Il prete gesuita chiamato dal Papa a gestire i 10 miliardi del Vaticano
Paolo Rodari , di PAOLO RODARI
CITTA' DEL VATICANO - Una nomina rivoluzionaria per la curia romana. Sette mesi e mezzo dopo la conferma data dall’allora portavoce vaticano Alessandro Gisotti delle dimissioni del cardinale George Pell, accusato di abusi sessuali su minori e di coperture, dalla guida della segreteria per l’Economia, arriva l’annuncio del successore. Il nuovo prefetto, lo spagnolo padre Juan Antonio Guerrero Alves, gesuita, consigliere centrale della Compagnia di Gesù e delegato per le case e opere romane, assume l’incarico nel delicato dicastero senza ricevere il grado vescovile. Rimane, in sostanza, un semplice religioso al servizio del Papa e della Santa Sede e semplice gesuita tornerà a essere una volta scaduto il suo mandato. In una curia che in alcuni suoi membri ha peccato di arrivismo e corruzione, la decisione di Guerrero Alves, approvata da Francesco, può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo e di diverso. La scelta di rinunziare al grad…
CITTA' DEL VATICANO - Una nomina rivoluzionaria per la curia romana. Sette mesi e mezzo dopo la conferma data dall’allora portavoce vaticano Alessandro Gisotti delle dimissioni del cardinale George Pell, accusato di abusi sessuali su minori e di coperture, dalla guida della segreteria per l’Economia, arriva l’annuncio del successore. Il nuovo prefetto, lo spagnolo padre Juan Antonio Guerrero Alves, gesuita, consigliere centrale della Compagnia di Gesù e delegato per le case e opere romane, assume l’incarico nel delicato dicastero senza ricevere il grado vescovile. Rimane, in sostanza, un semplice religioso al servizio del Papa e della Santa Sede e semplice gesuita tornerà a essere una volta scaduto il suo mandato. In una curia che in alcuni suoi membri ha peccato di arrivismo e corruzione, la decisione di Guerrero Alves, approvata da Francesco, può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo e di diverso. La scelta di rinunziare al grado episcopale è stata maturata dal religioso dopo un confronto con il superiore generale dei gesuiti padre Arturo Sosa ed è in linea con lo spirito di servizio al vescovo di Roma proprio dei discepoli di Ignazio di Loyola i quali, fra l’altro, soltanto in rari casi accettano incarichi di governo. Come riporta "Vatican News" è stato Sosa a chiedere a Francesco che questa nomina non venisse associata all’episcopato, in modo che Guerrero possa in futuro tornare alla sua vita di sempre. Si tratta, certo, di un segno che parla di normalità e che, in un contesto spesso abituato a stili differenti, può far fare un passo nuovo a tanti.
Uomo di fiducia di Sosa, Guerrero ha 60 anni e una ricca esperienza in campo amministrativo. Voci interne alla curia descrivono un Papa addolorato per l’ultimo scandalo degli immobili del Vaticano a Londra che ha investito cinque funzionari fra l’Autorità d’Informazione Finanziaria e la segreteria di Stato. Eppure, è anche grazie a questo scandalo, che ha coinvolto banchieri italiani, che il Pontefice si è reso conto di come la Santa Sede sia ancora terreno ambito per chi intende pulire denaro sporco o anche semplicemente per chi intende speculare per fini di guadagno. Di qui la scelta di portare un outsider alla guida della segreteria per l’Economia, una persona insomma fuori dai giochi che dovrà gestire una cifra che si aggiorna intorno ai 10 miliardi del Vaticano.
In passato non pochi sono stati gli screzi fra Pell, lo Ior, e la segreteria di Stato. La segreteria per l’Economia ha provato a supervisionare le attività finanziare degli altri “ministeri” senza tuttavia riuscirci. Certo, non è detto che vi riesca Guerrero Alves, ma intanto lo stile del religioso sembra essere una garanzia nel solco di ciò che vuole Francesco dai suoi collaboratori: «L’obbedienza che professo mi ha sempre portato su percorsi inaspettati, mi ha condotto dove non avrei mai osato provare e sono grato», ha detto Guerrero.
Guerrero ha compiuto studi di etica sociale a Boston, materia che ha poi insegnato all’Università di Comillas, fino al 2003. Dal 2014 ha lavorato in Mozambico come assistente dell’amministratore, direttore di progetti e direttore della scuola Ignacio de Loyola. L’ultimo incarico di delegato per le case e opere romane della Compagnia di Gesù ha permesso al Papa di conoscerlo più a fondo e di frequentarlo. Non sono pochi, infatti, i contatti fra la Casa generalizia dei gesuiti a Borgo Santo Spirito e Santa Marta. Guerrero Alves ha dichiarato che la nomina è stata un qualcosa «di assolutamente inaspettato». «All’inizio – ha detto – mi ha spaventato e sono rimasto parecchio stordito». E, in effetti, anche in questo caso, come per le porpore cardinalizie, Francesco sembra non aver tradito il suo stile di decidere da solo e di non comunicare nulla al diretto interessato se non a cose fatte. Una prassi che gli permette libertà di decisione e che blocca sul nascere le eventuali contromosse dei suoi avversari.
Uomo di fiducia di Sosa, Guerrero ha 60 anni e una ricca esperienza in campo amministrativo. Voci interne alla curia descrivono un Papa addolorato per l’ultimo scandalo degli immobili del Vaticano a Londra che ha investito cinque funzionari fra l’Autorità d’Informazione Finanziaria e la segreteria di Stato. Eppure, è anche grazie a questo scandalo, che ha coinvolto banchieri italiani, che il Pontefice si è reso conto di come la Santa Sede sia ancora terreno ambito per chi intende pulire denaro sporco o anche semplicemente per chi intende speculare per fini di guadagno. Di qui la scelta di portare un outsider alla guida della segreteria per l’Economia, una persona insomma fuori dai giochi che dovrà gestire una cifra che si aggiorna intorno ai 10 miliardi del Vaticano.
In passato non pochi sono stati gli screzi fra Pell, lo Ior, e la segreteria di Stato. La segreteria per l’Economia ha provato a supervisionare le attività finanziare degli altri “ministeri” senza tuttavia riuscirci. Certo, non è detto che vi riesca Guerrero Alves, ma intanto lo stile del religioso sembra essere una garanzia nel solco di ciò che vuole Francesco dai suoi collaboratori: «L’obbedienza che professo mi ha sempre portato su percorsi inaspettati, mi ha condotto dove non avrei mai osato provare e sono grato», ha detto Guerrero.
Guerrero ha compiuto studi di etica sociale a Boston, materia che ha poi insegnato all’Università di Comillas, fino al 2003. Dal 2014 ha lavorato in Mozambico come assistente dell’amministratore, direttore di progetti e direttore della scuola Ignacio de Loyola. L’ultimo incarico di delegato per le case e opere romane della Compagnia di Gesù ha permesso al Papa di conoscerlo più a fondo e di frequentarlo. Non sono pochi, infatti, i contatti fra la Casa generalizia dei gesuiti a Borgo Santo Spirito e Santa Marta. Guerrero Alves ha dichiarato che la nomina è stata un qualcosa «di assolutamente inaspettato». «All’inizio – ha detto – mi ha spaventato e sono rimasto parecchio stordito». E, in effetti, anche in questo caso, come per le porpore cardinalizie, Francesco sembra non aver tradito il suo stile di decidere da solo e di non comunicare nulla al diretto interessato se non a cose fatte. Una prassi che gli permette libertà di decisione e che blocca sul nascere le eventuali contromosse dei suoi avversari.