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Giorgio Vittadini: “Le parole di Ruini sul dialogo con la Lega fanno fare alla Chiesa un passo indietro”

Il presidente della Fondazione per la sussidiarietà ed esponente di Comunione e liberazione: "In politica bisogna dialogare con tutti ma anche chiedersi qual è il contributo dato al bene comune"
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Giorgio Vittadini, il cardinale Ruini ha chiesto alla Chiesa di dialogare con Salvini, quasi aprendo alla necessità di un appoggio al centrodestra. È d'accordo?
"Il dialogo con chiunque è un elemento essenziale per la democrazia, ma tornare a quello schema è un passo indietro per tutti, Chiesa compresa. Come cristiano penso che occorra dialogare con tutti, ma per farlo bisogna chiedersi che cosa si desidera veramente, quale esperienza di fede si stia facendo, quale contributo al bene comune si stia dando. Sennò il dialogo diventa solo strategia".

Quando Ruini era presidente della Cei la Chiesa appoggiò Berlusconi. Anche Comunione e liberazione di fatto seguì Ruini. Quella stagione potrebbe tornare?
"Siamo in un contesto politico completamente diverso. Serve più sussidiarietà: liberare le energie che esistono nella società. A questo è dedicato il lavoro della Fondazione che presiedo. Per ci…
Giorgio Vittadini, il cardinale Ruini ha chiesto alla Chiesa di dialogare con Salvini, quasi aprendo alla necessità di un appoggio al centrodestra. È d'accordo?
"Il dialogo con chiunque è un elemento essenziale per la democrazia, ma tornare a quello schema è un passo indietro per tutti, Chiesa compresa. Come cristiano penso che occorra dialogare con tutti, ma per farlo bisogna chiedersi che cosa si desidera veramente, quale esperienza di fede si stia facendo, quale contributo al bene comune si stia dando. Sennò il dialogo diventa solo strategia".

Quando Ruini era presidente della Cei la Chiesa appoggiò Berlusconi. Anche Comunione e liberazione di fatto seguì Ruini. Quella stagione potrebbe tornare?
"Siamo in un contesto politico completamente diverso. Serve più sussidiarietà: liberare le energie che esistono nella società. A questo è dedicato il lavoro della Fondazione che presiedo. Per ciò che riguarda Cl, mi sembra che la preoccupazione di don Julián Carrón, sua guida, sia fondamentalmente educativa, affinché crescano persone dotate di umanità, di fede, di costruttività e amore agli altri".

Il cardinale Bassetti dice su Avvenire che è finito il tempo dei politici eterodiretti dalla Chiesa. Non le sembra tuttavia che la mancanza di un progetto esplicito penalizzi la presenza dei cattolici in politica?
"Penso che l'urgenza più grande sia che crescano comunità dove le persone riprendano coscienza dei loro bisogni e delle loro capacità e siano aiutate a dare delle risposte, personali e sociali".

La Fondazione per la Sussidiarietà è tra gli organizzatori di "I Giorni del Sud", il 12 e 13 novembre, un'iniziativa che vuole far incontrare fra loro i Paesi del Mediterraneo. Crede che il Mezzogiorno e il Mediterraneo siano un'occasione per far ripartire il Paese?
"Lo sviluppo dell'Italia è fondamentalmente lo sviluppo del Mezzogiorno. Questo è il momento per rilanciare la visione di un Sud come centro del Mediterraneo. A cinquecento anni dalla scoperta dell'America e dopo il raddoppio del Canale di Suez, il Mediterraneo è di nuovo al centro dei traffici mondiali. Il Sud ha moltissimo da dare sul piano culturale e può offrire formazione ai giovani nordafricane".

Restando al Sud, ArcelorMittal sembra essersi tirata indietro sull'Ilva, restituendo la patata bollente allo Stato italiano. Cosa pensa?
"Penso che sia urgente la scelta tra sviluppo sostenibile, fatto di lavoro, industria, infrastrutture, da una parte, e una decrescita infelice e assistenzialismo dall'altra. Se non sciogliamo questo nodo, l'Ilva può diventare la stazione di una lunga "via crucis". Un nostro recente rapporto di ricerca mostra come, insieme a gravi problemi, le risorse presenti nel tessuto produttivo meridionale siano tante".

Che colpe hanno la politica e il governo in questa vicenda?
"Come tanti governi della seconda Repubblica, aver privilegiato l'assistenzialismo rispetto a piani di sviluppo; l'ignoranza rispetto all'educazione e alla formazione; l'uomo solo al comando rispetto al rapporto della politica con i corpi intermedi. In una parola, non capire l'importanza della cultura sussidiaria. L'esito è evidente a tutti".

I 5S alle ultime politiche fecero il pieno di voti proprio al Sud. Cosa chiedeva quell'elettorato?
"Io credo che le persone responsabili, al Sud come al Nord, non abbiano bisogno di mance, ma di un'Italia che produce, che fa welfare sussidiario, che punta su educazione e istruzione. Senza questo, in poco tempo, i boom elettorali sono destinati a diventare un flop".