Accordo Cina-Vaticano, Papa Francesco tira dritto e punta al negoziato con Xi in difficoltà dopo il virus
Paolo Rodari , di PAOLO RODARIPechino isolata cerca nella Santa Sede una sponda decisiva. Da Roma in partenza una lettera con piena disponibilità alla firma
CITTÀ DEL VATICANO - A conferma della decisione di Francesco di procedere al più presto con il rinnovo dell'Accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi è data in partenza la lettera formale con la quale il Vaticano darà a Pechino la sua piena disponibilità alla firma.
Entro il 22 ottobre, giorno in cui due anni fa l'Accodo entrò in vigore, la missiva sarà sul tavolo del governo cinese che dovrà decidere se controfirmare, cosa molto probabile, o meno. L'uscita di Mike Pompeo una settimana fa su Twitter con l'esplicita richiesta alla Santa Sede di un passo indietro non solo non ha fermato l'Accordo, ma ha rafforzato l'intesa sino-vaticana.
"Oggi più che mai - ha scritto non a caso Avvenire - Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che "benedetti" da Washington". Oltretevere, del resto, le proteste americane, seppure bollate come un&…
Entro il 22 ottobre, giorno in cui due anni fa l'Accodo entrò in vigore, la missiva sarà sul tavolo del governo cinese che dovrà decidere se controfirmare, cosa molto probabile, o meno. L'uscita di Mike Pompeo una settimana fa su Twitter con l'esplicita richiesta alla Santa Sede di un passo indietro non solo non ha fermato l'Accordo, ma ha rafforzato l'intesa sino-vaticana.
"Oggi più che mai - ha scritto non a caso Avvenire - Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che "benedetti" da Washington". Oltretevere, del resto, le proteste americane, seppure bollate come un&…
CITTÀ DEL VATICANO - A conferma della decisione di Francesco di procedere al più presto con il rinnovo dell'Accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi è data in partenza la lettera formale con la quale il Vaticano darà a Pechino la sua piena disponibilità alla firma.
Entro il 22 ottobre, giorno in cui due anni fa l'Accodo entrò in vigore, la missiva sarà sul tavolo del governo cinese che dovrà decidere se controfirmare, cosa molto probabile, o meno. L'uscita di Mike Pompeo una settimana fa su Twitter con l'esplicita richiesta alla Santa Sede di un passo indietro non solo non ha fermato l'Accordo, ma ha rafforzato l'intesa sino-vaticana.
"Oggi più che mai - ha scritto non a caso Avvenire - Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che "benedetti" da Washington". Oltretevere, del resto, le proteste americane, seppure bollate come un'"interferenza", sono state anche lette come il ritorno della ciclica opposizione a Roma del mondo cattolico "neoconservatore" americano: oggi criticano la politica della Santa Sede verso Pechino, un tempo biasimavano il mancato sostegno di Giovanni Paolo II alle guerre del Golfo.
Durante gli ultimi due anni i rapporti della Santa Sede con la Cina sono stati costanti. Negli ultimi mesi la pandemia ha portato a una maggiore condivisione. Francesco, attraverso l'elemosiniere Konrad Krajewski, ha inviato circa 600mila mascherine.
Pechino, a sua volta, ha risposto con le donazioni alla Farmacia Vaticana di forniture sanitarie "quale espressione della solidarietà del popolo cinese e delle comunità cattoliche a quanti sono impegnati nel soccorso alle persone colpite dal Covid-19".
Mascherine cinesi sono arrivate anche a Villa Nazareth, l'associazione che fu del cardinale Agostino Casaroli, il più convinto propositore di una politica vaticana aperta a chi è lontano, a suo tempo i Paesi comunisti oltre cortina. La sua Ostopolitik fu duramente contestata da destra, il medesimo destino che subisce Francesco dai conservatori per l'apertura di credito al regime cinese.
La Cina ha bisogno di riaccreditarsi agli occhi del mondo dopo quanto accaduto lo scorso inverno a Wuhan. La Santa Sede ne è cosciente, ma non per questo si tira indietro. Nelle sacre stanze sanno quanto Francesco tenga a un viaggio in Cina, il primo Papa sulla terra calpestata nel 1500 dal grande gesuita e missionario padre Matteo Ricci. Aiutare Pechino a purificarsi dopo quanto accaduto può essere un buon viatico per la realizzazione del sogno di un viaggio che anche i predecessori di Bergoglio provarono a mettere in agenda senza riuscire a realizzarlo.
La Santa Sede insiste nel sottolineare il carattere religioso e non politico dell'Accordo. Vatican News due giorni fa ha dedicato un editoriale al tema per respingere le accuse americane. E, in effetti, l'Accordo tratta esclusivamente di questioni ecclesiali.
Tuttavia le mire commerciali di Pechino su Europa e Usa danno all'Accordo stesso una valenza politica evidente. Pompeo ha provato ieri a ricordare come aprire alla Cina significhi aprire a un regime che attacca la libertà religiosa. Ma, ha replicato il ministro degli Esteri vaticano Paul Gallagher, fedelissimo del segretario di Stato Pietro Parolin, il pericolo per la libertà proviene anche dal politicamente corretto delle democrazie e dalla pretesa di bloccare la libertà di pensiero e culto nel nome di una malpensata difesa della tolleranza.
Le critiche al Papa sulla Cina le subì, seppure in modo meno aperto, anche Benedetto XVI quando nel 2007 scrisse una storica Lettera ai cattolici cinesi, il primo ponte lanciato oltre la Grande Muraglia.
Nel 2011, di ritorno dalla Cina, l'allora arcivescovo di Palermo Paolo Romeo scrisse di essere a conoscenza di un "complotto" per uccidere il Papa. Con chi parlò in Cina non si è mai saputo, ma la notizia impressionò.
Poco tempo dopo Ratzinger si dimise. La maggioranza dei cardinali statunitensi nel Conclave del 2013 lavorarono per un'alternativa a Bergoglio. Vennero sconfitti. Insieme venne sconfitto il fronte italiano nel quale un numero importante di personalità era favorevole a una linea dura verso Pechino.
Con Bergoglio al soglio di Pietro la strada verso Pechino è stata in discesa. In febbraio si sono incontrati per la prima volta Gallagher e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. E anche se Cina e il Vaticano ufficialmente non hanno relazioni diplomatiche, mai come oggi le distanze sembrano ridotte per un futuro di amicizia che è una priorità di tutta la diplomazia pontificia.
Entro il 22 ottobre, giorno in cui due anni fa l'Accodo entrò in vigore, la missiva sarà sul tavolo del governo cinese che dovrà decidere se controfirmare, cosa molto probabile, o meno. L'uscita di Mike Pompeo una settimana fa su Twitter con l'esplicita richiesta alla Santa Sede di un passo indietro non solo non ha fermato l'Accordo, ma ha rafforzato l'intesa sino-vaticana.
"Oggi più che mai - ha scritto non a caso Avvenire - Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che "benedetti" da Washington". Oltretevere, del resto, le proteste americane, seppure bollate come un'"interferenza", sono state anche lette come il ritorno della ciclica opposizione a Roma del mondo cattolico "neoconservatore" americano: oggi criticano la politica della Santa Sede verso Pechino, un tempo biasimavano il mancato sostegno di Giovanni Paolo II alle guerre del Golfo.
Durante gli ultimi due anni i rapporti della Santa Sede con la Cina sono stati costanti. Negli ultimi mesi la pandemia ha portato a una maggiore condivisione. Francesco, attraverso l'elemosiniere Konrad Krajewski, ha inviato circa 600mila mascherine.
Pechino, a sua volta, ha risposto con le donazioni alla Farmacia Vaticana di forniture sanitarie "quale espressione della solidarietà del popolo cinese e delle comunità cattoliche a quanti sono impegnati nel soccorso alle persone colpite dal Covid-19".
Mascherine cinesi sono arrivate anche a Villa Nazareth, l'associazione che fu del cardinale Agostino Casaroli, il più convinto propositore di una politica vaticana aperta a chi è lontano, a suo tempo i Paesi comunisti oltre cortina. La sua Ostopolitik fu duramente contestata da destra, il medesimo destino che subisce Francesco dai conservatori per l'apertura di credito al regime cinese.
La Cina ha bisogno di riaccreditarsi agli occhi del mondo dopo quanto accaduto lo scorso inverno a Wuhan. La Santa Sede ne è cosciente, ma non per questo si tira indietro. Nelle sacre stanze sanno quanto Francesco tenga a un viaggio in Cina, il primo Papa sulla terra calpestata nel 1500 dal grande gesuita e missionario padre Matteo Ricci. Aiutare Pechino a purificarsi dopo quanto accaduto può essere un buon viatico per la realizzazione del sogno di un viaggio che anche i predecessori di Bergoglio provarono a mettere in agenda senza riuscire a realizzarlo.
La Santa Sede insiste nel sottolineare il carattere religioso e non politico dell'Accordo. Vatican News due giorni fa ha dedicato un editoriale al tema per respingere le accuse americane. E, in effetti, l'Accordo tratta esclusivamente di questioni ecclesiali.
Tuttavia le mire commerciali di Pechino su Europa e Usa danno all'Accordo stesso una valenza politica evidente. Pompeo ha provato ieri a ricordare come aprire alla Cina significhi aprire a un regime che attacca la libertà religiosa. Ma, ha replicato il ministro degli Esteri vaticano Paul Gallagher, fedelissimo del segretario di Stato Pietro Parolin, il pericolo per la libertà proviene anche dal politicamente corretto delle democrazie e dalla pretesa di bloccare la libertà di pensiero e culto nel nome di una malpensata difesa della tolleranza.
Le critiche al Papa sulla Cina le subì, seppure in modo meno aperto, anche Benedetto XVI quando nel 2007 scrisse una storica Lettera ai cattolici cinesi, il primo ponte lanciato oltre la Grande Muraglia.
Nel 2011, di ritorno dalla Cina, l'allora arcivescovo di Palermo Paolo Romeo scrisse di essere a conoscenza di un "complotto" per uccidere il Papa. Con chi parlò in Cina non si è mai saputo, ma la notizia impressionò.
Poco tempo dopo Ratzinger si dimise. La maggioranza dei cardinali statunitensi nel Conclave del 2013 lavorarono per un'alternativa a Bergoglio. Vennero sconfitti. Insieme venne sconfitto il fronte italiano nel quale un numero importante di personalità era favorevole a una linea dura verso Pechino.
Con Bergoglio al soglio di Pietro la strada verso Pechino è stata in discesa. In febbraio si sono incontrati per la prima volta Gallagher e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. E anche se Cina e il Vaticano ufficialmente non hanno relazioni diplomatiche, mai come oggi le distanze sembrano ridotte per un futuro di amicizia che è una priorità di tutta la diplomazia pontificia.