Conte dal Papa in visita privata. II Vaticano resta distante
Paolo Rodari , di PAOLO RODARIPesano il tema migranti e gli scontri tra Salvini e stampa cattolica. Il premier si paragona a Francesco
Un'udienza atipica, derubricata a semplice visita "privata", "di cortesia", senza enfasi e volutamente di basso profilo. Si è consumato così, tenendo lontano media e riflettori, il primo incontro avvenuto in Vaticano fra il premier Giuseppe Conte e Papa Francesco, un faccia a faccia fatto cadere sotto Natale quasi fosse un mero scambio di doni prima delle festività. Accompagnato dall'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, Conte è entrato Oltretevere ieri mattina senza delegazione ufficiale e ministri al seguito, per un colloquio che è andato avanti per circa quarantacinque minuti: iniziato alle 10 è terminato alle 10.45. I motivi di tanta sobrietà hanno molteplici ragioni, fra queste la volontà vaticana di non dare alcun appoggio pubblico a un governo che su migranti, politiche fiscali e lotta alla povertà segna una distanza importante dalle aspettative della Chiesa.
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Un'udienza atipica, derubricata a semplice visita "privata", "di cortesia", senza enfasi e volutamente di basso profilo. Si è consumato così, tenendo lontano media e riflettori, il primo incontro avvenuto in Vaticano fra il premier Giuseppe Conte e Papa Francesco, un faccia a faccia fatto cadere sotto Natale quasi fosse un mero scambio di doni prima delle festività. Accompagnato dall'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, Conte è entrato Oltretevere ieri mattina senza delegazione ufficiale e ministri al seguito, per un colloquio che è andato avanti per circa quarantacinque minuti: iniziato alle 10 è terminato alle 10.45. I motivi di tanta sobrietà hanno molteplici ragioni, fra queste la volontà vaticana di non dare alcun appoggio pubblico a un governo che su migranti, politiche fiscali e lotta alla povertà segna una distanza importante dalle aspettative della Chiesa.
Francesco ha mantenuto nei confronti del premier un atteggiamento cortese e sinceramente interessato. Lo si è visto anche durante lo scambio dei doni. Conte ha omaggiato il Pontefice con tre volumi di un'antica edizione illustrata della Divina Commedia. A sua volta Bergoglio ha donato al premier l'enciclica "verde" Laudato si' e il medaglione della pace con il ramo di ulivo. Tuttavia il solco non è a livello personale, nonostante Conte si sia definito "riformatore" come il Papa e in un suo commento su Facebook ha addirittura scritto, destando stupore, che "nel corso del lungo colloquio privato" i due hanno "richiamato il rispettivo impegno che stiamo portando avanti per realizzare, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, un ampio disegno riformatore della comunità in cui operiamo".
È la distanza fra le parti che resta ed è ben testimoniata dallo scontro durissimo che ha avuto luogo in questi giorni fra Matteo Salvini, Famiglia Cristiana e Avvenire. Mai il settimanale dei paolini si era spinto a intimare un "Vade Retro" a un ministro del governo italiano. Durissima la risposta del ministro che è arrivato a definire il settimanale "un giornale politico di ultrasinistra". Mentre sul tema dei migranti le divergenze sono reali anche con il quotidiano della Cei e con più vescovi e cardinali che sono scesi in campo direttamente per criticare Salvini. E ancora è di queste ore l'intervento del presidente della Cei Gualtiero Bassetti contro le "sterili polemiche sul presepe", sulla domenica giorno del riposo dimenticata dal governo - "che ne è stato della proposta di Di Maio?", si è chiesto il cardinale - chiedendo nel contempo un nuovo attivismo dei cattolici in politica.
Il segnale che la Santa Sede ha voluto mandare è deciso, ma non riguarda soltanto il ministro dell'Interno. La delusione è anche per il mancato appoggio al Global Compact on Migration siglato a Marrakesh da 164 nazioni. È vero che anche altri Paesi non hanno aderito, ma da un premier dichiaratamente cattolico il Vaticano si sarebbe aspettato qualcosa di più. È ormai chiaro che non basta a Conte la vicinanza con Villa Nazareth fra i cui membri vi è anche il segretario di Stato Pietro Parolin.
Francesco ha mantenuto nei confronti del premier un atteggiamento cortese e sinceramente interessato. Lo si è visto anche durante lo scambio dei doni. Conte ha omaggiato il Pontefice con tre volumi di un'antica edizione illustrata della Divina Commedia. A sua volta Bergoglio ha donato al premier l'enciclica "verde" Laudato si' e il medaglione della pace con il ramo di ulivo. Tuttavia il solco non è a livello personale, nonostante Conte si sia definito "riformatore" come il Papa e in un suo commento su Facebook ha addirittura scritto, destando stupore, che "nel corso del lungo colloquio privato" i due hanno "richiamato il rispettivo impegno che stiamo portando avanti per realizzare, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, un ampio disegno riformatore della comunità in cui operiamo".
È la distanza fra le parti che resta ed è ben testimoniata dallo scontro durissimo che ha avuto luogo in questi giorni fra Matteo Salvini, Famiglia Cristiana e Avvenire. Mai il settimanale dei paolini si era spinto a intimare un "Vade Retro" a un ministro del governo italiano. Durissima la risposta del ministro che è arrivato a definire il settimanale "un giornale politico di ultrasinistra". Mentre sul tema dei migranti le divergenze sono reali anche con il quotidiano della Cei e con più vescovi e cardinali che sono scesi in campo direttamente per criticare Salvini. E ancora è di queste ore l'intervento del presidente della Cei Gualtiero Bassetti contro le "sterili polemiche sul presepe", sulla domenica giorno del riposo dimenticata dal governo - "che ne è stato della proposta di Di Maio?", si è chiesto il cardinale - chiedendo nel contempo un nuovo attivismo dei cattolici in politica.
Il segnale che la Santa Sede ha voluto mandare è deciso, ma non riguarda soltanto il ministro dell'Interno. La delusione è anche per il mancato appoggio al Global Compact on Migration siglato a Marrakesh da 164 nazioni. È vero che anche altri Paesi non hanno aderito, ma da un premier dichiaratamente cattolico il Vaticano si sarebbe aspettato qualcosa di più. È ormai chiaro che non basta a Conte la vicinanza con Villa Nazareth fra i cui membri vi è anche il segretario di Stato Pietro Parolin.