Papa Francesco vola nel luogo più sperduto della Papua Nuova Guinea: chi sono i missionari argentini che ha voluto incontrare
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziVanimo – La periferia della periferia, un luogo irraggiungibile da terra, segnato dal calore e da un’umidità che supera il 90 per cento, dove scarseggiano acqua potabile e si può morire per una malattia facilmente curabile, al confine con una regione indipendentista marcata da disordini e violenze. Eppure è lì che papa Francesco vola oggi. A 87 anni, e nel mezzo del viaggio più lungo del suo pontificato e senz’altro uno dei più defatiganti, Jorge Mario Bergoglio prende un volo dell’aeronautica militare australiana per raggiungere Vanimo a 911 chilometri di distanza dalla capitale della Papua Nuova Guinea, Port Moresby, dove sta pernottando in questi giorni e dove tornerà questa sera stessa per poi proseguire la trasferta, domani, a Timor Est.
Una Chiesa non eurocentrica
Il motivo di tanta determinazione sono un gruppo di missionari argentini, sacerdoti e suore, ai quali Jorge Mario Bergoglio vuole portare di persona la vicinanza della Chiesa. E del resto la Papua Nuova Guinea è un arc…
Vanimo – La periferia della periferia, un luogo irraggiungibile da terra, segnato dal calore e da un’umidità che supera il 90 per cento, dove scarseggiano acqua potabile e si può morire per una malattia facilmente curabile, al confine con una regione indipendentista marcata da disordini e violenze. Eppure è lì che papa Francesco vola oggi. A 87 anni, e nel mezzo del viaggio più lungo del suo pontificato e senz’altro uno dei più defatiganti, Jorge Mario Bergoglio prende un volo dell’aeronautica militare australiana per raggiungere Vanimo a 911 chilometri di distanza dalla capitale della Papua Nuova Guinea, Port Moresby, dove sta pernottando in questi giorni e dove tornerà questa sera stessa per poi proseguire la trasferta, domani, a Timor Est.
Una Chiesa non eurocentrica
Il motivo di tanta determinazione sono un gruppo di missionari argentini, sacerdoti e suore, ai quali Jorge Mario Bergoglio vuole portare di persona la vicinanza della Chiesa. E del resto la Papua Nuova Guinea è un arcipelago “così lontano da Roma eppure così vicino al cuore della Chiesa cattolica”, ha detto Francesco. Una Chiesa che con il primo Pontefice latino-americano è sempre meno eurocentrica e sempre più proiettata nelle “periferie geografiche ed esistenziali”, attenta a quei luoghi dove i cristiani sono minoranza, impegnata ad tradurre il Vangelo in termini concreti e comprensibili dalle più disparate culture.
In missione in luoghi impossibili
I missionari appartengono all’Istituto del verbo incarnato (i sacerdoti) e alle Serve del Signore e della Vergine di Matará (le suore), due famiglie religiose nate in Argentina e oggi sparpagliate in alcuni dei luoghi più difficili del globo: Ecuador e Perù, Egitto, Tunisia e Tanzania, Kazakistan, Tagikistan, Russia e Ucraina (qui ad agosto il Papa ha nominato vescovo un sacerdote dell’istituto, monsignor Teodor Matsapula), e poi Gaza: il parroco della Striscia, padre Gabriel Romanelli, è un sacerdote del Verbo incarnato come lo sono le tre suore che rimangono lì nel pieno della guerra.
Povertà, disordini e legname
A Vanimo questi missionari argentini arrivarono nel 1997. La cittadina ha meno di 10mila abitanti, sorge al nord, al confine con il lato occidentale dell’isola di Guinea che ricade sotto l’amministrazione indonesiana ed è attraversata da pulsioni indipendentiste. Se in tutta la Papua Nuova Guinea scoppiano violenze e disordini, questa zona è particolarmente agitata. Qualche turista inizia ad affacciarsi, attratto dalla possibilità di fare surf con onde di tre metri, ma sono pochi. L’economia ruota attorno al taglio e all’esportazione del legname, regna la povertà e il disagio sociale è diffuso.
"La periferia della periferia”
"Poiché in Papua Nuova Guinea non ci sono quasi infrastrutture, non ci sono strade, non ci sono ponti, ci si arriva solo in aereo o via mare e come promesso il Papa verrà a trovarci perché dove siamo è la periferia della periferia e lui apprezza che siamo qui”, ha detto alla Nacion padre Miguel De la Calle, 44 anni, da dieci parroco di Vanimo. Insieme a padre Miguel, scrive il quotidiano argentino, ci sono diversi altri connazionali di Bergoglio: padre Martín Prado, 36 anni, padre Tomás Ravaioli, 42 anni, e inoltre suor María del Sagrario Páez, suor María Consuelo del alma Coronel e suor María Reina de los Cielo Prado. Le religiose gestiscono una casa che ospita ragazze e donne abbandonate, maltrattate o disabili.
Gli abusi del fondatore
L’Istituto del Verbo Incarnato, realtà nata sotto Giovanni Paolo II, ha in realtà una storia accidentata. Il fondatore, il sacerdote argentino Carlos Buela, ha abusato sessualmente di diversi seminaristi. Nel 2016 il Vaticano lo ha sanzionato, imponendogli una vita di ritiro e penitenza, e, non senza contestazioni, ha commissariato la congregazione (commissario è stato il cardinale spagnolo Santos Abril Y Castellò, molto vicino a papa Francesco). Il prete è morto a Genova a 82 anni nel 2023.
Evangelizzazione, scuola, corale
Papa Francesco ha però avuto modo di conoscere diversi sacerdoti di questo istituto. Da quando è iniziata la guerra a Gaza telefona praticamente ogni giorno alla parrocchia, e negli anni passati ha conosciuto padre Martin, uno dei missionari di Vanimo. E’ allora che ha deciso di dedicare a questo angolo sperduto della Papua Nuova Guinea una tappa specifica del suo viaggio nel sud-est asiatico. Bergoglio vola a Vanimo dopo aver celebrato messa nello stadio Sir John Guise Stadium della capitale Port Moresby.
Oltre ad evangelizzare e catechizzare la gente del posto, i sacerdoti e le suore del Verbo Incarnato – che non sono gli unici missionari cattolici presenti a Vanimo – gestiscono una scuola ed hanno fondato un’orchestra di bambini, la Queen of Paradise Orchestra. “Certamente suoneranno e canteranno per il Papa quando verrà”, ha detto padre Miguel alla Nacion: “Quando sono arrivato, infatti, quello che mi ha sconvolto di più è stato trovare tanta violenza, abusi, bambini picchiati, donne e ragazze con lividi … Ce n'è tanta, purtroppo perché la violenza familiare è quasi ben vista: nessuno dice qualcosa se uccidono qualcuno con bastoni o machete. E se, per esempio, la donna non ha preparato bene il cibo, possono anche picchiarla a morte ... Così ho pensato che la musica potesse servire a trasformare tutto ciò e a far sì che i membri del coro si sentissero preziosi e che gli altri potessero valorizzateli".
Messaggio nelle due direzioni
Una realtà che papa Francesco, che da giovane avrebbe voluto partire missionario in Giappone, vuole visitare di persona. Per far sentire a questa sperduta comunità cattolica la vicinanza della Chiesa universale, ed indicare alla Chiesa universale l’esempio di una fede che riesce ad essere attuale in una cultura lontanissima, non solo geograficamente, dalla Roma curiale.