I sospetti dell'Antimafia sul consulente vaticano
di GIULIANO FOSCHINI
«Ma a chi si affida per i suoi affari i il Vaticano?». La domanda, da mesi, gira negli uffici della Guardia di Finanza e di quelle procure italiane, non poche, che conoscono bene Gianluigi Torzi il cui curriculum giudiziario, già prima della storia del palazzo di Londra, non era affatto illibato.
Repubblica è infatti in grado di raccontare come la Direzione nazionale antimafia già a ottobre del 2019 avesse per le mani un’informativa della Finanza che raccontava Torzi come non il miglior partner a cui rivolgersi. Meglio: come un finanziere nelle black list dell’antiriciclaggio di mezzo mondo. «Insieme con il padre Enrico — scrive il Nucleo di polizia valutaria di Roma in un’informativa di 26 pagine — è nelle liste mondiali di bad press in relazioni a svariate indagini avviate dalle procure di Roma e Larino per falsa fatturazione e truffa». Il nominativo «ricorre in plurime inchieste penali, anche pr…
Repubblica è infatti in grado di raccontare come la Direzione nazionale antimafia già a ottobre del 2019 avesse per le mani un’informativa della Finanza che raccontava Torzi come non il miglior partner a cui rivolgersi. Meglio: come un finanziere nelle black list dell’antiriciclaggio di mezzo mondo. «Insieme con il padre Enrico — scrive il Nucleo di polizia valutaria di Roma in un’informativa di 26 pagine — è nelle liste mondiali di bad press in relazioni a svariate indagini avviate dalle procure di Roma e Larino per falsa fatturazione e truffa». Il nominativo «ricorre in plurime inchieste penali, anche pr…
«Ma a chi si affida per i suoi affari i il Vaticano?». La domanda, da mesi, gira negli uffici della Guardia di Finanza e di quelle procure italiane, non poche, che conoscono bene Gianluigi Torzi il cui curriculum giudiziario, già prima della storia del palazzo di Londra, non era affatto illibato.
Repubblica è infatti in grado di raccontare come la Direzione nazionale antimafia già a ottobre del 2019 avesse per le mani un’informativa della Finanza che raccontava Torzi come non il miglior partner a cui rivolgersi. Meglio: come un finanziere nelle black list dell’antiriciclaggio di mezzo mondo. «Insieme con il padre Enrico — scrive il Nucleo di polizia valutaria di Roma in un’informativa di 26 pagine — è nelle liste mondiali di bad press in relazioni a svariate indagini avviate dalle procure di Roma e Larino per falsa fatturazione e truffa». Il nominativo «ricorre in plurime inchieste penali, anche presso l’autorità giudiziaria milanese». Il nome di Torzi, inoltre, sarebbe segnato da «un’evidenza negativa ai fini antiriciclaggio, classificata ad alto rischio».
Non si trattava di informazioni troppo riservate. Ma di notizie di cui il Vaticano poteva facilmente entrare in possesso. Le aveva avute, per esempio, la Banca popolare di Bari il cui consiglio di amministrazione bloccò un’operazione proposta dall’allora amministratore delegato Vincenzo De Bustis, poi interdetto dalla procura di Bari proprio per la gestione della banca. Torzi aveva assicurato a De Bustis l’acquisto di bond che la banca avrebbe emesso per una cifra vicina ai 30 milioni. La stessa che, ipotizza oggi l’inchiesta del Vaticano, l’affarista pensava di incassare dall’operazione del palazzo londinese. Torzi avrebbe usato come strumento una società maltese, la Muse Ventures Ltd, con un capitale sociale da 1.200 euro. L’operazione saltò, perché si mosse l’antiriciclaggio interna, «ma non per ragioni interne dalla banca», annota ancora la Finanza.
Ma l’inchiesta non si è fermata. Né a Bari, dove l’indagine su De Bustis e gli Jacobini è ancora in corso. E né a Roma, in via Giulia, dove il nucleo di Polizia valutaria ha anche inviato una nota sulla vicenda Torzi alla Direzione nazionale antimafia. Che, scrivono, «aveva manifestato interesse» su quel consulente del Vaticano.
Repubblica è infatti in grado di raccontare come la Direzione nazionale antimafia già a ottobre del 2019 avesse per le mani un’informativa della Finanza che raccontava Torzi come non il miglior partner a cui rivolgersi. Meglio: come un finanziere nelle black list dell’antiriciclaggio di mezzo mondo. «Insieme con il padre Enrico — scrive il Nucleo di polizia valutaria di Roma in un’informativa di 26 pagine — è nelle liste mondiali di bad press in relazioni a svariate indagini avviate dalle procure di Roma e Larino per falsa fatturazione e truffa». Il nominativo «ricorre in plurime inchieste penali, anche presso l’autorità giudiziaria milanese». Il nome di Torzi, inoltre, sarebbe segnato da «un’evidenza negativa ai fini antiriciclaggio, classificata ad alto rischio».
Non si trattava di informazioni troppo riservate. Ma di notizie di cui il Vaticano poteva facilmente entrare in possesso. Le aveva avute, per esempio, la Banca popolare di Bari il cui consiglio di amministrazione bloccò un’operazione proposta dall’allora amministratore delegato Vincenzo De Bustis, poi interdetto dalla procura di Bari proprio per la gestione della banca. Torzi aveva assicurato a De Bustis l’acquisto di bond che la banca avrebbe emesso per una cifra vicina ai 30 milioni. La stessa che, ipotizza oggi l’inchiesta del Vaticano, l’affarista pensava di incassare dall’operazione del palazzo londinese. Torzi avrebbe usato come strumento una società maltese, la Muse Ventures Ltd, con un capitale sociale da 1.200 euro. L’operazione saltò, perché si mosse l’antiriciclaggio interna, «ma non per ragioni interne dalla banca», annota ancora la Finanza.
Ma l’inchiesta non si è fermata. Né a Bari, dove l’indagine su De Bustis e gli Jacobini è ancora in corso. E né a Roma, in via Giulia, dove il nucleo di Polizia valutaria ha anche inviato una nota sulla vicenda Torzi alla Direzione nazionale antimafia. Che, scrivono, «aveva manifestato interesse» su quel consulente del Vaticano.