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Ior, per la coppia di sposi dipendenti scatta il licenziamento: “Ripercussioni sulla nostra salute”. Il caso andrà al tribunale vaticano

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Dopo il rifiuto di uno dei due di spostarsi è arrivato a scadenza il termine per l’applicazione di una nuova norma anti-clientelismo. La lettera al Papa, il silenzio di Francesco
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Per la coppia di dipendenti dell’Istituto per le opere di religione (Ior) che ha deciso di sposarsi a febbraio scorso è scattato, come previsto, il licenziamento. Il loro caso andrà ora, prevedibilmente, di fronte al tribunale vaticano.

Il regolamento anti-familismo

La vicenda è nata in seguito all’applicazione di una nuova norma anti-familismo approvata a maggio scorso per porre fine a decenni di opacità della banca vaticana. “La formazione di una coppia coniugale fra i dipendenti è infatti palesemente in contraddizione con il Regolamento vigente all’interno dell’Istituto, il cui primo obiettivo è quello di ovviare al rischio reputazionale di accuse di familismo e conseguentemente di garantire trattamenti imparziali tra i dipendenti e di evitare il possibile insorgere di situazioni di conflitti di interesse nella operatività dell’Istituto, a protezione della propria integrità e del servizio per i propri clienti”, ha dichiarato lo Ior in una nota. Coerentemente con quanto avviene in a…

Per la coppia di dipendenti dell’Istituto per le opere di religione (Ior) che ha deciso di sposarsi a febbraio scorso è scattato, come previsto, il licenziamento. Il loro caso andrà ora, prevedibilmente, di fronte al tribunale vaticano.

Il regolamento anti-familismo

La vicenda è nata in seguito all’applicazione di una nuova norma anti-familismo approvata a maggio scorso per porre fine a decenni di opacità della banca vaticana. “La formazione di una coppia coniugale fra i dipendenti è infatti palesemente in contraddizione con il Regolamento vigente all’interno dell’Istituto, il cui primo obiettivo è quello di ovviare al rischio reputazionale di accuse di familismo e conseguentemente di garantire trattamenti imparziali tra i dipendenti e di evitare il possibile insorgere di situazioni di conflitti di interesse nella operatività dell’Istituto, a protezione della propria integrità e del servizio per i propri clienti”, ha dichiarato lo Ior in una nota. Coerentemente con quanto avviene in altre banche nonché con una più generale regolamentazione adottata nello Stato pontificio negli anni scorsi, c’è stato un giro di vite sui legami famigliari nelle assunzioni. In particolare, a quanto si apprende, uno dei due dipendenti dello Ior lavorava in un settore dove aveva accesso a informazioni riservate dei clienti: la prospettiva che si unisse in matrimonio a un collega ha pertanto fatto scattare l’incompatibilità. Poiché lo Ior ha una sola filiale, al dipendente è stato proposto di cambiare posto di lavoro. L’avvocato dei due, Laura Sgrò, contesta questa circostanza: “Nessuno di loro ha ricevuto proposte da parte dello Ior di cambi di settore (che avrebbero volentieri accettato) né tanto meno di ricollocamento in altro Ente Vaticano”, afferma in una nota. Secondo la legale, inoltre, “nessuno dei due, per le mansioni svolte, ha accesso ad informazioni riservate della clientela”. A quanto si apprende in Vaticano, però, sebbene non si sia arrivati alla formalizzazione di una proposta, ai due dipendenti dello Ior è stata effettivamente ventilata la possibilità che uno dei due venisse ricollocato nell’ambito dell’amministrazione vaticana o in un’altra sistemazione lavorativa, evitando questo epilogo della vicenda.

L’epilogo della vicenda

La coppia, che aveva deciso di sposarsi già prima di maggio, ha preferito affrontare la tagliola del licenziamento che, riporta il Messaggero, è avvenuto ieri. Fonti dello Ior sottolineano che non si è trattato, formalmente, di un licenziamento, ma di un recesso dal contratto per perdita di requisiti, motivo per il quale l’Ulsa (Ufficio del lavoro della Sede apostolica) si è dichiarata incompetente a giudicare la vicenda. A poco è valso il tentativo di mediazione dell’associazione dei dipendenti laici vaticani (Adlv). "Nel mese di agosto 2024”, riferisce l’avvocato Sgrò, “i miei assistiti avevano formulato a Sua Santità Papa Francesco richiesta di dispensa rispetto alla normativa dettata dal nuovo Regolamento, entrato in vigore quando i preparativi del matrimonio erano stati ultimati e le pubblicazioni già avvenute, e di tale richiesta di dispensa era stato prontamente informato anche il Direttore dello Ior, dott. Gian Franco Mammì. Nessuna risposta è mai pervenuta ai miei assistiti o al sottoscritto difensore”. A quanto si apprende in Vaticano, il Papa ha seguito la vicenda passo passo. La contesa giudiziaria ora finirà di fronte al tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone.

Il commento dell’associazione dei lavoratori laici

"Una vicenda iniziata male e finita peggio”, è il commento dell’Associazione Dipendenti Laici Vaticani (Adlv). “La notizia del licenziamento dei due colleghi dello IOR ci lascia basiti. Avevamo sperato in una risoluzione bonaria della vicenda, ma alla fine un regolamento discutibile ha prevalso sui sacramenti, sui sentimenti più genuini. Da oggi, nei fatti, rischiamo di avere una famiglia povera in più. Chi di noi, infatti, avrebbe la possibilità di sopravvivere senza uno stipendio?”. L’associazione si dice pronta “a prendere iniziative concrete di protesta a sostegno dei nostri due colleghi. Pensiamo che in Vaticano si debba aprire una stagione in cui il diritto del lavoro sia basato su principi universalmente riconosciuti, e non su interpretazioni unilaterali. Colpisce il silenzio assordante degli organi istituzionali e l’apparente carenza di umanità”.

La reazione degli sposi

Nella loro casa di Roma Nord adesso la coppia vive momenti di ansia e preoccupazione. Poche le parole che la dipendente dello Ior dice a Repubblica al citofono: “Abbiamo bambini, dobbiamo tutelarli. Stiamo malissimo e ci sono gravi ripercussioni sullo stato di salute, morali, familiari”. Poi la donna aggiunge che le conseguenze di quello che sta accadendo si stanno riversando anche su tutta la famiglia: “Abbiamo genitori e parenti che soffrono con noi”. Infine, conclude: “Abbiamo nominato un'avvocata, Laura Sgrò, con la quale potete parlare per seguire la vicenda. Noi vogliamo essere lasciati in pace. Vogliamo restare in silenzio”.

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