una prospettiva che spaventa la popolazione ed anche la classe politica del piccolo Paese.
“Trovandosi questi Paesi quasi ai confini con l’Oriente, c’è questo invito a cercare la soluzione delle tensioni e delle differenze che ci sono attraverso il dialogo e l’incontro”, ha detto non a caso il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin a margine di un incontro pubblico poche ore prima della partenza del volo papale. Venticinque anni dopo Giovanni Paolo II (4-10 settembre 1993) e nell’anno in cui le tre Repubbliche celebrano il centenario della loro indipendenza Francesco arriva ai confini della Russia, da “pastore della Chiesa cattolica – così Parolin - ma per abbracciare tutti e offrire un messaggio di pace, buona volontà e speranza per il futuro”.
Anche Francesco in un video messaggio inviato pochi giorni fa, ha ricordato come la sua visita coincida con il centenario dell'indipendenza delle tre Nazioni, un traguardo che “naturalmente onorerà tutti coloro i cui sacrifici nel passato hanno reso possibili le libertà del presente”. “La libertà - ha detto - è un tesoro che dev’essere costantemente preservato e tramandato, come un'eredità preziosa, alle nuove generazioni. In tempi di oscurità, violenza e persecuzione, la fiamma della libertà non si estingue, ma ispira la speranza di un futuro in cui la dignità data da Dio a ciascuna persona sia rispettata e tutti ci sentiamo chiamati a collaborare alla costruzione di una società giusta e fraterna”.
Il Papa parte ovviamente per andare a trovare - così è per ogni suo viaggio - le comunità cattoliche presenti. “Per esempio in Lituania c'è una grande comunità cattolica, la maggioranza della popolazione - ha detto Parolin -. Negli altri due Paesi c'è meno, in particolare in Estonia è molto piccola, e quindi questo è necessario”. Quindi l’attenzione al dialogo ecumenico, per la presenza di altre confessioni cristiane, e infine l’invito alla pace interna e coi Paesi confinanti. I tre Paesi sono diversi sul piano religioso. La Lituania è per l’80 per cento cattolica, con minoranze protestanti e ortodosse; in Lettonia la maggioranza è luterana e i cattolici sono il 26 per cento; in Estonia il 75 per cento si dichiara “non religioso”, e di fronte a un 12 per cento di ortodossi e un 13 per cento di luterani, i cattolici sono solo cinquemila.
“Siamo senz'altro alla periferia dell'Europa - dice all'Osservatore Romano il presidente della Conferenza episcopale lituana, monsignor Gintaras Grusas, arcivescovo di Vilnius -. Stiamo sul confine tra Unione europea e Russia, il che rende la situazione geopolitica storicamente difficile. Siamo in periferia in quanto piccolo Paese e piccola economia rispetto ai nostri vicini, che si tratti di Russia, Bielorussia o Polonia. E, in qualche misura, siamo sempre di più in periferia nel mantenere valori più tradizionali rispetto a gran parte dell'Europa e nel difendere i valori cristiani, che sono finiti sotto attacco. Così, sotto vari aspetti siamo un Paese della periferia e Papa Francesco viene per incoraggiarci, rafforzarci e anche aiutarci, non solo in materia di fede ma anche nelle questioni sociali come quella della disoccupazione, che crea tante difficoltà alle persone”.
“Trovandosi questi Paesi quasi ai confini con l’Oriente, c’è questo invito a cercare la soluzione delle tensioni e delle differenze che ci sono attraverso il dialogo e l’incontro”, ha detto non a caso il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin a margine di un incontro pubblico poche ore prima della partenza del volo papale. Venticinque anni dopo Giovanni Paolo II (4-10 settembre 1993) e nell’anno in cui le tre Repubbliche celebrano il centenario della loro indipendenza Francesco arriva ai confini della Russia, da “pastore della Chiesa cattolica – così Parolin - ma per abbracciare tutti e offrire un messaggio di pace, buona volontà e speranza per il futuro”.
Anche Francesco in un video messaggio inviato pochi giorni fa, ha ricordato come la sua visita coincida con il centenario dell'indipendenza delle tre Nazioni, un traguardo che “naturalmente onorerà tutti coloro i cui sacrifici nel passato hanno reso possibili le libertà del presente”. “La libertà - ha detto - è un tesoro che dev’essere costantemente preservato e tramandato, come un'eredità preziosa, alle nuove generazioni. In tempi di oscurità, violenza e persecuzione, la fiamma della libertà non si estingue, ma ispira la speranza di un futuro in cui la dignità data da Dio a ciascuna persona sia rispettata e tutti ci sentiamo chiamati a collaborare alla costruzione di una società giusta e fraterna”.
Il Papa parte ovviamente per andare a trovare - così è per ogni suo viaggio - le comunità cattoliche presenti. “Per esempio in Lituania c'è una grande comunità cattolica, la maggioranza della popolazione - ha detto Parolin -. Negli altri due Paesi c'è meno, in particolare in Estonia è molto piccola, e quindi questo è necessario”. Quindi l’attenzione al dialogo ecumenico, per la presenza di altre confessioni cristiane, e infine l’invito alla pace interna e coi Paesi confinanti. I tre Paesi sono diversi sul piano religioso. La Lituania è per l’80 per cento cattolica, con minoranze protestanti e ortodosse; in Lettonia la maggioranza è luterana e i cattolici sono il 26 per cento; in Estonia il 75 per cento si dichiara “non religioso”, e di fronte a un 12 per cento di ortodossi e un 13 per cento di luterani, i cattolici sono solo cinquemila.
“Siamo senz'altro alla periferia dell'Europa - dice all'Osservatore Romano il presidente della Conferenza episcopale lituana, monsignor Gintaras Grusas, arcivescovo di Vilnius -. Stiamo sul confine tra Unione europea e Russia, il che rende la situazione geopolitica storicamente difficile. Siamo in periferia in quanto piccolo Paese e piccola economia rispetto ai nostri vicini, che si tratti di Russia, Bielorussia o Polonia. E, in qualche misura, siamo sempre di più in periferia nel mantenere valori più tradizionali rispetto a gran parte dell'Europa e nel difendere i valori cristiani, che sono finiti sotto attacco. Così, sotto vari aspetti siamo un Paese della periferia e Papa Francesco viene per incoraggiarci, rafforzarci e anche aiutarci, non solo in materia di fede ma anche nelle questioni sociali come quella della disoccupazione, che crea tante difficoltà alle persone”.