Papa Francesco ha salutato in Vaticano Clare Byarugaba, attivista ugandese per i diritti delle persone Lgbtq+, dopo che il paese africano ha approvato una legge omofoba con il sostegno di ampi settori della Chiesa cattolica locale.
“Chiesa aperta a tutti”
A dare la notizia è stata la stessa Byarugaba che ha rilanciato sui social un post dell’associazione no profit Chapter Four Uganda, nel quale si afferma che “Sua Santità ha ribadito che la discriminazione è un peccato e la violenza contro le persone Lgbtq+ è inaccettabile. La Chiesa è aperta a tutti. Ha ribadito che la Chiesa non dovrebbe mai discriminare”. Il Papa, ha dichiarato l’attivista, “ha detto che cammina in solidarietà con tutti coloro ai quali è stata negata la dignità e ci ha ulteriormente incoraggiati a continuare a difendere i nostri diritti e a continuare a lottare". Clare Byarugaba ha salutato il Papa in occasione di una udienza che Francesco nei giorni scorsi ha concesso nella sua residenza, Casa Santa Marta, ad un g…
Papa Francesco ha salutato in Vaticano Clare Byarugaba, attivista ugandese per i diritti delle persone Lgbtq+, dopo che il paese africano ha approvato una legge omofoba con il sostegno di ampi settori della Chiesa cattolica locale.
“Chiesa aperta a tutti”
A dare la notizia è stata la stessa Byarugaba che ha rilanciato sui social un post dell’associazione no profit Chapter Four Uganda, nel quale si afferma che “Sua Santità ha ribadito che la discriminazione è un peccato e la violenza contro le persone Lgbtq+ è inaccettabile. La Chiesa è aperta a tutti. Ha ribadito che la Chiesa non dovrebbe mai discriminare”. Il Papa, ha dichiarato l’attivista, “ha detto che cammina in solidarietà con tutti coloro ai quali è stata negata la dignità e ci ha ulteriormente incoraggiati a continuare a difendere i nostri diritti e a continuare a lottare". Clare Byarugaba ha salutato il Papa in occasione di una udienza che Francesco nei giorni scorsi ha concesso nella sua residenza, Casa Santa Marta, ad un gruppo più ampio.
La nuova legge anti-gay
L’anno scorso il presidente ugandese Yoweri Museveni ha promulgato una legge anti-gay e anti-pedofilia. Il paese africano già prima criminalizzava l’omosessualità, ma la nuova norma arriva a prevedere il carcere per chi si dichiara gay e sanzionare con la pena di morte l’abuso di minorenni e persone vulnerabili, definita nella norma “omosessualità aggravata”. Già nel 2013 il Parlamento ugandese aveva tentato di approvare un provvedimento contro le persone Lgbtq+ ma la Corte costituzionale lo aveva annullato.
L’attenzione del Vaticano
Diversi esponenti della Chiesa cattolica locale hanno invece dato il proprio sostegno alla nuova legge. Diversa è la posizione vaticana. Già nel 2014 il cardinale ghanese Peter Turkson, all’epoca prefetto vaticano del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, aveva criticato la legge ugandese. In termini più generali, nei mesi scorsi sulla questione dell’omosessualità è emersa la divergenza profonda tra Santa Sede e buona parte dei vescovi africani quando il dicastero per la Dottrina della fede ha approvato la benedizione delle coppie gay e un’ampia rappresentanza degli episcopati africani hanno replicato che non applicheranno la nuova disposizione. Nella controreplica, l’ex Santo Uffizio ha ricordato, senza esplicitare il riferimento, che “in verità, non sono pochi i Paesi che in varia misura condannano, proibiscono e criminalizzano l’omosessualità. In questi casi, al di là della questione delle benedizioni, vi è un compito pastorale grande e di largo respiro che include formazione, difesa della dignità umana, insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa”.
Il ruolo della speaker
Tra i sostenitori cattolici della nuova legge c’è la presidente della Camera ugandese, Anita Annet Among. “Ringrazio i miei colleghi membri del Parlamento per aver resistito a tutte le pressioni dei bulli e dei teorici della cospirazione apocalittica nell'interesse del nostro Paese”, è stato il suo commento dopo l’approvazione della legge. Negli ultimi due anni, Among ad agosto ha ottenuto di salutare il Papa, nel baciamano al termine di udienze generali cadute nel mese di agosto. Anche per il 24 agosto prossimo la politica ugandese avrebbe ottenuto di salutare il Papa, ma, riferisce la stampa ugandese, poiché Stati Uniti e Regno Unito hanno spiccato nei suoi confronti delle sanzioni a causa del suo coinvolgimento in uno scandalo di corruzione, il suo viaggio a Roma è in forse.