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Migranti, monsignor Perego della Cei: "No agli accordi con la Libia. Non criminalizzate le navi ong"

L'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana e della Fondazione Migrantes, indica le priorità della Chiesa sulle migrazioni a partire dalla preoccupazione per l'aspetto umanitario
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Non rinnovare il memorandum con la Libia, non criminalizzare le navi delle ong, ripensare la politica europea e facilitare l'ingresso per i lavoratori stranieri. Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, indica le priorità della Chiesa sulle migrazioni a partire dalla preoccupazione per l'aspetto umanitario. 

"E' una contraddizione fare un accordo con un paese come la Libia che non ha mai sottoscritto la convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato. I richiedenti asilo vengono tenuti in luoghi di massacro, sottoposti a violenze, spariscono persone, non c'è controllo da parte di un'autorità internazionale. Non possiamo accettare il rinnovo del memorandum di intesa".

Eccellenza, come affrontare allora l'aumento degli sbarchi? 

"Rendendosi conto del motivo per cui le persone si metto…

Non rinnovare il memorandum con la Libia, non criminalizzare le navi delle ong, ripensare la politica europea e facilitare l'ingresso per i lavoratori stranieri. Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, indica le priorità della Chiesa sulle migrazioni a partire dalla preoccupazione per l'aspetto umanitario. 

"E' una contraddizione fare un accordo con un paese come la Libia che non ha mai sottoscritto la convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato. I richiedenti asilo vengono tenuti in luoghi di massacro, sottoposti a violenze, spariscono persone, non c'è controllo da parte di un'autorità internazionale. Non possiamo accettare il rinnovo del memorandum di intesa".

Eccellenza, come affrontare allora l'aumento degli sbarchi? 

"Rendendosi conto del motivo per cui le persone si mettono in fuga, ossia l'aumento delle guerre in alto, la situazione disastrosa nei paesi dittatoriali, i problemi ambientali. E' necessaria una politica di cooperazione allo sviluppo, l'attenzione alle vittime di tratta, una diplomazia di pace".  

Intanto il nuovo ministro dell'Interno valuta l'imposizione del divieto di ingresso nelle acque territoriali a due navi di ong... 

"Mentre le ong portano in porto 300 persone la guardia costiera ne porta mediamente 3000, quindi far diventare colpevoli di traffico di esseri umani queste due navi, che hanno il valore aggiunto del soccorso sussidiario, credo sia sbagliato. Certo occorre fare tutti i controlli necessari e giustamente il ministero dell'Interno deve valutare le regole di ingaggio, ma è importante che non venga meno - e non mi pare che questo sia stato affermato - il soccorso in mare. Le navi finora hanno operato secondo il diritto internazionale e al momento non abbiamo ancora visto il respingimento di navi". 

Il nuovo premier Giorgia Meloni ha affermato che bisogna applicare l'operazione Sophia: secondo lei cosa dovrebbe fare l'Europa nei prossimi mesi?  

"Ci vorrebbe un secondo Mare Nostrum di carattere europeo, ossia il controllo del mar Mediterraneo attraverso navi di tutta la flotta europea che abbia al centro il soccorso delle persone. Le navi delle ong sono nate dopo la chiusura di Mare Nostrum di fronte all'aumento di morti. Andrebbe poi modificato il trattato di Dublino, con la distribuzione dei migranti in arrivo in tutti i paesi europei, come peraltro è avvenuto per gli ucraini che non si sono fermati nei paesi di primo di arrivo, Polonia, Ungheria, Romania. Bisognerebbe infine realizzare un progetto di cooperazione allo sviluppo, un piano per l'Africa, che preveda anche canali di ingresso regolari". 

Una politica, quella degli ingressi, che sconta grandi limiti: come cambiarla? 

"Anche il mondo dell'agricoltura, dell'artigianato, dell'industria e della sanità, dice che la Bossi-Fini va superata. La vera questione è l'incontro di domanda e offerta di lavoro. Ogni anno arrivano in Italia da 60 a 80 mila badanti, molti irregolari perché non possono che entrare con un visto turistico. Non si può gestire il problema in questa maniera, è invece necessario che a fronte della domanda il lavoratore straniero possa andare in ambasciata o al consolato, ottenere il visto di ingresso per lavoro, e poi si monitora il contratto. Sappiamo che oggi in Italia servono mediamente 200mila lavoratori, cosa che avviene tranquillamente in altri paesi europei senza creare sacche di lavoro nero che in Italia abbiamo sempre sanato con sanatorie o decreti di emersione che hanno avuto tempi lunghissimi". 

La Chiesa nei prossimi mesi farà sentire la propria voce? 

"Continueremo con il nostro lavoro di advocacy e con buone prassi come i corridoi umanitari, un'esperienza che, se pur limitata, mostra la possibilità di andare incontro a persone che diversamente non potrebbero essere tutelate. Continueremo a muoverci seguendo i quattro verbi indicati da Papa Francesco: accogliere, tutelare integrare e promuovere la dignità di ogni persona".