Draghi e la Chiesa, primo vertice nel segno della pandemia. La Cei: "Non bisogna lasciare indietro nessuno"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariI vescovi italiani incontrano il presidente del Consiglio a Palazzo Borromeo a Roma nella ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi. Le richieste del mondo no-profit, tra queste: un grande piano per la rinascita demografica sostenendo la natalità
Troppi i segni di sfilacciamento del tessuto sociale e i disagi economici a cui non sono solo i mercati che possono rispondere. I vescovi delle 220 diocesi italiane sono mesi che lanciano l'allarme agli uffici centrali della Cei. E martedì 2 marzo le loro istanze saranno portate all'attenzione di Mario Draghi dal presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, presente con i vertici della Santa Sede ai colloqui bilaterali a Palazzo Borromeo a Roma in occasione della ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi e dell'Accordo di Revisione del Concordato.
Nel primo ricevimento senza pubblico a causa della pandemia, i cardinali Pietro Parolin e Bassetti manifesteranno al premier, e al presidente Sergio Mattarella, le loro preoccupazioni: "Lo sguardo deve puntare a uscire dall'emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno", aveva detto lo scorso gennaio Bassetti facendo suo anche l'appello del capo…
Nel primo ricevimento senza pubblico a causa della pandemia, i cardinali Pietro Parolin e Bassetti manifesteranno al premier, e al presidente Sergio Mattarella, le loro preoccupazioni: "Lo sguardo deve puntare a uscire dall'emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno", aveva detto lo scorso gennaio Bassetti facendo suo anche l'appello del capo…
Troppi i segni di sfilacciamento del tessuto sociale e i disagi economici a cui non sono solo i mercati che possono rispondere. I vescovi delle 220 diocesi italiane sono mesi che lanciano l'allarme agli uffici centrali della Cei. E martedì 2 marzo le loro istanze saranno portate all'attenzione di Mario Draghi dal presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, presente con i vertici della Santa Sede ai colloqui bilaterali a Palazzo Borromeo a Roma in occasione della ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi e dell'Accordo di Revisione del Concordato.
Nel primo ricevimento senza pubblico a causa della pandemia, i cardinali Pietro Parolin e Bassetti manifesteranno al premier, e al presidente Sergio Mattarella, le loro preoccupazioni: "Lo sguardo deve puntare a uscire dall'emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno", aveva detto lo scorso gennaio Bassetti facendo suo anche l'appello del capo dello Stato affinché inizi il "tempo dei costruttori".
La Chiesa sa di avere in Draghi un premier amico. Per questo i suoi esponenti si sentiranno più liberi rispetto al passato di rendergli note le voci della propria base. Settanta associazioni no-profit da qualche giorno hanno inviato al premier un documento unitario in cinque punti in cui propongono che con le risorse del Recovery Plan si scelga di realizzare un grande piano per la rinascita demografica, ritenuta drammatica emergenza del Paese, sostenendo la natalità, la famiglia e le comunità intermedie.
Le gerarchie appoggiano l'iniziativa ma, come spiega a Repubblica monsignor Vincenzo Paglia, vogliono anche in positivo mostrare l'aiuto che può dare al Paese, soprattutto in questo tempo di pandemia, tutto quel settore no-profit ad essa legato che lavora in ottica di sussidiarietà in vista, dicono da tempo, "di favorire il bene comune". Le mense della Caritas e di altri enti legati alla Chiesa prese d'assalto in questi mesi sono solo un esempio di questo. "I vescovi - continua Paglia - hanno il polso delle diocesi e da tempo rilevano una popolazione in grande sofferenza. L'aiuto che danno a tanti bisognosi è un valore per il Paese e Draghi senz'altro ne è cosciente".
Il premier vanta un'asse solida non soltanto con la Cei, ma anche con la Santa Sede, legame accresciuto da quando al soglio di Pietro è salito il gesuita Bergoglio. Il rapporto di amicizia di Draghi con la Compagnia fondata da Ignazio di Loyola è antico, affonda le sue radici negli anni degli studi al Liceo Massimo. Più volte la domenica Draghi è stato visto a messa alla Chiesa del Gesù, in centro a Roma, inginocchiato dal prefazio al Padre Nostro durante le funzioni celebrate da Ottavio De Bertolis. Sembra "sinceramente credente" dicono coloro che l'hanno visto. Francesco, non a caso, l'ha scelto come membro della Pontificia Accademia delle scienze sociali il 10 luglio 2020.
I due si sono incontrati più volte: nel 2013 Draghi fu ricevuto in udienza con la famiglia e nel 2016 sedeva accanto ad Angela Merkel quando a Francesco fu conferito il premio Carlo Magno. Allora il Papa richiamò la sua idea di Europa: "Sogno un nuovo umanesimo europeo", disse richiamando il "progetto illuminato dei padri", Schumann, Adenauer, De Gasperi. Già nel novembre 2019 Civiltà Cattolica aveva dedicato un saggio al "contributo di Draghi all'Europa". Giudizio conclusivo: "Ha saputo prendere decisioni sulla base di analisi rigorose, con audacia e guidato da una visione altissima dell'Europa, unita ben oltre la moneta come nel progetto dei Padri fondatori".
I gesuiti a cui il premier è più legato sono padre Alberto Parisi, suo insegnate al Massimo, che benedisse anni dopo il suo matrimonio. Il suo antico professore di religione e fisica, oggi ultranovantenne, e poi direttore della Specola Vaticana, Sabino Maffeo. E Pietro Millefiorini, famoso per essere stato uno dei più autorevoli studiosi di Eugenio Montale. Al Massimo, Draghi partecipava anche al dopo scuola. Accompagnato da padre Parisi, visitò in veste di volontario le carceri, gli ospedali e le borgate, incontrando spesso gli ultimi della Capitale.
Un legame profondo fu anche quello di Draghi con il professore di storia e filosofia padre Franco Rozzi, allievo, tra l'altro, dell'autore del noto vocabolario di Greco, il gesuita Lorenzo Rocci. Quando morì, nel 2010, Draghi firmò un suo ricordo sull'Osservatore Romano. Da lui, scrisse, imparai la "responsabilità e il senso della giustizia". Scrisse invece lo stesso Rozzi su Avvenire nel 2006: "Nel 2005 il giorno successivo alla sua nomina a Bankitalia Mario è venuto a trovarmi con suo fratello Marcello. Abbiamo rievocato gli anni della scuola, le punizioni che gli prescrivevo quando arrivava in ritardo, unica pecca del suo curriculum scolastico. È rimasto il ragazzo di sempre: ha avuto una carriera notevole ma ho sempre visto in lui il volto di una persona che il potere non ha cambiato".
Nel primo ricevimento senza pubblico a causa della pandemia, i cardinali Pietro Parolin e Bassetti manifesteranno al premier, e al presidente Sergio Mattarella, le loro preoccupazioni: "Lo sguardo deve puntare a uscire dall'emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno", aveva detto lo scorso gennaio Bassetti facendo suo anche l'appello del capo dello Stato affinché inizi il "tempo dei costruttori".
La Chiesa sa di avere in Draghi un premier amico. Per questo i suoi esponenti si sentiranno più liberi rispetto al passato di rendergli note le voci della propria base. Settanta associazioni no-profit da qualche giorno hanno inviato al premier un documento unitario in cinque punti in cui propongono che con le risorse del Recovery Plan si scelga di realizzare un grande piano per la rinascita demografica, ritenuta drammatica emergenza del Paese, sostenendo la natalità, la famiglia e le comunità intermedie.
Le gerarchie appoggiano l'iniziativa ma, come spiega a Repubblica monsignor Vincenzo Paglia, vogliono anche in positivo mostrare l'aiuto che può dare al Paese, soprattutto in questo tempo di pandemia, tutto quel settore no-profit ad essa legato che lavora in ottica di sussidiarietà in vista, dicono da tempo, "di favorire il bene comune". Le mense della Caritas e di altri enti legati alla Chiesa prese d'assalto in questi mesi sono solo un esempio di questo. "I vescovi - continua Paglia - hanno il polso delle diocesi e da tempo rilevano una popolazione in grande sofferenza. L'aiuto che danno a tanti bisognosi è un valore per il Paese e Draghi senz'altro ne è cosciente".
Il premier vanta un'asse solida non soltanto con la Cei, ma anche con la Santa Sede, legame accresciuto da quando al soglio di Pietro è salito il gesuita Bergoglio. Il rapporto di amicizia di Draghi con la Compagnia fondata da Ignazio di Loyola è antico, affonda le sue radici negli anni degli studi al Liceo Massimo. Più volte la domenica Draghi è stato visto a messa alla Chiesa del Gesù, in centro a Roma, inginocchiato dal prefazio al Padre Nostro durante le funzioni celebrate da Ottavio De Bertolis. Sembra "sinceramente credente" dicono coloro che l'hanno visto. Francesco, non a caso, l'ha scelto come membro della Pontificia Accademia delle scienze sociali il 10 luglio 2020.
I due si sono incontrati più volte: nel 2013 Draghi fu ricevuto in udienza con la famiglia e nel 2016 sedeva accanto ad Angela Merkel quando a Francesco fu conferito il premio Carlo Magno. Allora il Papa richiamò la sua idea di Europa: "Sogno un nuovo umanesimo europeo", disse richiamando il "progetto illuminato dei padri", Schumann, Adenauer, De Gasperi. Già nel novembre 2019 Civiltà Cattolica aveva dedicato un saggio al "contributo di Draghi all'Europa". Giudizio conclusivo: "Ha saputo prendere decisioni sulla base di analisi rigorose, con audacia e guidato da una visione altissima dell'Europa, unita ben oltre la moneta come nel progetto dei Padri fondatori".
I gesuiti a cui il premier è più legato sono padre Alberto Parisi, suo insegnate al Massimo, che benedisse anni dopo il suo matrimonio. Il suo antico professore di religione e fisica, oggi ultranovantenne, e poi direttore della Specola Vaticana, Sabino Maffeo. E Pietro Millefiorini, famoso per essere stato uno dei più autorevoli studiosi di Eugenio Montale. Al Massimo, Draghi partecipava anche al dopo scuola. Accompagnato da padre Parisi, visitò in veste di volontario le carceri, gli ospedali e le borgate, incontrando spesso gli ultimi della Capitale.
Un legame profondo fu anche quello di Draghi con il professore di storia e filosofia padre Franco Rozzi, allievo, tra l'altro, dell'autore del noto vocabolario di Greco, il gesuita Lorenzo Rocci. Quando morì, nel 2010, Draghi firmò un suo ricordo sull'Osservatore Romano. Da lui, scrisse, imparai la "responsabilità e il senso della giustizia". Scrisse invece lo stesso Rozzi su Avvenire nel 2006: "Nel 2005 il giorno successivo alla sua nomina a Bankitalia Mario è venuto a trovarmi con suo fratello Marcello. Abbiamo rievocato gli anni della scuola, le punizioni che gli prescrivevo quando arrivava in ritardo, unica pecca del suo curriculum scolastico. È rimasto il ragazzo di sempre: ha avuto una carriera notevole ma ho sempre visto in lui il volto di una persona che il potere non ha cambiato".