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Abusi, sacerdozio femminile, diritti lgbtq+: i cattolici del Belgio pungolano il Papa. L’università di Lovanio lo contesta sulle donne

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Francesco tra ascolto e frenate: “Dobbiamo adeguarci a un cristianesimo di minoranza”. Ma in vista del sinodo puntualizza: “No riforme alla moda”. Ed elogia il re che abdicò per non firmare la legge sull’aborto. Gli studenti di Lovanio: “Dove sono le donne nella Laudato si’?”
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Bruxelles – Giustizia per le vittime degli abusi compiuti dai sacerdoti, sacerdozio femminile, riconoscimento dei diritti delle persone lgbtq+. Sono le principali richieste che i cattolici del Belgio stanno presentando a papa Francesco nelle diverse tappe della sua visita che sta compiendo, da ieri a domani, a Bruxelles. L’università cattolica di Lovanio, che Bergoglio ha visitato, ha contestato in particolare le sue parole sulle donne.

“Dove sono le donne?”

“L’appello allo sviluppo integrale ci sembra incompatibile con le posizioni sull’omosessualità e sul posto delle donne nella Chiesa cattolica”, hanno scritto gli studenti dell’università di Lovanio in una lettera che è stata letta questo pomeriggio al Papa. L’occasione formale del viaggio in Belgio, in effetti, è il 600esimo anniversario di questo prestigioso ateneo, da sempre bastione del cattolicesimo progressista europeo nonché fucina di teologi del Concilio vaticano II. Dal 1968, per una diatriba linguistica, l’università è di…

Bruxelles – Giustizia per le vittime degli abusi compiuti dai sacerdoti, sacerdozio femminile, riconoscimento dei diritti delle persone lgbtq+. Sono le principali richieste che i cattolici del Belgio stanno presentando a papa Francesco nelle diverse tappe della sua visita che sta compiendo, da ieri a domani, a Bruxelles. L’università cattolica di Lovanio, che Bergoglio ha visitato, ha contestato in particolare le sue parole sulle donne.

“Dove sono le donne?”

“L’appello allo sviluppo integrale ci sembra incompatibile con le posizioni sull’omosessualità e sul posto delle donne nella Chiesa cattolica”, hanno scritto gli studenti dell’università di Lovanio in una lettera che è stata letta questo pomeriggio al Papa. L’occasione formale del viaggio in Belgio, in effetti, è il 600esimo anniversario di questo prestigioso ateneo, da sempre bastione del cattolicesimo progressista europeo nonché fucina di teologi del Concilio vaticano II. Dal 1968, per una diatriba linguistica, l’università è divisa in due, quella di lingua fiamminga (Katholieke Universiteit Leuven), che Bergoglio ha visitato ieri pomeriggio, e quella di lingua francese (Université Catholique de Louvaine) dove il Papa si è recato oggi. Qui gli studenti, introdotti dalla rettrice Françoise Smets, hanno letto a Francesco la lettera, incentrata sull’enciclica Laudato si’, non priva di accenti critici: “Caro Papa Francesco, dov’è il posto delle donne nell’Enciclica? Le donne sono le grandi assenti della Laudato si’”. La teologia cattolica, scrivono gli studenti di questo ateneo cattolico, tende a “rafforzare” la divisione del lavoro basata sulla differenza sessuale “attraverso la sua “teologia della donna”, che ne esalta il ruolo materno e le proibisce – sottolineano gli studenti – l’accesso ai ministeri ordinati. Qual è dunque il posto delle donne nella Chiesa?”. L’enciclica del Papa, insomma, “porta con sé i semi di una promettente riflessione sull’inclusione di tutti. Ma come spesso accade nella storia della Chiesa, le donne sono state rese invisibili. Invisibili nella loro vita, le donne sono state invisibili anche nel loro contributo intellettuale. Nessuna donna teologa viene menzionata (...) Che posto hanno le donne nella produzione di un quadro di pensiero che informa le concezioni e le decisioni della Chiesa?”. Tutti interrogativi ai quali il Papa non ha risposto direttamente. Ha riconosciuto che nelle parole degli studenti c’è “passione e speranza, desiderio di giustizia, ricerca di verità” e, evocando la lettera apostolica Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II (che ribadiva il no al sacerdozio femminile) ha detto che l’uomo e la donna non dovrebbero essere “l’uno contro l’altro, in opposte rivendicazioni, ma l’uno per l’altro”: “La donna è più importante dell'uomo, ma è brutto quando vuole fare l'uomo”, ha detto Bergoglio, è “accoglienza feconda, cura, dedizione vitale”, e la Chiesa “è il popolo di Dio, non una multinazionale”.

La “disapprovazione” dell’università

In una nota diramata dopo la visita del Papa, l’Università di Lovanio “esprime la propria incapacità di comprendere e la propria disapprovazione per la posizione espressa da papa Francesco relativamente al ruolo delle donne nella Chiesa e nella società. Il Papa ha detto che la donna è “accoglienza feconda, cura, dedizione vitale”. UCLouvain può solo esprimere il proprio disaccordo con questa posizione deterministica e riduttiva. UCLouvain è una università inclusiva e impegnata a combattere contro il sessismo e la violenza sessuale. Ribadisce il proprio desiderio che ognuno fiorisca nell’università e nella società, indipendentemente dalle origini, dal genere o dall’orientamento sessuale, Fa appello alla Chiesa affinché segua lo stesso percorso, senza forme di discriminazione”. L’università di Lovanio invece ha elogiato le parole del Papa sul bene comune e sul cambiamento climatico.

La lezione del rettore

Se gli studenti oggi evocano “l’accesso ai ministeri ordinati” per le donne, già ieri il rettore dell’università di lingua fiamminga aveva posto esplicitamente la questione del sacerdozio femminile. In un lungo discorso, molto applaudito da professori e studenti, sulle riforme necessarie alla Chiesa, Luc Sels – accanto al Papa e dinanzi ad una prima fila occupata da vescovi, cardinali e da cinque professoresse, tutte donne – si è domandato “perché tolleriamo questo enorme divario tra uomini e donne in una Chiesa che è così spesso guidata de facto da donne? La Chiesa non sarebbe più cordiale se desse alle donne un posto di rilievo, incluso nel sacerdozio?”. Il rettore ha parlato dello “shock degli abusi”, e delle diversità sessuali: “La Chiesa non guadagnerebbe in autorità morale nelle nostre regioni se non trattasse la questione della diversità di genere in modo così rigido e se, come l'università, mostrasse una maggiore apertura verso la comunità LGBTQ+?”. Il rettore non ha preso di punta il Papa, anzi: “Lei – gli ha detto – ha posto all'ordine del giorno l'importante questione di come la Chiesa possa preservare la sua unità nella diversità e ha incoraggiato un dissenso costruttivo all'interno della Chiesa”. Dissenso al quale, rispettosamente, ha dato voce.

Un mondo secolarizzato

Ad ogni appuntamento della visita in Belgio, Francesco è interpellato sulle spine della vita della Chiesa, tanto più esplicite perché appena tornato a Roma il Papa presiederà per un mese un’assemblea sinodale dove questi temi sono sul tavolo. Questa mattina, inoccasione dell’incontro con la comunità cattolica nella basilica del Sacro Cuore di Koekelberg, il teologo Arnaud Join-Lambert gli ha ricordato che in Belgio “uomini e donne (laici) partecipano alla governance della Chiesa con i vescovi e con i preti, e tuttavia le nostre comunità hanno difficoltà a rinnovarsi. Come fare? Come vede l’avvenire della sinodalità nell’Occidente secolarizzato?”.

Abusi, “orrore e impotenza”

E se la questione degli abusi sessuali è stata al centro della prima giornata del Papa in Belgio, ieri, oggi è tornata ad imporsi. “Gli abusi generano atroci sofferenze e ferite, minando anche il cammino della fede”, ha detto questa mattina Bergoglio: “E c’è bisogno di tanta misericordia, per non rimanere col cuore di pietra dinanzi alla sofferenza delle vittime, per far sentire loro la nostra vicinanza e offrire tutto l’aiuto possibile, per imparare da loro – ha proseguito il Papa – a essere una Chiesa che si fa serva di tutti senza soggiogare nessuno”. Francesco rispondeva a Mia De Schampelaere, una fedele impegnata nell’accompagnamento dei sopravvissuti agli abusi del clero: “Quando, nel 2010, è scoppiata la prima grande crisi di abusi nella nostra Chiesa, in seguito alla confessione di abusi da parte di un vescovo, lo sconvolgimento sociale è stato grande”, ha detto la donna. “Seguirono una marea di denunce di vittime che testimoniavano, a volte per la prima volta nella loro vita, di aver subito abusi in giovane età da parte di un sacerdote o di un religioso. Come molti cittadini, abbiamo provato orrore, tristezza e impotenza. Inoltre eravamo scioccati e ci vergognavamo come credenti. Abbiamo avuto l'opportunità di trasformare la rabbia e il dolore in assistenza concreta”.

Il Papa tra incoraggiamenti e frenate

La linea del Papa, di fronte a queste richieste, è l’ascolto, senza contestare gli slanci riformisti, ma al tempo stesso il tentativo di frenare possibili fughe in avanti. “La crisi – ogni crisi – è un tempo che ci è offerto per scuoterci, per interrogarci e per cambiare”, ha detto in mattinata ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli belgi incontrati nella basilica: “Siamo passati da un cristianesimo sistemato in una cornice sociale ospitale a un cristianesimo “di minoranza”, o meglio, di testimonianza. E questo richiede il coraggio di una conversione ecclesiale, per avviare quelle trasformazioni pastorali che riguardano anche le consuetudini, i modelli, i linguaggi della fede, perché siano realmente a servizio dell’evangelizzazione”. D’altra parte, il processo sinodale “dev’essere un ritorno al Vangelo; non deve avere tra le priorità qualche riforma “alla moda” – ha puntualizzato – ma”, ha aggiunto Francesco, “chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede?”. Dopo l’incontro nella basilica, il Papa è voluto recarsi a rendere omaggio dinanzi alla tombe di re Baldovino, elogiandone poi il coraggio quando scelse di “lasciare il suo posto da Re per non firmare una legge omicida”: nel 1990 il sovrano abdicò per un giorno per evitare di promulgare la legge che liberalizzava l’aborto. Le parole del Papa sono state bollate come “provocazione” dal Centre d'Action Laïque.

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