✕

“Date a noi donne il diritto di voto”. L’appello al Papa per il nuovo Sinodo

“Poter parlare non basta, vogliamo di più”
2 minuti di lettura
«Il Sinodo dei vescovi, pur essendo uno strumento episcopale, è chiamato a rappresentare tutto il popolo di Dio, ma non lo fa e non lo vuole fare: le donne, infatti, sono ancora minoranza, oggi solo un decimo dei partecipanti. Inoltre, non hanno diritto di voto, benché il voto sia stato esteso ad altri membri del Sinodo che non sono sacerdoti. Potranno parlare: è questa la concessione, chiamiamola così, di questa edizione. Siamo amareggiate per tutto questo».
A poche ore dall’apertura in Vaticano dei Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani e alle sfide vocazionali che li riguardano (si rifletterà anche sui temi della morale sessuale), parla con "Repubblica" Paola Lazzarini, sociologa e fondatrice di “Donne per la Chiesa”. Il suo gruppo, assieme a “Catholic Women Speak” e a “Women’s Ordination Conference”, protesta per la poca considerazione che ancora una volta il Sinodo riserva all…
«Il Sinodo dei vescovi, pur essendo uno strumento episcopale, è chiamato a rappresentare tutto il popolo di Dio, ma non lo fa e non lo vuole fare: le donne, infatti, sono ancora minoranza, oggi solo un decimo dei partecipanti. Inoltre, non hanno diritto di voto, benché il voto sia stato esteso ad altri membri del Sinodo che non sono sacerdoti. Potranno parlare: è questa la concessione, chiamiamola così, di questa edizione. Siamo amareggiate per tutto questo».
A poche ore dall’apertura in Vaticano dei Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani e alle sfide vocazionali che li riguardano (si rifletterà anche sui temi della morale sessuale), parla con "Repubblica" Paola Lazzarini, sociologa e fondatrice di “Donne per la Chiesa”. Il suo gruppo, assieme a “Catholic Women Speak” e a “Women’s Ordination Conference”, protesta per la poca considerazione che ancora una volta il Sinodo riserva alle donne e si rivolge a quel decimo di presenza femminile che siederà all’assise affinché si faccia promotore del diritto di voto delle donne cattoliche: «Auspichiamo che siano le stesse donne invitate a partecipare ad alzare la voce, a farsi sentire, a nome di tutte noi».

L’incontro di questi giorni arriva dopo un processo di consultazione mondiale nato nei consigli pastorali e presbiterali al quale hanno partecipato anche le donne. Non è sufficiente?
«Le donne non partecipano ai consigli presbiterali, ovviamente, ma solo a quelli pastorali e spesso anche lì sono in minoranza. Eppure sono le donne a portare avanti molte associazioni cattoliche impegnate in vari campi, guidano la maggior parte delle classi di catechismo, sono presenza viva e determinante in tantissime parrocchie e in molte opere di carità, tuttavia alla fine vengono relegate ai margini di tutti i processi decisionali. Il Sinodo è solo la punta dell’iceberg».

Nei lavori di consultazione i ragazzi interpellati hanno parlato delle donne?
«Certamente. E tanti di loro hanno risposto dicendo che il loro principale punto di riferimento sono le madri. Ma poi queste madri al Sinodo non ci sono. Perché?».

Nel numero di ottobre di “Donne Chiesa Mondo”, mensile de “L’Osservatore Romano”, padre Matt Malone, gesuita e direttore di “America”, parla dell’«inveterata abitudine del clero a non cercare interlocutori femminili, e a pensare che le donne non abbiano niente di interessante da dire». Le donne, scrive, «non si sentono bene accolte nella Chiesa». La Chiesa è ancora troppo maschile?
«Che impressione dà una Chiesa al cui Sinodo su trecento partecipanti chiama soltanto trenta donne? Non solo sono poche, ma non possono nemmeno votare il documento finale che, come sappiamo, se approvato dal Papa diventerà parte del magistero. Il fatto che stavolta potranno prendere la parola e non più parlare solo se invitate a farlo non può soddisfare».

Cosa pensa del sacerdozio femminile?
«Le ragioni per negarlo mi paiono poco consistenti, ma di questo sanno rendere ragione i teologi meglio di me, io — da donna — ciò che veramente trovo intollerabile è che le ragazze, le donne, che dopo un discernimento ritengano di essere chiamate al sacerdozio vengano trattate come visionarie. Significa, fra l’altro, che il primato della coscienza e l’esercizio del discernimento possono essere messi ignorati quando si tratta di donne e senza nemmeno che se ne possa parlare apertamente».