✕
L'Elemosiniere del Papa, cardinale Konrad Kraiewski, durante l'arrivo all'aeroporto di Fiumicino di 33 profughi con il primo Corridoio Umanitario dall'isola di Lesbo 

“Conventi e chiese aperti ai migranti”. L’ultima sfida dell’elemosiniere

Krajevski porta in Italia 33 rifugiati da Lesbo grazie alla Comunità di Sant’Egidio
2 minuti di lettura
CITTA' DEL VATICANO -  L'ultima mossa del cardinale "elettricista" Konrad Krajewski è una richiesta che entra nel cuore di un nodo ancora scoperto della vita della Chiesa. Il porporato che qualche mese fa riattaccò la corrente di un palazzo occupato a Roma, infatti, chiede in una sala stampa dell'aeroporto di Fiumicino affollata per l'arrivo di 33 rifugiati attraverso un corridoio umanitario dall'isola greca di Lesbo, di aprire "le nostre canoniche, i conventi, i monasteri per ospitare ognuno almeno una famiglia dei campi profughi" dell'isola greca, così da "poterli svuotare tutti". Già Francesco poco dopo l'elezione, in visita al Centro Astalli di Roma, aveva avanzato la medesima richiesta. Ma pochi conventi e parrocchie avevano risposto. Così adesso, confermandosi braccio destro del Pontefice sull'accoglienza agli ultimi, ci riprova: "Ho visto nei campi dell'isola di Lesbo …
CITTA' DEL VATICANO -  L'ultima mossa del cardinale "elettricista" Konrad Krajewski è una richiesta che entra nel cuore di un nodo ancora scoperto della vita della Chiesa. Il porporato che qualche mese fa riattaccò la corrente di un palazzo occupato a Roma, infatti, chiede in una sala stampa dell'aeroporto di Fiumicino affollata per l'arrivo di 33 rifugiati attraverso un corridoio umanitario dall'isola greca di Lesbo, di aprire "le nostre canoniche, i conventi, i monasteri per ospitare ognuno almeno una famiglia dei campi profughi" dell'isola greca, così da "poterli svuotare tutti". Già Francesco poco dopo l'elezione, in visita al Centro Astalli di Roma, aveva avanzato la medesima richiesta. Ma pochi conventi e parrocchie avevano risposto. Così adesso, confermandosi braccio destro del Pontefice sull'accoglienza agli ultimi, ci riprova: "Ho visto nei campi dell'isola di Lesbo situazioni terribili", dice. E ancora: "Quindicimila persone in uno spazio stretto, senza la luce". E chiede che questi campi, che il Papa chiama "di concentramento", si svuotino moltiplicando "con la buona volontà" i corridoi umanitari.

Al fianco del porporato polacco c'è Andrea Riccardi, fondatore di Sant'Egidio, che propone che l'esperienza dei corridoi diventi "condivisa da tutti i Paesi europei". L'asse Krajewski-Sant'Egidio è consolidata da tempo. Soltanto due settimane fa un antico palazzo nobiliare situato a fianco del colonnato di San Pietro è stato messo a disposizione dei senza dimora, e gestito da Sant'Egidio con il supporto della elemosineria guidata dal cardinale. Sono due figure di diversa estrazione, Krajewski e Riccardi, ma accomunate da una vicinanza a Francesco particolare. Un solitario e instancabile uomo della carità il porporato polacco; espressione Riccardi di un mondo, la Comunità di Sant'Egidio, divenuto del tutto centrale nel pontificato in corso. Bergoglio non privilegia alcuni movimenti a discapito di altri. Ma è evidente che l'impegno sociale, e anche diplomatico, di Sant'Egidio è da lui molto considerato. È un dato l'ascesa della Comunità battezzata già ai tempi di Wojtyla "Onu di Trastevere". Valorizzata e amata da Wojtyla, apprezzata da Ratzinger - seppure alcuni ratzingeriani l'attaccassero - è divenuta un riferimento imprescindibile per Bergoglio. Se Krajewski è il referente su Roma e la carità in Italia, Sant'Egidio è spesso il canale per arrivare fuori confine. Fu la Comunità, da tempo in missione nei campi profughi bengalesi, a organizzare due anni fa un incontro del Papa con la minoranza Rohingya. E così anche in altre occasioni, dalla tregua armata nella Repubblica Centrafricana in occasione del viaggio di Francesco, al lavoro delicato volto alla firma della Dichiarazione di Abu Dhabi insieme all'Imam di al-Azhar.

Dopo le critiche piovute da ambienti conservatori su Krajewski quando riattaccò la corrente nel palazzo romano, "don Corrado", come lo chiamano tutti, si concede meno in pubblico. Ma l'impegno per gli ultimi è quello di sempre. Da tempo dorme in ufficio, dopo la decisione di lasciare il suo appartamento a dei rifugiati. Di recente si è speso per la firma di un'intesa tra Comune e diocesi di San Severo in Puglia che garantisce ai migranti dei ghetti residenza e documenti d'identità. È un impegno dal basso che ricorda molto il lavoro svolto prima a Roma, poi a Bologna, da Matteo Zuppi, il vescovo cresciuto in Sant'Egidio che Bergoglio ha voluto creare cardinale