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Domenico Giani, 57 anni, l'ex capo della Gendarmeria vaticana 

Il gendarme del Papa costretto a lasciare. I cardinali temevano il suo esercito

Controlli hard e fuga di notizie su un’inchiesta. E la Santa Sede sonda l’entourage di Conte per offrirgli un altro incarico
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CITTÀ DEL VATICANO - Galeotta fu l'uscita sui giornali due settimane fa del documento di servizio interno col quale Domenico Giani, allora capo della Gendarmeria vaticana, notificava la sospensione dai rispettivi incarichi di cinque persone, fra questi don Mauro Carlino, capo degli uffici della segreteria di Stato, e Tommaso Di Ruzza, direttore dell'antiriciclaggio, dopo una segnalazione dello Ior su "operazioni finanziarie apparentemente irregolari". Per il Vaticano, e per il Papa, la pubblicazione sui giornali del documento con tanto di foto dei cinque è stata una "gogna mediatica" per la quale qualcuno doveva immediatamente pagare. Chi l'ha fatta uscire "ha commesso peccato mortale", ha detto non a caso il Papa. A pagare, ieri, è stato direttamente Giani a cui la Santa Sede ha deciso di rendere l'onore delle armi in modo inconsueto. Con un comunicato, infatti, il Vaticano ha detto che Giani "non ha alcuna respo…
CITTÀ DEL VATICANO - Galeotta fu l'uscita sui giornali due settimane fa del documento di servizio interno col quale Domenico Giani, allora capo della Gendarmeria vaticana, notificava la sospensione dai rispettivi incarichi di cinque persone, fra questi don Mauro Carlino, capo degli uffici della segreteria di Stato, e Tommaso Di Ruzza, direttore dell'antiriciclaggio, dopo una segnalazione dello Ior su "operazioni finanziarie apparentemente irregolari". Per il Vaticano, e per il Papa, la pubblicazione sui giornali del documento con tanto di foto dei cinque è stata una "gogna mediatica" per la quale qualcuno doveva immediatamente pagare. Chi l'ha fatta uscire "ha commesso peccato mortale", ha detto non a caso il Papa. A pagare, ieri, è stato direttamente Giani a cui la Santa Sede ha deciso di rendere l'onore delle armi in modo inconsueto. Con un comunicato, infatti, il Vaticano ha detto che Giani "non ha alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda" e che se ne va, dopo l'apprezzamento di Francesco per la sua "ventennale fedeltà", soltanto "per garantire la giusta serenità" all'indagine stessa. "Io servo inutile", ha commentato, invece, lo stesso Giani in una intervista, anche inusuale nel giorno delle dimissioni, a Vatican News, anche se "provo vergogna per la sofferenza arrecata".

Ma c'è di più. Secondo quanto apprende Repubblica la Santa Sede avrebbe anche sondato in ambienti vicini al premier Giuseppe Conte, in modo informale, la possibilità che a Giani venga prima o poi garantito un ruolo all'altezza del suo lungo servizio reso prima nei servizi segreti italiani, poi alle dipendenze del Papa.
Oltretevere in queste ore girano più versioni su quanto accaduto. Alcuni ritengono che, oltre all'uscita sui giornali del documento interno, abbia pesato sull'immediata accoglienza delle dimissioni del comandante da parte del Papa la perquisizione che la Gendarmeria ha svolto (con il sequestro di documenti e computer) in segreteria di Stato due settimane fa. I metodi in particolare, secondo una vulgata, sarebbero stati troppo irruenti. Così, del resto, si dice la Gendarmeria agisse da tempo. Un dato è certo: dopo la reggenza di Camillo Cibin, nella quale i gendarmi svolgevano principalmente una funzione di controllo degli accessi vaticani, con Giani molte cose sono cambiate, anche a motivo delle tensioni internazionali scoppiate dopo l'attacco alle Torri Gemelle del 2001. Giani ha trasformato la Gendarmeria in un vero e proprio corpo d'armata, con esercitazioni militari e, a volte, anche con perquisizioni negli uffici della Santa Sede poco tollerate da cardinali e monsignori. Ai tempi dei due Vatileaks, in particolare, le operazioni di controllo e di perquisizione si sono fatte importanti, con conseguenti rimostranze da parte di alcuni. Di qui la volontà di un'uscita, seppur onorevole, per un uomo sempre fedele, ma non da tutti compreso.

Dalla strada che prenderà la Gendarmeria di qui in avanti si capirà se il problema per la leadership del Vaticano era davvero Giani oppure altro. Con ogni probabilità nei prossimi giorni sarà l'attuale vice Gianluca Gauzzi Broccoletti a prender le redini "ad interim" dell'incarico di comando. In futuro, tuttavia, Francesco potrebbe pensare ad altro, affidando la sicurezza di tutto il Vaticano a una figura aliena allo stesso corpo d'armata, in modo da normalizzare la Gendarmeria garantendole nello stesso tempo, si dice con la nomina di un docente o di un rettore universitario, un profilo comunque alto. Non a caso, c'è chi ricorda la recente legge del 25 novembre del 2018, firmata da Francesco, e relativa al governo dello Stato della Città del Vaticano. All'articolo 12 si legge che alla direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile della Santa Sede - che comprende il corpo della Gendarmeria e il corpo dei vigili del fuoco - "può essere preposto" il comandante stesso della Gendarmeria. Quel "può", apre in sostanza la strada ad altro. Un cavillo che Francesco potrebbe usare per cambiare la faccia di un corpo d'armata fedele, ma nello stesso tempo divenuto per diversi curiali troppo ingombrante.

In Vaticano non pochi hanno vissuto la pubblicazione sui giornali del documento della Gendarmeria come il possibile incipit di una nuova Vatileaks. Giani se ne va anche perché non ha saputo individuare il responsabile di questa fuga di documenti. Ma ciò non significa che l'indagine interna finisca qui. Francesco, su questo punto, non transige e se si dovesse arrivare a uno o più colpevoli altre teste cadranno senza che vengano concessi loro sconti.