Damian, il prete sposato che aiuta la Chiesa nei casi di abusi
Paolo Rodari , di PAOLO RODARILo psicologo 80enne è ancora sacerdote. E ora è consulente di una diocesi Usa
CITTÀ DEL VATICANO. Damian Vallelonga, 80 anni, è uno psicologo americano figlio di immigrati italiani che, fra le altre cose, collabora con la diocesi di Syracuse nello stato di New York. Il vescovo gli ha chiesto di lavorare sui preti accusati di abusi sessuali per valutare dal punto di vista psicologico la fondatezza delle accuse. È esperto dei casi dei sex offenders. Sa, cioè, come trattare individui che hanno commesso reati di natura sessuale.
Fin qui nulla di strano, soprattutto in tempi nei quali l’emergere dei casi di abusi commessi da sacerdoti negli Usa ha costretto molte diocesi a reagire. Ciò che, tuttavia, pochi sanno è che Vallelonga oltre che psicologo è prete. Per la precisione prete sposato. Lasciò anni fa il ministero sacerdotale senza che sia stato mai dimesso ufficialmente dallo stato clericale. Non ha più esercitato, seppure da un punto di vista istituzionale sia ancora sacerdote. Dopo essere st…
Fin qui nulla di strano, soprattutto in tempi nei quali l’emergere dei casi di abusi commessi da sacerdoti negli Usa ha costretto molte diocesi a reagire. Ciò che, tuttavia, pochi sanno è che Vallelonga oltre che psicologo è prete. Per la precisione prete sposato. Lasciò anni fa il ministero sacerdotale senza che sia stato mai dimesso ufficialmente dallo stato clericale. Non ha più esercitato, seppure da un punto di vista istituzionale sia ancora sacerdote. Dopo essere st…
CITTÀ DEL VATICANO. Damian Vallelonga, 80 anni, è uno psicologo americano figlio di immigrati italiani che, fra le altre cose, collabora con la diocesi di Syracuse nello stato di New York. Il vescovo gli ha chiesto di lavorare sui preti accusati di abusi sessuali per valutare dal punto di vista psicologico la fondatezza delle accuse. È esperto dei casi dei sex offenders. Sa, cioè, come trattare individui che hanno commesso reati di natura sessuale.
Fin qui nulla di strano, soprattutto in tempi nei quali l’emergere dei casi di abusi commessi da sacerdoti negli Usa ha costretto molte diocesi a reagire. Ciò che, tuttavia, pochi sanno è che Vallelonga oltre che psicologo è prete. Per la precisione prete sposato. Lasciò anni fa il ministero sacerdotale senza che sia stato mai dimesso ufficialmente dallo stato clericale. Non ha più esercitato, seppure da un punto di vista istituzionale sia ancora sacerdote. Dopo essere stato messo ai margini proprio per la scelta di andare a vivere con una donna, Vallelonga è tornato infine “utile”, una risorsa che potrebbe aprire nuove prospettive ai circa centomila sacerdoti sposati in tutto il mondo, 5mila solo in Italia, stesso numero negli Stati Uniti.
La storia di Vallelonga è una delle più significative contenute all’interno del libro di Enzo Romeo, caporedattore e vaticanista del Tg2, intitolato Lui, Dio e lei (Rubbettino). Romeo dà la parola ai protagonisti, preti che hanno abbandonato il ministero per amore di una donna. Si tratta di sacerdoti che in larga parte contestano l’obbligo del celibato affermando il fatto inoppugnabile che è soltanto una norma introdotta dalla Chiesa in un determinato momento storico e che, dunque, il celibato non è da sempre collegato all’essenza del ministero presbiterale.
Vallelonga era un prete stimato negli Usa. Aveva studiato a Roma, in Gregoriana, durante gli anni del Vaticano II. Tornato negli Stati Uniti iniziò a notare tante contraddizioni fra le spinte di rinnovamento vissute negli anni romani e le chiusure della Chiesa locale. Il colpo di grazia glielo diede Humanae Vitae, l’enciclica nella quale Paolo VI dichiara inaccettabile l’uso dei mezzi di contraccezione. «Paolo VI – dice – non tenne conto del parere della maggioranza degli esperti che considerava legittimi i metodi artificiali di controllo delle nascite, bensì fece proprio il parere minoritario che li riteneva proibiti, elaborato dal cardiale Wojtyla».
Vallelonga sosteneva, insieme ad altri teologi, una nuova visione della sessualità coniugale per la quale la mutua complementarietà della coppia è un valore pari alla procreazione e non a essa sottoposto. Humanae Vitae lo fece traballare. Si appellò alla tesi esposta dal gesuita Giles Milhaven per il quale un comportamento è giusto o sbagliato non a causa della volontà o dei dettami del legislatore, ma perché produce del bene o causa dei danni a se stessi o agli altri. E disse che secondo l’approccio empirico della teologia morale non si commette automaticamente peccato compiendo certi atti sessuali fuori dal matrimonio o orientando la sessualità coniugale oltre la mera procreazione. «In una conferenza – racconta – tenevo aperta la possibilità che anche la masturbazione non fosse necessariamente peccaminosa».
Apriti cielo. Venne ammonito dalla cancelleria diocesana e invitato a modificare il suo pensiero. In quel momento capì che il sacerdozio non era la sua strada. Si iscrisse a psicologia, si sposò, fece altro. Ma oggi, dopo anni di osteggiamenti, la Chiesa ha deciso di riconvocarlo: da «spretato» è divenuto risorsa. Dice Rosario Mocciaro, presidente di Vocatio, associazione di preti sposati e rispettive mogli, all’interno di “La Scelta, i preti e l’amore”, l’inchiesta sul tema (mercoledì 24 sul Nove) condotta dai giornalisti investigativi Mondani e Autieri: «Siamo una risorsa che oggi non pretende più nulla. Come preti sposati sappiamo che possiamo dare ancora tanto alla Chiesa».
Fin qui nulla di strano, soprattutto in tempi nei quali l’emergere dei casi di abusi commessi da sacerdoti negli Usa ha costretto molte diocesi a reagire. Ciò che, tuttavia, pochi sanno è che Vallelonga oltre che psicologo è prete. Per la precisione prete sposato. Lasciò anni fa il ministero sacerdotale senza che sia stato mai dimesso ufficialmente dallo stato clericale. Non ha più esercitato, seppure da un punto di vista istituzionale sia ancora sacerdote. Dopo essere stato messo ai margini proprio per la scelta di andare a vivere con una donna, Vallelonga è tornato infine “utile”, una risorsa che potrebbe aprire nuove prospettive ai circa centomila sacerdoti sposati in tutto il mondo, 5mila solo in Italia, stesso numero negli Stati Uniti.
La storia di Vallelonga è una delle più significative contenute all’interno del libro di Enzo Romeo, caporedattore e vaticanista del Tg2, intitolato Lui, Dio e lei (Rubbettino). Romeo dà la parola ai protagonisti, preti che hanno abbandonato il ministero per amore di una donna. Si tratta di sacerdoti che in larga parte contestano l’obbligo del celibato affermando il fatto inoppugnabile che è soltanto una norma introdotta dalla Chiesa in un determinato momento storico e che, dunque, il celibato non è da sempre collegato all’essenza del ministero presbiterale.
Vallelonga era un prete stimato negli Usa. Aveva studiato a Roma, in Gregoriana, durante gli anni del Vaticano II. Tornato negli Stati Uniti iniziò a notare tante contraddizioni fra le spinte di rinnovamento vissute negli anni romani e le chiusure della Chiesa locale. Il colpo di grazia glielo diede Humanae Vitae, l’enciclica nella quale Paolo VI dichiara inaccettabile l’uso dei mezzi di contraccezione. «Paolo VI – dice – non tenne conto del parere della maggioranza degli esperti che considerava legittimi i metodi artificiali di controllo delle nascite, bensì fece proprio il parere minoritario che li riteneva proibiti, elaborato dal cardiale Wojtyla».
Vallelonga sosteneva, insieme ad altri teologi, una nuova visione della sessualità coniugale per la quale la mutua complementarietà della coppia è un valore pari alla procreazione e non a essa sottoposto. Humanae Vitae lo fece traballare. Si appellò alla tesi esposta dal gesuita Giles Milhaven per il quale un comportamento è giusto o sbagliato non a causa della volontà o dei dettami del legislatore, ma perché produce del bene o causa dei danni a se stessi o agli altri. E disse che secondo l’approccio empirico della teologia morale non si commette automaticamente peccato compiendo certi atti sessuali fuori dal matrimonio o orientando la sessualità coniugale oltre la mera procreazione. «In una conferenza – racconta – tenevo aperta la possibilità che anche la masturbazione non fosse necessariamente peccaminosa».
Apriti cielo. Venne ammonito dalla cancelleria diocesana e invitato a modificare il suo pensiero. In quel momento capì che il sacerdozio non era la sua strada. Si iscrisse a psicologia, si sposò, fece altro. Ma oggi, dopo anni di osteggiamenti, la Chiesa ha deciso di riconvocarlo: da «spretato» è divenuto risorsa. Dice Rosario Mocciaro, presidente di Vocatio, associazione di preti sposati e rispettive mogli, all’interno di “La Scelta, i preti e l’amore”, l’inchiesta sul tema (mercoledì 24 sul Nove) condotta dai giornalisti investigativi Mondani e Autieri: «Siamo una risorsa che oggi non pretende più nulla. Come preti sposati sappiamo che possiamo dare ancora tanto alla Chiesa».