CITTÀ DEL VATICANO - "La questione dell'abolizione del celibato ecclesiastico è senz'altro importante e le aperture in merito all'ordinazione di uomini sposati mi sono sembrate unanimi. Ma tengo a dire che il documento finale del Sinodo è anche molto altro. In particolare l'attenzione è stata tutta per le ingiustizie di una popolazione, quella amazzonica, verso la quale la Chiesa si spende anche per arginare il disastro ambientale in atto". Carlo Petrini, fondatore di Slow-Food e presente su invito di Francesco al Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia, parla con Repubblica del documento finale e dei lavori di queste tre settimane.
Le è sembrato che Francesco fosse favorevole ai sacerdoti sposati?
"Quello che posso dire è che per quelle terre la soluzione mi sembrava condivisa dalla maggioranza. Un vescovo ha raccontato che per andare in tutte le sue parrocchie deve fare anche mille chilometri di barca sul fiume.…
Le è sembrato che Francesco fosse favorevole ai sacerdoti sposati?
"Quello che posso dire è che per quelle terre la soluzione mi sembrava condivisa dalla maggioranza. Un vescovo ha raccontato che per andare in tutte le sue parrocchie deve fare anche mille chilometri di barca sul fiume.…
CITTÀ DEL VATICANO - "La questione dell'abolizione del celibato ecclesiastico è senz'altro importante e le aperture in merito all'ordinazione di uomini sposati mi sono sembrate unanimi. Ma tengo a dire che il documento finale del Sinodo è anche molto altro. In particolare l'attenzione è stata tutta per le ingiustizie di una popolazione, quella amazzonica, verso la quale la Chiesa si spende anche per arginare il disastro ambientale in atto". Carlo Petrini, fondatore di Slow-Food e presente su invito di Francesco al Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia, parla con Repubblica del documento finale e dei lavori di queste tre settimane.
Le è sembrato che Francesco fosse favorevole ai sacerdoti sposati?
"Quello che posso dire è che per quelle terre la soluzione mi sembrava condivisa dalla maggioranza. Un vescovo ha raccontato che per andare in tutte le sue parrocchie deve fare anche mille chilometri di barca sul fiume. In alcune comunità riesce ad arrivare una volta ogni quattro anni. Che altre soluzioni ci possono essere?".
Il Papa ha convocato il Sinodo per ascoltare la voce degli ultimi.
"E infatti il cuore del documento finale batte su questa terra martoriata dove muoiono gli indigeni e dove tanti testimoniano l'espropriazione delle terre, un disastro ambientale in atto, una violenza subita in modo ingiusto".
Se passasse in futuro l'idea di avere preti sposati come cambierebbero le comunità amazzoniche?
"La mia sensazione è che siano le stesse comunità a vedere la possibilità dell'ordinazione, ad esempio dell'ordinazione dei capi tribù, come una cosa naturale. Credo che per loro la cosa non sia per nulla drammatica, visto anche il fatto che intorno a loro diverse comunità evangeliche già fanno così. Ricordo il racconto di un vescovo che in una città incontrò un prete evangelico che aveva in altri posti del Brasile fratelli e sorelle preti e vescovi cattolici. Gli chiese perché lui divenne evangelico. Rispose: "Perché qui c'erano solo loro ed è stato tutto più facile". A dimostrazione che i problemi logistici sono reali".
Cosa altro hanno chiesto le comunità amazzoniche?
"Una maggiore valorizzazione del ruolo delle donne. La Chiesa come istituzione è spesso troppo lenta nel percepire ciò che la base già comprende. Le donne sono una risorsa. Valorizzarle è naturale. Ma ripeto, tutto parte da una necessità concreta. L'esigenza forte è di poter avere sempre l'eucaristia, di poterla portare sempre anche a coloro che vivono lontano. E di fare ciò rispettando in pieno la cultura e la spiritualità di chi vive lì. Di fatto è in atto un dialogo interreligioso stupendo, e non scontato".
Le è sembrato che Francesco fosse favorevole ai sacerdoti sposati?
"Quello che posso dire è che per quelle terre la soluzione mi sembrava condivisa dalla maggioranza. Un vescovo ha raccontato che per andare in tutte le sue parrocchie deve fare anche mille chilometri di barca sul fiume. In alcune comunità riesce ad arrivare una volta ogni quattro anni. Che altre soluzioni ci possono essere?".
Il Papa ha convocato il Sinodo per ascoltare la voce degli ultimi.
"E infatti il cuore del documento finale batte su questa terra martoriata dove muoiono gli indigeni e dove tanti testimoniano l'espropriazione delle terre, un disastro ambientale in atto, una violenza subita in modo ingiusto".
Se passasse in futuro l'idea di avere preti sposati come cambierebbero le comunità amazzoniche?
"La mia sensazione è che siano le stesse comunità a vedere la possibilità dell'ordinazione, ad esempio dell'ordinazione dei capi tribù, come una cosa naturale. Credo che per loro la cosa non sia per nulla drammatica, visto anche il fatto che intorno a loro diverse comunità evangeliche già fanno così. Ricordo il racconto di un vescovo che in una città incontrò un prete evangelico che aveva in altri posti del Brasile fratelli e sorelle preti e vescovi cattolici. Gli chiese perché lui divenne evangelico. Rispose: "Perché qui c'erano solo loro ed è stato tutto più facile". A dimostrazione che i problemi logistici sono reali".
Cosa altro hanno chiesto le comunità amazzoniche?
"Una maggiore valorizzazione del ruolo delle donne. La Chiesa come istituzione è spesso troppo lenta nel percepire ciò che la base già comprende. Le donne sono una risorsa. Valorizzarle è naturale. Ma ripeto, tutto parte da una necessità concreta. L'esigenza forte è di poter avere sempre l'eucaristia, di poterla portare sempre anche a coloro che vivono lontano. E di fare ciò rispettando in pieno la cultura e la spiritualità di chi vive lì. Di fatto è in atto un dialogo interreligioso stupendo, e non scontato".