Il Papa ha rifiutato di dare al cardinale Angelo Becciu, che ha più volte “sorprendentemente” insistito per ottenerle, dichiarazioni che lo avrebbero scagionato da due episodi cruciali emersi durante il processo in corso nel tribunale vaticano. È sempre in quel contesto che il cardinale sardo, come emerso nei mesi scorsi, ha registrato una telefonata con il Papa. A rendere pubblica la corrispondenza tra Francesco e il porporato imputato è stato ora il procuratore vaticano su autorizzazione dello stesso Pontefice.
Il processo è incentrato sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra decisa dalla Segreteria di Stato all’epoca in cui Becciu era Sostituto agli affari generarli. Era già emerso nel corso del dibattimento che al momento in cui il Vaticano aveva deciso di uscire dall’investimento e vendere l’immobile, il porporato, che non era più in Segreteria di Stato, si era fatto latore di una proposta di riacquisto, poi rifiutata dallo Stato pontificio. Nel corso delle indagini sono poi emersi anche filoni secondari, sempre riconducibili a decisioni di spesa del porporato sardo, tra cui la decisione di Becciu di ingaggiare una esperta di intelligence internazionale, Cecilia Marogna, sarda come il cardinale e legata da rapporti di amicizia con i suoi famigliari, per la liberazione di una suora che era stata rapita in Mali: si è poi scoperto che la donna ha utilizzato la sostanziosa retribuzione per acquistare lussuosi capi di abbigliamento ed altre spese che non avevano a che fare con le finalità professionali.
La convalescenza dopo l'operazione al colon
Nella corrispondenza tra Becciu e il Papa resa nota dal “promotore di giustizia” Alessandro Diddi dopo aver sentito la “suprema autorità”, emerge ora che il cardinale aveva inviato una prima lettera al Papa, il 20 luglio, chiedendogli in sostanza di mettere per iscritto che era stato lo stesso Francesco ad autorizzarlo in queste due vicende. Ma in una missiva firmata il 21 luglio, Francesco, che peraltro all’epoca era convalescente dopo un'impegnativa operazione al colon, sconfessa il cardinale, pur precisando di non volere “entrare nelle finalità sottese alle Sue affermazioni ed alle Sue conseguenti “strategie” processuali”. Ma “quello che ricordo e posso confermare”, scrive il Papa, non collima con la ricostruzione di Becciu.
Per quanto riguarda l’offerta di acquisto dell’immobile di Londra, veicolata dal cardinale a nome di un fondo americano rappresentato da Giancarlo Innocenti Botti, “mi parve subito strana per i contenuti”, scrive Bergoglio, e “la mia originaria perplessità si rafforzò ulteriormente quando compresi che l’iniziativa in questione era, tra l’altro, indirizzata ad interferire, con effetti ostativi, con le indagini dell’Ufficio del Promotore di Giustizia”. Vi era dunque il dubbio che l’offerta avesse in realtà secondi fini. “La complessiva valutazione di tali elementi mi indusse ad esprimermi in senso negativo sul proseguimento dell’iniziativa”, scrive il Papa. Quanto alla liberazione della suora, si deduce, dalla lettura della lettera papale, che Becciu gli ha chiesto di confermare il “segreto pontificio” non solo sulla decisione di pagare il riscatto ma anche sul pagamento ad una società creata da Cecilia Marogna in Slovenia. Mentre nel primo caso si tratta di “attività istituzionali svolte da persone competenti e di indubbia professionalità nell’ambito dei rispettivi compiti”, per quanto riguarda il capitolo sloveno si tratta, scrive Francesco, di una vicenda “caratterizzata da estemporanei ed incauti affidamenti di risorse finanziarie distratte dalle finalità tipiche e destinate, secondo le tesi accusatorie, a soddisfare personali inclinazioni voluttarie. In tal contesto – conclude Francesco nella prima lettera – comprenderà bene come non sia possibile l’apposizione di alcun segreto pontificio”.
La telefonata con Bergoglio registrata
Pochi giorni dopo, il 24 luglio, il cardinale Becciu affiancato da alcuni famigliari – la vicenda è emersa nel corso del processo alcuni mesi fa sulla base di un’inchiesta della guardia di finanza sarda – ha tentato di convincere nuovamente il Papa, registrando proditoriamente la telefonata.
Lo stesso 24 luglio, si scopre ora, il porporato scrive una nuova lettera al Papa. Gli rimanda la lettera papale del 21 luglio chiedendogli di apporre “questa semplice nota: prego non tenere conto di questa lettera che ritengo nulla, con la sua firma e la data”. Becciu spiega al Papa di essere “accusato dai magistrati di avere imbrogliato lei” sia per il palazzo che per la suora. “Io dovrei citarLa come testimone nel processo, ma non mi permetterei di farlo, tuttavia ho bisogno di due Sue dichiarazioni che confermino come siano avvenuti i fatti”. Il cardinale allega alla sua richiesta i testi che Bergoglio dovrebbe firmare e fargli avere, con i quali il Papa dovrebbe sia confermare il segreto pontificio sull’intera vicenda del dissequestro della religiosa rapita in Mali sia prendersi la responsabilità di definire “interessante” la proposta di acquisto del palazzo londinese.
"Sorprendentemente sono stato frainteso"
Con una ulteriore lettera di risposta, il Papa replica, più seccamente: “Ritenevo, con la prima lettera del 21 luglio in risposta – speravo definitiva – alla Sua del 20 luglio, di aver chiarito, in spirito di verità, la mia posizione negativa sulle dichiarazioni che intende farmi sottoscrivere”. Ma “evidentemente e sorprendentemente, sono stato da Lei frainteso”. Segue la spiegazione ribadita del perché non intende né confermare il segreto pontificio né annullare la propria prima lettera. “Spero possa comprendere ed accettare lo spirito di verità che guida questa mia decisione. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca”, conclude il Papa, che si firma “fraternamente”.
Nel corso dell’udienza odierna, è stato ascoltato come testimone il comandante della gendarmeria, Gianlcua Gauzzi Broccoletti, che ha riferito dell’incontro con Becciu avvenuto il 3 ottobre 2020, quando, insieme al commissario Stefano De Santis a casa del porporato. Nel momento in cui si parlò di Cecilia Marogna e della sua collaborazione con il cardinale, ha detto il capo dei gendarmi, "Becciu si contorse, si mise le mani sul viso e disse che se fosse uscita fuori la questione Marogna sarebbe derivato un grave danno per lui e per la sua famiglia e che lo avrebbero ucciso".