Caso Becciu, la manager Marogna racconta dei suoi rapporti con i faccendieri Carboni e Pazienza
Monia Melis
Cecilia Marogna
La 39enne sarda: "Volevo avere notizie sull'Anonima sequestri"
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CAGLIARI - Rivendica il suo ruolo da professionista delle relazioni internazionali e la sua versione dei fatti: quel mezzo milione di euro ricevuto dalla Santa sede per quattro anni è stato usato per le sue consulenze in Africa e in Medio oriente. Per spese di viaggio, pagamento informatori e uscite indispensabili per proteggere Nunziature apostoliche e missioni religiose da eventuali sequestri o azioni terroristiche. Cecilia Marogna, la 39enne sarda, famiglia originaria di Sorso, nel Sassarese - a capo della società Logsic con sede a Lubiana, in Slovenia - continua a smentire l'uso improprio del denaro inviatole dal monsignor Alberto Perlasco su ordine del cardinale (ora senza poteri) Giovanni Angelo Becciu, finito al centro dello scandalo internazionale sulla gestione finanziaria.
Scenario internazionale, ma anche nostrano con uno sguardo al passato. Perché oltre ai rapporti con i servizi segreti l'analista geopolitica dichiara a il quotidiano La Verità di avere avuto tra i suoi maestri anche Francesco Pazienza (ex agente segreto) e Flavio Carboni (il faccendiere già condannato per la loggia P3 e per il crac del Banco Ambrosiano). "L'ho voluto conoscere per avere informazioni sulla storia dell'Anonima sequestri", dice Marogna. La frequentazione tra i due, entrambi di origine sarda, è una circostanza confermata anche da Gioele Magaldi, alla guida del Grande oriente democratico e suo stretto conoscente. "Fui io – racconta Magaldi all'Adnkronos - a metterla in contatto con Mario Ferramonti, primo segretario della Lega e amico di Carboni ma tutte cose abbastanza alla luce del sole. Cecilia aveva curiosità di quel mondo". La stessa Marogna figura anche tra i fondatori del movimento Roosevelt dello stesso Magaldi dove, nel 2016, è stata nominata segretaria particolare. Massima stima e fiducia nella sua professionalità, difficile abbia portato avanti "attività truffaldine. Io dubito sia colpevole di alcunché". Massoneria, politica e chiesa: Lorenzo Cesa, eurodeputato Udc, l'aveva accreditata come assistente a marzo 2018. E l'ex ministro Cirino Pomicino che aveva incontrato Becciu grazie a lei, la descrive come "un pulcino bagnato", più che un'abile informatrice.
Sul caso Vaticano lei insiste: niente borse di lusso, né abiti firmati ma una poltrona Frau sì. Quella è stata presa: una concessione, un premio a se stessa di fine missione. D'altronde, specifica al Corriere della sera, i soldi - i 500mila euro - potevano essere utilizzati anche a titolo personale, non erano tenuti ad alcuna fatturazione "data la riservatezza delle operazioni". Due i conti Unicredit intestati alla società, una sorta di srl con meno di dieci mila euro di capitale – fondata a fine 2018 - con altri due dipendenti e campo d'azione operazioni umanitarie, poi allargato all'intelligence per conto terzi. Uno ora risulta anche chiuso "per mancata movimentazione". Grande libertà di movimento per la manager che ora si sente "Una bomba ad orologeria", dopo le pressioni e le indagini giudiziarie che la riguardano. Nonché la posizione trapelata dallo stesso suo committente che ha preso le distanze. Un'operazione che, secondo Marogna è stata messa in piedi: "Per spostare l'attenzione dallo scandalo londinese". Dal 2017 la donna aveva ottenuto una lettera di referenze, il lasciapassare firmato da Becciu in quanto "persona di fiducia", l'aveva conosciuto dopo l'invio di una mail – secondo la sua ricostruzione - nel 2015. Poi la convocazione in Vaticano e l'inizio della collaborazione con l'incarico intercontinentale. Un rapporto che sarebbe comunque continuato anche dopo lo spostamento di Becciu dalla Segreteria di Stato, di cui era Sostituto fino al 2018. E prima della costituzione della società, meno di due anni fa, i soldi necessari venivano presi "da altre strutture di cooperazione".
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