I ritratti dei nuovi santi Oscar Romero e Paolo VI, oggi a San Pietro (agf)
Angelita, la fedelissima di Romero: “Per noi gente semplice è sempre stato un santo”
Paolo Rodari
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di GIANNI BERETTA e PAOLO RODARI
Nel giorno della canonizzazione dell'arcivescovo martire di El Salvador, ucciso mentre celebrava messa nel 1980, la sua aiutante di tutta una vita ricorda i gesti dirompenti del prelato: le omelie coraggiose e le minacce di morte. "E a Francesco vorrei regalare la sua camicia"
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
CITTÀ DEL VATICANO - Angelita Morales è stata la donna di maggior fiducia e vicina a Oscar Arnulfo Romero negli ultimi otto anni della sua vita, fino al mattino del giorno del suo assassinio. Oggi vive dimenticata con la figlia Claudia nella periferia di San Salvador, in un tugurio senza finestre e dove piove dentro. Mujer de pueblo minuta, semplice, fine. Qualcuno ha pensato che lei, che non aveva mai avuto il passaporto in vita sua, dovesse prima di ogni altri essere in piazza San Pietro per la canonizzazione di Romero.
Quando ha iniziato ad aiutare Romero?
"A 18 anni dopo un corso per segretaria. Allora era vescovo ausiliare. Mi assegnò una scrivania fuori del suo ufficio. Gli gestivo la posta, l'archivio, fino all'agenda degli appuntamenti. Dopo qualche tempo lo nominarono vescovo di Santiago de Maria, dove ci sono le piantagioni di caffè. Feci i bagagli e lo seguii, senza consultarmi neppure con i miei genitori. Ben presto Monsignore si r…
CITTÀ DEL VATICANO - Angelita Morales è stata la donna di maggior fiducia e vicina a Oscar Arnulfo Romero negli ultimi otto anni della sua vita, fino al mattino del giorno del suo assassinio. Oggi vive dimenticata con la figlia Claudia nella periferia di San Salvador, in un tugurio senza finestre e dove piove dentro. Mujer de pueblo minuta, semplice, fine. Qualcuno ha pensato che lei, che non aveva mai avuto il passaporto in vita sua, dovesse prima di ogni altri essere in piazza San Pietro per la canonizzazione di Romero.
Quando ha iniziato ad aiutare Romero?
"A 18 anni dopo un corso per segretaria. Allora era vescovo ausiliare. Mi assegnò una scrivania fuori del suo ufficio. Gli gestivo la posta, l'archivio, fino all'agenda degli appuntamenti. Dopo qualche tempo lo nominarono vescovo di Santiago de Maria, dove ci sono le piantagioni di caffè. Feci i bagagli e lo seguii, senza consultarmi neppure con i miei genitori. Ben presto Monsignore si rese conto che durante la raccolta gli stagionali e le loro famiglie non avevano dove dormire. Così costruì loro delle lunghe tettoie vicino alla chiesa, perché potessero ripararsi dalle intemperie. E disse ai proprietari delle piantagioni che li dovevano pagare di più".
Cosa accadde quando tornò a San Salvador come arcivescovo?
"La situazione era diventata molto difficile. Gli arresti e le uccisioni erano sempre più frequenti. Fino a che cominciarono ad ammazzare anche i suoi sacerdoti. Romero aprì le porte dell'arcivescovado e montò l'Ufficio di soccorso giuridico. Erano lunghe file di persone umili che venivano a fare denunce o a chiedere della sorte dei propri familiari. Lui, con i suoi giovani avvocati, ascoltava tutti e aveva una parola di incoraggiamento. Nelle sue omelie cominciò a dare voce a coloro che non avrebbero potuto fare niente. Alla gente povera; perché ci fosse un po' di giustizia. Fino a che cominciarono ad arrivare le minacce per lettera, per telefono, persino in televisione: "Le resta poco da vivere! Presto la uccideremo!". Un giorno gli chiedemmo se non temeva che potessero ucciderlo davvero. Rispose: "Sì, ma una cosa vi raccomando: se mi ammazzeranno non dovrete piangere"".
Ci può raccontare quella mattina del 24 marzo 1980?
"Era lunedì. Romero arrivò all'arcivescovado pensieroso, preoccupato. Nell'omelia della domenica aveva detto che il sacramento di non uccidere doveva essere rispettato; e che i soldati non potevano uccidere i loro fratelli contadini. Fu particolarmente dolce e affettuoso con me. Gli avevo preparato il costume e l'asciugamano perché doveva andare al mare con un gruppo di sacerdoti. Poi mi chiese della mia bambina. "Cresce bene; è molto carina Monsignore". E lui: "Portamela la prossima settimana che la battezziamo". Fu l'ultima volta che lo vidi".
Angelita Morale (foto elsalvador.com) E il giorno del suo funerale?
"C'era una tale fila per l'ultimo saluto che mia madre mi disse "non faremo in tempo!". La bara era nell'atrio della cattedrale, all'esterno. Quando all'improvviso, all'angolo del Palazzo Nazionale, scoppiò una bomba. La gente cominciò a correre di qua e di là tra gli spari e la calca. Tutti cercavano di salvarsi, e la messa fu interrotta. I sacerdoti portarono la bara di Monsignore all'interno della cattedrale, dove fu sepolto in fretta e furia".
Com'era Romero?
"Lavorava molto e non si stancava mai, nonostante le tante pressioni e gli impegni. Anzi, talvolta scherzava e faceva delle battute; per rasserenare l'ambiente. Non aveva distrazioni. Gli piaceva andare al circo, quelle rare volte che passava per San Salvador. Era preciso ed esigente. Anche se a me e a mio fratello (che talvolta gli faceva da autista) non ci ha mai rimproverato. Anzi, se devo essere sincera una volta mi riprese, amabilmente. Ogni pomeriggio alle cinque gli portavo un tè. Ma quel giorno aveva nella sua stanza l'ambasciatore degli Stati Uniti; e non osai disturbare. Alla fine della riunione, con l'ambasciatore ancora lì, mi disse: "E il tè?". Io non sapevo cosa rispondergli. E lui: "Tu puoi entrare nel mio ufficio con chiunque io sia riunito"".
E oggi?
"È una grande emozione. Non so cosa dire. Mi sembra quasi un miracolo che sia stato fatto santo. Anche se noi persone semplici lo abbiamo considerato un santo fin da subito. Certo se penso che ho lavorato per un santo mi vengono i brividi. Ed essere qui per me è come un sogno. In un primo momento ho pensato che fosse meglio che rimanessi laggiù, in mezzo alla mia gente. Ma evidentemente Romero ha voluto che io fossi qui, chissà, proprio per quelli che non avrebbero mai potuto esserci".
Cosa tiene nella borsa?
"Una camicia di Romero. L'ho portata pensando che magari Francesco me la potrebbe benedire. Anzi; mi piacerebbe proprio quasi regalargliela".