Il Papa ai diplomatici: "I vaccini sono la soluzione più ragionevole per prevenire la malattia"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariCittà del Vaticano - Chiede che prosegua "lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione", riconoscendo che "laddove si è svolta un'efficace campagna vaccinale il rischio di un decorso grave della malattia è diminuito". E insieme chiede che si superi in proposito l'"ideologia del momento". Tante volte - spiega - ci si lascia determinare da un'ideologia "spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati". Mentre invece la pandemia ci impone una sorta di "cura di realtà", "che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo". "I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia".
Papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Corpo Diplomat…
Città del Vaticano - Chiede che prosegua "lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione", riconoscendo che "laddove si è svolta un'efficace campagna vaccinale il rischio di un decorso grave della malattia è diminuito". E insieme chiede che si superi in proposito l'"ideologia del momento". Tante volte - spiega - ci si lascia determinare da un'ideologia "spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati". Mentre invece la pandemia ci impone una sorta di "cura di realtà", "che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo". "I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia".
Papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. E in quello che è il discorso più geopolitico dell'anno tratta a lungo della lotta alla pandemia spiegando che essa richiede "ancora un notevole sforzo da parte di tutti". "Il coronavirus - infatti - continua a creare isolamento sociale e a mietere vittime". Il vaccino sta salvando parte della popolazione, ma occorre ancora "un molteplice impegno a livello personale, politico e dell'intera comunità internazionale". Tutti, dice ancora Francesco, abbiamo la responsabilità "di aver cura di noi stessi e della nostra salute, il che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi ci è vicino. La cura della salute rappresenta un obbligo morale" ma "purtroppo, constatiamo sempre più come viviamo in un mondo dai forti contrasti ideologici".
Davanti ai membri del Corpo Diplomatico - sono 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, ad essi vanno aggiunti l'Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta - Francesco ricorda come ci deve essere "l'impegno della politica a perseguire il bene della popolazione attraverso decisioni di prevenzione e immunizzazione, che chiamino in causa anche i cittadini affinché possano sentirsi partecipi e responsabili, attraverso una comunicazione trasparente delle problematiche e delle misure idonee ad affrontarle". Per il vescovo di Roma "la carenza di fermezza decisionale e di chiarezza comunicativa genera confusione, crea sfiducia e mina la coesione sociale, alimentando nuove tensioni". "Si instaura - spiega - un 'relativismo sociale' che ferisce l'armonia e l'unità".
Ma occorre anche "un impegno complessivo della comunità internazionale, affinché tutta la popolazione mondiale possa accedere in egual misura alle cure mediche essenziali e ai vaccini". Purtroppo, dice ancora il Papa, "occorre constatare con dolore che per vaste aree del mondo l'accesso universale all'assistenza sanitaria rimane ancora un miraggio. In un momento così grave per tutta l'umanità, ribadisco il mio appello affinché i Governi e gli enti privati interessati mostrino senso di responsabilità, elaborando una risposta coordinata a tutti i livelli (locale, nazionale, regionale, globale), mediante nuovi modelli di solidarietà e strumenti atti a rafforzare le capacità dei Paesi più bisognosi. In particolare, esorto gli Stati, che si stanno impegnando per stabilire uno strumento internazionale sulla preparazione e la risposta alle pandemie sotto l'egida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ad adottare una politica di condivisione disinteressata, quale principio-chiave per garantire a tutti l'accesso a strumenti diagnostici, vaccini e farmaci. Parimenti, è auspicabile che istituzioni come l'Organizzazione Mondiale del Commercio e l'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale adeguino i propri strumenti giuridici, affinché le regole monopolistiche non costituiscano ulteriori ostacoli alla produzione e a un accesso organizzato e coerente alle cure a livello mondiale".
Nel suo lungo discorso il Papa parla anche delle "proxy wars", le guerre per procura, chiedendone la fine: "Tutta la comunità internazionale deve interrogarsi sull'urgenza di trovare soluzioni a scontri interminabili, che talvolta assumono il volto di vere e proprie guerre per procura". Il pensiero è per la Siria, "dove ancora non si vede un orizzonte chiaro" per una rinascita, quindi il conflitto in Yemen, e ancora il processo di pace tra Israele e Palestina e le tensioni istituzionali in Libia, come gli episodi di violenza nel Sahel e in Sudan, i conflitti tra Sud Sudan ed Etiopia.
Il pensiero del Papa è anche per i migranti: occorre accoglienza, protezione, promozione umana, integrazione. Francesco si dice consapevole delle "difficoltà" degli Stati di fronte a flussi ingenti di persone: "A nessuno può essere chiesto quanto è impossibilitato a fare, ma vi è una netta differenza fra accogliere, seppure limitatamente, e respingere totalmente".