✕

Il mea culpa dei gesuiti sul prete dei giovani: “Abusi su cinque ragazze, chiediamo perdono”

Ascolta l'audio

La Compagnia di Gesù svela le molestie che padre Sauro De Luca, morto a 85 anni nel 2012, ha compiuto negli anni Novanta quando era direttore nazionale del Movimento eucaristico giovanile e invita altre donne che avessero subito gli abusi a farsi avanti
3 minuti di lettura

Quando è morto, nel 2012 a 85 anni, lo hanno ricordato come «guida esemplare», «predicatore e confessore formidabile», «un padre». Ma la storia di questo prete carismatico che ha cresciuto intere generazioni, «sempre attento ai più piccoli», nasconde un lato oscuro che ora gli stessi gesuiti, l’ordine religioso al quale apparteneva, hanno deciso di portare alla luce. Nel corso degli anni, a quanto apprende Repubblica, padre Sauro De Luca, questo il suo nome, ha molestato sessualmente cinque ragazze minorenni in giro per l’Italia, ma il numero delle vittime potrebbe essere più alto e la natura degli abusi più grave.

Direttore nazionale del Meg

Il sacerdote non era uno qualunque. Bolognese, dal 1967 al 1998 è stato responsabile nazionale del Meg, il movimento eucaristico giovanile, l’organismo della Compagnia di Gesù che, tra riunioni in parrocchia e campi estivi, si occupa di animazione dei giovani. In Italia è un’istituzione rinomata: oggi gli iscritti sono circa 2.500, nei decenni pa…

Quando è morto, nel 2012 a 85 anni, lo hanno ricordato come «guida esemplare», «predicatore e confessore formidabile», «un padre». Ma la storia di questo prete carismatico che ha cresciuto intere generazioni, «sempre attento ai più piccoli», nasconde un lato oscuro che ora gli stessi gesuiti, l’ordine religioso al quale apparteneva, hanno deciso di portare alla luce. Nel corso degli anni, a quanto apprende Repubblica, padre Sauro De Luca, questo il suo nome, ha molestato sessualmente cinque ragazze minorenni in giro per l’Italia, ma il numero delle vittime potrebbe essere più alto e la natura degli abusi più grave.

Direttore nazionale del Meg

Il sacerdote non era uno qualunque. Bolognese, dal 1967 al 1998 è stato responsabile nazionale del Meg, il movimento eucaristico giovanile, l’organismo della Compagnia di Gesù che, tra riunioni in parrocchia e campi estivi, si occupa di animazione dei giovani. In Italia è un’istituzione rinomata: oggi gli iscritti sono circa 2.500, nei decenni passati erano anche di più. In quanto direttore nazionale padre De Luca ha girato per un trentennio le numerose sezioni delle varie città italiane.

Le molestie nei colloqui spirituali

E’ in questi contesti che sono avvenuti gli abusi sessuali. Padre De Luca era ammirato e riverito, si appartava per un colloquio spirituale con una adolescente che di lui si fidava e, al riparo da sguardi indiscreti, la molestava. In alcuni casi, le molestie si sono prolungate nel tempo.

“Una grandissima ferita”

Le vittime sono almeno cinque, e sono rimaste in silenzio per lunghi anni. Avevano tra i 14 e i 16 anni negli anni Novanta, oggi sono donne tra i quaranta e i cinquanta. «Hanno subito una grandissima ferita», dice padre Renato Colizzi, l’attuale direttore del Meg che ha deciso di avviare un «cammino di verità» su tutta la vicenda: «Un disagio enorme che ha richiesto, dopo una fase di rimozione, anni di psicoterapia, rielaborazione, un percorso di coscientizzazione».

Denunce, confessione, reclusione

Due di loro hanno deciso di rompere il silenzio già diversi anni fa, nel 2010. Contattarono la provincia italiana della Compagnia di Gesù, che quell’anno, sull’ondata dello scandalo pedofilia esploso in tutta Europa, si era dotata di un responsabile per gli abusi. «Il delegato ha potuto avviare indagini, padre De Luca confessò, accettò le misure restrittive, venne trasferito da Pescara all’infermeria di Gallarate, dove morì due anni dopo per tumore», racconta padre Colizzi. Il sacerdote ha vissuto i suoi ultimi due anni di fatto «recluso».

Altre tre vittime si fanno avanti

Gli abusi di padre De Luca allora non divennero pubblici. A marzo scorso, però, altre tre vittime — ma è più giusto chiamarle sopravvissute — hanno contattato i gesuiti per denunciare, a loro volta, le molestie subite da padre Sauro. Identica la modalità degli assalti, siamo sempre negli anni Novanta, cambiano le città. I cinque casi di abuso si sono infatti svolti durante incontri del Meg di città diverse, dal nord al sud d’Italia.

Una modalità d’azione sistematica

Circostanze che fanno sospettare che questa fosse una modalità d’azione sistematica e che dunque le vittime di padre De Luca, che dal 1999 al 2005 è stato anche rettore del collegio universitario d’Abruzzo, possano essere molte di più, in anni diversi e in svariate altre città italiane. «Nessuno ha idea di quante vittime ci possano essere in Italia», ammette padre Colizzi. Non c’è mai stata una violenza carnale vera e propria? «Ad oggi, che noi sappiamo, no».

Abbé Pierre, Vanier, Rupnik

Alzare il velo può rivelare il marcio. Non sarebbe una novità nella Chiesa: uomini carismatici, che hanno effettivamente fatto molto bene — padre De Luca ha traghettato con energia e creatività il movimento dei giovani nella Chiesa del dopo-Concilio — e nascondevano però un lato mostruoso. In Francia si è appena scoperchiata la storia di violenze sessuali dell’abbé Pierre, prima era stata la volta di Jean Vanier, ma per rimanere in Italia, e ai gesuiti, è in corso in Vaticano un processo canonico a carico di Marko Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo da poco espulso dalla Compagnia di Gesù, accusato da numerose donne di prolungati abusi sessuali e di coscienza.

"Dolore e vergogna”

«Con sentimenti di acuto dolore per le persone colpite e di profonda vergogna per i fatti commessi voglio innanzitutto chiedere perdono alle vittime sopravvissute e alle loro famiglie», scandisce padre Colizzi.

L’appello ad altre sopravvissute

Quando, pochi mesi fa, si sono fatte avanti le ultime tre vittime, il gesuita ha reagito. «Appena abbiamo stabilito un contatto, abbiamo scelto di mettere al centro la loro sofferenza, e di aprire un canale con coloro che ancora non si erano fatte avanti», dice: «Vorrei quindi rivolgere un appello, invitando chiunque abbia subito abusi nel Meg o sia a conoscenza di fatti simili a prendere contatto con la nostra delegata, la dottoressa Grazia Villani», una persona che da anni si occupa di abusi nella Chiesa, e che sarà coadiuvata dall’associazione Meter di don Fortunato di Noto. I gesuiti prendono anche in considerazione la possibilità di risarcimenti: «Pensiamo a una forma di riparazione da concordare con le vittime sopravvissute qualora lo desiderano», spiega Colizzi.

Un cambio di paradigma

È un po’ un «cambio di paradigma» rispetto al passato: «Prima il massimo bene era rispondere alle richieste delle vittime che si palesavano e allo stesso tempo “tutelare l’istituzione”: adesso vogliamo aiutare le vittime che ancora faticano a elaborare, senza per questo gettare fango sull’istituzione».

Il report e le responsabilità dei superiori

Poi ci sarà da scavare nel passato. Il Meg intende pubblicare un report, indicativamente tra un anno, sugli abusi di padre De Luca. Conterrà quanto già si sa oggi e quanto emergerà da oggi in poi. «Siamo consapevoli che la Compagnia non ha fatto tutto quello che doveva o poteva fare», ammette padre Colizzi. «Mi sono state riferite segnalazioni orali risalenti agli anni Duemila che probabilmente sono state sottovalutate, perché non ci risulta ad oggi, da una prima indagine negli archivi, che si sia fatto qualcosa per capire meglio cosa stesse accadendo all’epoca. Un capitolo del report dovrà quindi riguardare la responsabilità della Compagnia di Gesù», spiega con calma il gesuita: «Vogliamo vivere questa fase di ascolto come un cammino di verità, perché la verità è il primo passo di un possibile processo di guarigione e liberazione», dice, «per le vittime, e per noi».

Leggi i commenti