Papa Francesco: Harris o Trump? Sia abortire che respingere i migranti sono contro la vita
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziA bordo dell’aereo papale da Singapore a Roma – L’aborto è un “assassinio”, respingere i migranti o non accoglierli e non farli lavorare è “peccato grave”, entrambe le cose sono “contro la vita”. Interpellato dai giornalisti al seguito sul volo di ritorno a Roma da Singapore, a conclusione di un viaggio di dodici giorni in Asia e Oceania, papa Francesco interviene nella campagna elettorale statunitense. Se i vescovi statunitensi considerano l’aborto un male assoluto, a chi gli domanda cosa dovrebbe fare un elettore cattolico tra una candidata, Kamala Harris, che vuole garantire il diritto di interrompere la gravidanza, e un candidato, Donald Trump, che vuole deportare undici milioni di immigranti, Jorge Mario Bergoglio consiglia di valutare “in coscienza” qual è il “male minore”.
Il Pontefice argentino stigmatizza il fatto che la politica faccia troppo poco sia per la pace in Medio Oriente che per il cambiamento climatico, evoca la “dittatura” parlando del Venezuela, si dice “inn…
A bordo dell’aereo papale da Singapore a Roma – L’aborto è un “assassinio”, respingere i migranti o non accoglierli e non farli lavorare è “peccato grave”, entrambe le cose sono “contro la vita”. Interpellato dai giornalisti al seguito sul volo di ritorno a Roma da Singapore, a conclusione di un viaggio di dodici giorni in Asia e Oceania, papa Francesco interviene nella campagna elettorale statunitense. Se i vescovi statunitensi considerano l’aborto un male assoluto, a chi gli domanda cosa dovrebbe fare un elettore cattolico tra una candidata, Kamala Harris, che vuole garantire il diritto di interrompere la gravidanza, e un candidato, Donald Trump, che vuole deportare undici milioni di immigranti, Jorge Mario Bergoglio consiglia di valutare “in coscienza” qual è il “male minore”.
Il Pontefice argentino stigmatizza il fatto che la politica faccia troppo poco sia per la pace in Medio Oriente che per il cambiamento climatico, evoca la “dittatura” parlando del Venezuela, si dice “innamorato” di Timor Est, dove ha ricevuto un’accoglienza di massa, ribadisce il proprio desiderio di recarsi a Pechino, perché la Cina “è una speranza per la Chiesa”, e chiarisce che non andrà a Parigi l’otto dicembre per la riapertura della cattedrale di Notre Dame, ristrutturata dopo il rogo del 2019, che è ancora in alto mare l’ipotesi di un viaggio nel suo paese, l’Argentina, mentre è possibile un viaggio nelle isole Canarie per mostrare la sua vicinanza agli immigrati che muoiono in mare. E quando l’aereo balla al momento in cui risponde a una domanda sugli abusi sessuali nella Chiesa, Francesco scherza: “Questa domanda ha fatto una turbolenza!”.
In vista delle prossime elezioni negli Stati Uniti che consiglio può dare a un elettore cattolico che deve decidere tra un candidato favorevole all’interruzione di gravidanza e un altro che vorrebbe deportare 11 milioni di immigrati?
“Ambe due sono contro la vita: sia chi butta via i migranti, sia chi uccide i bambini. Io non posso dire perché non sono statunitense non andrò a votare lì, ma sia chiaro: mandare via i migranti, non dare ai migranti capacità di lavorare, non dare ai migranti accoglienza è peccato, e grave. Nell’antico testamento c’è un ritornello: l’orfano, la vedova e lo straniero, cioè il migrante. Sono i tre che il popolo di Israele deve custodire. Chi non custodisce il migrante manca, fa un peccato, un peccato contro la vita. Io sono stato a celebrare messa alla frontiera (tra Stati Uniti e Messico, ndr.), vicino alla diocesi di El Paso, e c’erano tante scarpe di migranti che sono finiti male lì. Oggi c’è una corrente di migranti dentro l’America Centrale che tante volte vengono trattati come schiavi, si approfittano di loro. La migrazione è un diritto, un diritto che già nell’antico testamento c’era. Questo è quello che penso dei migranti. Poi, l’aborto: la scienza dice che al mese dal concepimento ci sono tutti gli organi di un essere umano, tutti. Fare un aborto è uccidere un essere umano: ti piace la parola o non ti piace ma è uccidere. La Chiesa non è chiusa perché non permette l’aborto, la Chiesa non permette l’aborto perché uccide, è un assassinio, dobbiamo dire le cose chiare. Mandare via i migranti, non lasciarli sviluppare, non lasciare loro di avere vita, è una cosa brutta, è cattiveria, mandare via un bambino dal seno della mamma è un assassinio, perché c’è vita. E su queste cose dobbiamo parlare chiaro, “no ma però” – niente ma però, ambe cose sono chiare”.
Ma ci possono essere circostanze in cui è moralmente ammissibile per un cattolico votare per un candidato che è favorevole all’interruzione della vita?
“Nella morale politica in genere si dice che non votare è brutto, non è buono, si deve votare: e si deve scegliere il male minore. Chi è il male minore, quella signora o quel signore? Non so, ognuno valuti in coscienza”.
C’è il pericolo che il conflitto di Gaza si estenda anche alla Cisgiordania, poche ore fa sono morte 18 persone tra cui alcuni operatori Onu: cosa si sente di dire alle parti in guerra? C’è la possibilità di una mediazione della Santa Sede per arrivare a un cessate il fuoco?
“La Santa Sede lavora a questo. Io tutti i giorni chiamo la parrocchia di Gaza: ci sono 600 persone, cristiani e musulmani che vivono come fratelli, e mi raccontano cose brutte, cose difficili. Io non posso qualificare questa azione di guerra come troppo sanguinaria o no, ma per favore: quando si vedono i corpi di bambini uccisi, quando si vede che supponendo che lì ci siano alcuni guerriglieri si bombarda una scuola, è brutto questo, è brutto, è brutto. Delle volte si dice che è una guerra difensiva o no, ma alcune volte credo che una guerra è troppo, troppo… mi scuso a dire questo ma non trovo che si facciano i passi per fare la pace. Quando sono andato a Verona ho avuto un’esperienza molto bella: un ebreo a cui era morta la moglie e uno di Gaza a cui era morta la figlia hanno parlato della pace, si sono abbracciati e hanno dato una testimonianza di fratellanza. Alla fine chi vince la guerra troverà una grande sconfitta. La guerra sempre è una sconfitta, sempre, senza eccezioni, e questo non dobbiamo dimenticarlo. Per questo tutto quello che si faccia per la pace è importante. Re Hussein di Giordania sta cercando di fare la pace, è un uomo bravo, buono”.
La Cina si sta impegnando per un cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza, a Pechino è stata firmata una dichiarazione per porre fine alle divisioni tra palestinesi, lei vede spazi di collaborazione con la Santa Sede per la pace? E visto che siamo a ridosso del rinnovamento dell’accordo sulle nomine episcopali, è soddisfatto dai dialoghi con Pechino?
“Io sono contento dei dialoghi con la Cina, il risultato è buono. Anche per la nomina dei vescovi si lavora con buona volontà: ho sentito la Segreteria di Stato su come vanno le cose e io sono contento. La Cina per me è un’illusione (sogno, ndt.), nel senso che io vorrei visitare la Cina: è un grande paese, io ammiro la Cina, rispetto la Cina: è un paese di cultura millenaria, di capacità di dialogo, che va oltre i diversi sistemi che ha avuto. La Cina è una promessa, è una speranza per la Chiesa. La collaborazione si può fare per i conflitti certamente: in questo momento il cardinal Zuppi si muove e anche ha rapporti con la Cina”.
Questo è stato il viaggio più lungo del suo pontificato: andrà in Argentina a fine anno o no?
“Se andrò in Argentina è una cosa ancora non decisa: io vorrei andare, è il mio popolo, ma ancora non è decisa, ci sono diverse cose da risolvere prima”. Nel caso ci va farà scalo nelle Canarie?“Tu mi hai letto nel pensiero! Io penso un po’ a questo, andare alle Canarie, perché lì ci sono situazioni di migranti che vengono dal mare e vorrei essere vicino ai governanti e al popolo delle Canarie”.
Lei sarà a Parigi a dicembre per la riapertura di Notre Dame?
“Non andrò a Parigi, non andrò”.
A Timor Est lei ha citato i giovani vittime di abusi e abbiamo pensato alle vittime del vescovo Belo, in Francia c’è una situazione analoga, l’abbé Pièrre, persona molto stimata di cui si stanno scoprendo gli abusi: cosa sapeva il Vaticano? Cosa può dire a chi fa difficoltà a credere che una persona che ha fatto tanto bene possa aver compiuto tali crimini?
“Hai toccato un tasto molto dolente e molto delicato: gente buona, gente che fa il bene, hai nominato l’abbé Pierre, che poi si vede che è un peccatore brutto. Questa è la nostra condizione umana. Non dobbiamo dire “copriamo, copriamo perché non si veda”: i peccati pubblici sono pubblici, e vanno condannati. Dobbiamo parlare chiaro su queste cose, non nascondere. L’abuso è a mio giudizio una cosa demoniaca, perché ogni tipo di abuso cerca di distruggere quello che tutti noi siamo, immagine di Dio. Io sono contento quando vengono fuori questi casi. Una statistica delle Nazioni Unite mostra che dal 42 al 46 per cento degli abusi avviene in famiglia o nel quartiere…” (Il pilota dell’aereo Singapore Airlines annuncia che ci sono turbolenze). “La tua domanda ha fatto una turbolenza!”, commenta il Papa. “Per finire, l’abuso sessuale dei bambini dei minori è un crimine e una vergogna. Cosa sapeva il Vaticano dell’abbé Pierre? Non so quando il Vaticano è venuto a saperlo perché io non ero qui e mai mi è venuta l’idea di fare una ricerca su questo: certamente dopo la morte sicuro, ma prima non so”.
In Venezuela la situazione è drammatica, mentre lei era in viaggio il presidente teoricamente eletto ha dovuto esiliarsi in Spagna: che messaggio vuole dare al popolo venezuelano?
“Non ho seguito la situazione in Venezuela ma il messaggio che darò ai governanti è dialogare e fare la pace. Le dittature non servono e finiscono male, prima o poi, leggete la storia della Chiesa. Io dirò che il governo e la gente faccia di tutto per trovare un cammino di pace”. Alla messa a Timor Est ha detto di fare attenzione ai coccodrilli: cosa intendeva?“Timor Est ha una cultura semplice, famigliare, gioiosa e una cultura di vita, ha tanti bambini, tanti, e io quando parlavo di coccodrillo parlavo delle idee che possono venire da fuori per rovinare questa armonia che avete. Ti dico una cosa: io sono rimasto innamorato di Timor Est”.
L’Indonesia e alcuni paesi stanno abbandonando il loro impegno al vertice sul clima di Parigi per motivi economici. Cosa ne pensa?
“Penso che il problema climatico è grave, molto grave. Dal vertice di Parigi, che è stato il culmine, gli incontri climatici sono in discesa. Si parla si parla ma non si fa. Su questo io ho scritto due documenti, Laudato si’ e Laudate Deum”.
Che impressioni ha avuto dalla Papua Nuova Guinea e, in particolare, da Vanimo?
“Ho voluto andare a Vanimo per trovare un gruppo di preti e suore argentine che lavorano lì e ho visto lì una organizzazione molto bella. L’arte è molto sviluppata, le danze, altre espressioni poetiche, è impressionante. Ho visto un paese in via di sviluppo forte”.
Perché non ha parlato della pena di morte a Singapore?
“È vero, non mi è venuto in mente… Ma la pena di morte non funziona, lentamente dobbiamo cercare di eliminarla: tanti paesi hanno la legge ma non eseguono la sentenza, negli Stati Uniti è lo stesso in alcuni Stati. Ma la pena di morte va fermata, non va”.