L’arcivescovo di Erbil: “Il Papa nell’Iraq fuori radar. E con gli sciiti sarà intesa”
di Paolo Rodari , di Paolo RodariBashar Warda: "Francesco ha chiesto alla Chiesa di andare verso le comunità più emarginate. E adesso tocca a noi"
CITTÀ DEL VATICANO - "Fin da quando è stato eletto al soglio di Pietro, Papa Francesco ha chiesto alla Chiesa di andare verso le comunità più emarginate, quelle "fuori dai radar". Se guardiamo tutti i suoi viaggi egli stesso per primo ha fatto così: andare verso i Paesi più lontani, visitare le comunità ai margini. Adesso tocca a noi. E di questo siamo immensamente contenti". Inizia oggi il trentatreesimo viaggio internazionale di Francesco, in Iraq, il primo in un Paese a maggioranza sciita. Il Papa parte dall'aeroporto di Fiumicino per poi fare ritorno a Ciampino lunedì pomeriggio. È il primo viaggio dopo i quindici mesi di stop dovuti alla pandemia per il Covid-19. È una visita non solo alle comunità cristiane vessate dall'Isis e dalle guerre intestine fra etnie diverse, ma anche a tutte le minoranze di un Paese che fu patria di Abramo, il padre delle tre religioni monotei…
CITTÀ DEL VATICANO - "Fin da quando è stato eletto al soglio di Pietro, Papa Francesco ha chiesto alla Chiesa di andare verso le comunità più emarginate, quelle "fuori dai radar". Se guardiamo tutti i suoi viaggi egli stesso per primo ha fatto così: andare verso i Paesi più lontani, visitare le comunità ai margini. Adesso tocca a noi. E di questo siamo immensamente contenti". Inizia oggi il trentatreesimo viaggio internazionale di Francesco, in Iraq, il primo in un Paese a maggioranza sciita. Il Papa parte dall'aeroporto di Fiumicino per poi fare ritorno a Ciampino lunedì pomeriggio. È il primo viaggio dopo i quindici mesi di stop dovuti alla pandemia per il Covid-19. È una visita non solo alle comunità cristiane vessate dall'Isis e dalle guerre intestine fra etnie diverse, ma anche a tutte le minoranze di un Paese che fu patria di Abramo, il padre delle tre religioni monoteiste, un territorio culla di civiltà. Con Repubblica parla l'arcivescovo caldeo di Erbil, nel Kurdistan iracheno, Bashar Warda, 52 anni.
L'altro ieri c'è stato un attentato a una postazione statunitense nell'Ovest del Paese. La sicurezza del Papa è a rischio?
"Qui a Erbil e nel territorio intorno la situazione è tranquilla. Non ci sono minacce. In passato gruppi di miliziani a Bagdad e Mosul hanno sfruttato il momento per portare avanti la loro agenda. Hanno attaccato i cristiani in quanto cristiani. Li hanno attaccati per impadronirsi delle loro ricchezze e delle loro proprietà. Questa situazione ha costretto oltre 16mila famiglie a fuggire fino a Erbil per trovare un rifugio sicuro. Ma oggi la situazione è diversa. Non vedo pericoli particolari".
Qual è oggi la vostra principale preoccupazione?
"La popolazione vive un'importante difficoltà economica. La crisi si riflette sulla vita della gente. Vorrei soluzioni in questo senso, abbiamo bisogno davvero di aiuto".
Francesco incontrerà l'ayatollah Al Sistani. Come lo attendono gli sciiti?
"C'è un sentimento molto positivo nel mondo sciita verso il Papa. L'incontro con l'Ayatollah è un importante tentativo di instaurare un rapporto simile a quello stretto con il gran imam di Al-Azhar, riferimento del mondo sunnita. Sono sponde importanti per il Medio Oriente e per tutto il mondo".
La strada è sempre quella del dialogo?
"Il dialogo prosegue da secoli qui. Sì, occorre continuare a perseguirlo. Da 1400 anni siamo su questa strada e non bisogna lasciarla. Fin dal VII-VIII secolo i patriarchi della Chiesa orientale cercavano un dialogo con i califfi. Siamo d'accordo su molti valori etici e su tante cose. Va perseguita questa decisiva tradizione".
Quale messaggio attendete principalmente dal Papa?
"Verrà per chiedere riconciliazione e pace. Lo chiederà a tutti i figli di Dio dell'Iraq, lo chiederà agli iracheni in quanto suoi fratelli. Sarà un grande messaggio di fraternità e fratellanza".
Francesco arriva dopo che Giovanni Paolo II aveva desiderato lo stesso viaggio.
"Finalmente vedremo Pietro da vicino. Lui è il pastore, il padre che non dimentica mai i suoi figli, che è loro vicino con la preghiera e con la presenza fisica".
L'altro ieri c'è stato un attentato a una postazione statunitense nell'Ovest del Paese. La sicurezza del Papa è a rischio?
"Qui a Erbil e nel territorio intorno la situazione è tranquilla. Non ci sono minacce. In passato gruppi di miliziani a Bagdad e Mosul hanno sfruttato il momento per portare avanti la loro agenda. Hanno attaccato i cristiani in quanto cristiani. Li hanno attaccati per impadronirsi delle loro ricchezze e delle loro proprietà. Questa situazione ha costretto oltre 16mila famiglie a fuggire fino a Erbil per trovare un rifugio sicuro. Ma oggi la situazione è diversa. Non vedo pericoli particolari".
Qual è oggi la vostra principale preoccupazione?
"La popolazione vive un'importante difficoltà economica. La crisi si riflette sulla vita della gente. Vorrei soluzioni in questo senso, abbiamo bisogno davvero di aiuto".
Francesco incontrerà l'ayatollah Al Sistani. Come lo attendono gli sciiti?
"C'è un sentimento molto positivo nel mondo sciita verso il Papa. L'incontro con l'Ayatollah è un importante tentativo di instaurare un rapporto simile a quello stretto con il gran imam di Al-Azhar, riferimento del mondo sunnita. Sono sponde importanti per il Medio Oriente e per tutto il mondo".
La strada è sempre quella del dialogo?
"Il dialogo prosegue da secoli qui. Sì, occorre continuare a perseguirlo. Da 1400 anni siamo su questa strada e non bisogna lasciarla. Fin dal VII-VIII secolo i patriarchi della Chiesa orientale cercavano un dialogo con i califfi. Siamo d'accordo su molti valori etici e su tante cose. Va perseguita questa decisiva tradizione".
Quale messaggio attendete principalmente dal Papa?
"Verrà per chiedere riconciliazione e pace. Lo chiederà a tutti i figli di Dio dell'Iraq, lo chiederà agli iracheni in quanto suoi fratelli. Sarà un grande messaggio di fraternità e fratellanza".
Francesco arriva dopo che Giovanni Paolo II aveva desiderato lo stesso viaggio.
"Finalmente vedremo Pietro da vicino. Lui è il pastore, il padre che non dimentica mai i suoi figli, che è loro vicino con la preghiera e con la presenza fisica".