Padre James Martin: "Francesco è il Papa più amico della comunità Lgbtq"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziFrancesco è “il Papa più accogliente” che ci sia mai stato nei confronti delle persone gay, “un vero amico della comunità Lgbtq”. Parola di padre James Martin, gesuita statunitense da tempo impegnato nella pastorale con omosessuali, lesbiche, transessuali – cosa che gli procura attacchi a volte feroci anche all’interno della Chiesa – che Jorge Mario Bergoglio ha ricevuto in questi giorni per una udienza lunga e cordiale.
“Abbiamo passato circa 45 minuti insieme parlando dei cattolici Lgbtq in tutto il mondo”, racconta il sacerdote in questa intervista a Repubblica. “Non rivelerò quel che mi ha detto, né quello che io ho detto a lui, ma posso dire che ho condiviso con lui quelle che chiamo le luci e le ombre dell’esperienza dei cattolici Lgbtq. È stato un incontro molto caloroso, amichevole, con tante risate. Lui è molto impegnato, interessato, attento, &eg…
Francesco è “il Papa più accogliente” che ci sia mai stato nei confronti delle persone gay, “un vero amico della comunità Lgbtq”. Parola di padre James Martin, gesuita statunitense da tempo impegnato nella pastorale con omosessuali, lesbiche, transessuali – cosa che gli procura attacchi a volte feroci anche all’interno della Chiesa – che Jorge Mario Bergoglio ha ricevuto in questi giorni per una udienza lunga e cordiale.
“Abbiamo passato circa 45 minuti insieme parlando dei cattolici Lgbtq in tutto il mondo”, racconta il sacerdote in questa intervista a Repubblica. “Non rivelerò quel che mi ha detto, né quello che io ho detto a lui, ma posso dire che ho condiviso con lui quelle che chiamo le luci e le ombre dell’esperienza dei cattolici Lgbtq. È stato un incontro molto caloroso, amichevole, con tante risate. Lui è molto impegnato, interessato, attento, è un vero amico della comunità Lgbtq, questo è molto chiaro. Mi sono sentito molto incoraggiato, ispirato, pieno di speranza, felice”.
Quali sono le luci e le ombre, secondo lei, al giorno d’oggi?
“Le persone Lgbtq non si sentono a loro agio nella loro Chiesa, si sentono come lebbrosi. Io penso che siano il gruppo più emarginato nella Chiesa. Vi sono poi paesi dove i vescovi sostengono le leggi che criminalizzano l’omosessualità. In alcuni luoghi quando si scopre che una persona è gay ed è sposata con il proprio partner viene licenziata dalla Chiesa. D’altra parte grazie a Papa Francesco questo è un tempo dove c’è maggiore apertura verso le persone Lgbtq. Parlando di ombre e luci, penso che lui sia una delle luci più forti. È il primo papa che ha usato la parola gay pubblicamente, ha detto che i genitori non dovrebbero allontanare i figli quando scoprono che sono omosessuali, ha detto che Gesù non allontanerebbe mai da sé una persona Lgbtq, ha scritto lettere di sostegno a chi porta avanti una pastorale per le persone Lgbtq, ha nominato vescovi, arcivescovi e cardinali che sono più aperti e più amichevoli: non c’è dubbio che lui sia il Papa più accogliente nei confronti di questa comunità”.
Tuttavia è ancora in vigore una istruzione del dicastero vaticano del Clero che stabilisce l’inammissibilità in seminario di persone che presentano “tendenze omosessuali profondamente radicate”: a suo avviso non andrebbe cambiata?
"I preti gay ci sono, le suore lesbiche ci sono, e, per essere chiaro, non sono sessualmente attivi ma celibi e casti. Ci sono, semplicemente, battezzano bambini, insegnano, danno la comunione, confessano, visitano gli ammalati e lo fanno in modo fedele e tranquillo. Ora, io non penso che i sacerdoti debbano parlare sempre, o spesso, o del tutto della loro sessualità, ma pensa se sei prete in una parrocchia dove ci sono casi di bullismo contro una persona lgbtq, puoi parlarne in un’omelia, spiegare che è una cosa terribile. Ad ogni modo, tutti sappiamo che ci sono, perché non dovremmo parlarne, e perché loro dovrebbero nascondersi?".
Il cardinale Reinhard Marx ha detto che bisognerebbe cambiare il catechismo sull’omosessualità: per il catechismo le persone gay vanno sì trattate con “rispetto, compassione e sensibilità”, ma “sono chiamate alla castità”…
"Io non metto in discussione alcun insegnamento della Chiesa. Molte persone lgbtq non si sentono benvenute da alcune parti del catechismo, altre ci hanno fatto pace, esattamente come molte persone eterosessuali hanno fatto pace con ciò che il catechismo dice sulla contraccezione. Negli Stati Uniti l’80 per cento delle coppie sposate cattoliche non ha problemi ad usare metodi contraccettivi, se facessi una conferenza con loro nessuno mi domanderebbe: perché parli con questi peccatori? Quando invece si parla di gay iniziamo a discutere del loro peccato. Non metto in discussione l’insegnamento della Chiesa ma dovremmo ascoltare l’esperienza delle persone".
Cosa pensa della benedizione delle coppie gay?
"Lo ripeto, non voglio mettere in discussione alcun insegnamento della Chiesa. Per rispondere a questa domanda racconto questa storia: avevo un amico a New York, Carlos, che era ministro eucaristico, lettore, direttore spirituale, cappellano in un ospedale oncologico, la persona più cattolica che si può immaginare. Ed era gay, sposato al suo partner Jim. A un certo punto Carlos si è ammalato di cancro e per due anni Jim si è preso cura di lui, lo ha portato dal dottore per le visite, lo ha portato all’ospedale per le operazioni e la chemioterapia, lo ha accompagnato sempre. Verso la fine della vita di Carlos, gli ha organizzato un viaggio a Lourdes insieme alla sorella, 'è tua sorella che deve venire con te, non io, lei è più religiosa', e poi Jim è volato fino a Parigi, ha preso il treno, ed è andato a incontrarli a Lourdes. È una storia bellissima. Carlos è morto e Jim si è curato di lui tutti questi anni. La questione per la Chiesa è: questo è amore o no? Può dire in qualche modo riconoscere che questo è amore? Io penso di sì".
Come può non spaccarsi su questi temi così controversi la Chiesa, che al proprio interno ha sensibilità molto diverse?
"Ascoltando l’esperienza delle persone. Ci sono persone gay ovunque, in Europa, negli Stati Uniti, ma anche nell’Africa subsahariana, in Europa dell’est, in India. Quando il Papa dice qualcosa che a noi può sembrare tiepido, 'bisogna accogliere le persone gay', questo può invece essere percepito come bollente in Africa o in Europa dell’est, lui deve essere bilanciato. Si dice, per fare una battuta, che la Chiesa cattolica non fa scismi, crea nuovi ordini religiosi o nuovi movimenti che aiutano le differenze a convivere. Ma so che ci sono sentimenti molto forti. Cosa dici che a un vescovo che pensa che questo sia un peccato grave, uno scandalo, e che queste persone dovrebbero essere in carcere? Forse l’unica risposta è permettergli di incontrare le persone. Le storie convertono le persone. Gesù raccontava parabole. Più i vescovi ascoltano le storie delle persone gay e li incontrano, più cambiano. Quando è uscito il mio libro, Un ponte da costruire, un vescovo ausiliare di New York mi ha invitato a pranzo. All’inizio mi ha fatto molte domande sul libro, non era un’inquisizione ma erano domande difficili. Alla fine mi ha detto che era soddisfatto di quello che avevo detto e mi ha detto: adesso ti racconto la mia storia, ho un nipote gay e questa sera sono stato invitato a cena da lui e dal suo partner. Penso che ciò accada sempre più spesso: più persone fanno coming out, più vescovi, preti, laici fanno i conti con nipoti, figli gay. Non penso che i ragionamenti, i libri, possano fare la differenza, ma incontrare qualcuno, ascoltare la sua storia, il suo dolore, e capire che non hai davanti una categoria ma una persona".