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Il Papa apre il Sinodo: “No a agende da imporre o posizioni arroganti”. Frenata sulle diaconesse

Papa Francesco (ansa)

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Al centro le divergenze tra progressisti e conservatori e le rivendicazioni di laici e donne. Ma i temi caldi sono allo studio di dieci gruppi di specialisti. Donne diacono, interviene il cardinal Fernandez: “Il Papa non considera il tema maturo”
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Di fronte alle divergenze emerse già negli anni scorsi tra conservatori e progressisti, papa Francesco ha esortato i 368 partecipanti all’assemblea sinodale che si è aperta oggi, mercoledì 2 ottobre, in Vaticano ad abbandonare “puntigli da difendere o agende da imporre” esercitando invece una “arte sinfonica”.

Come ha detto il domenicano Timothy Radcliffe nelle meditazioni che hanno preceduto l’assemblea, “questo Sinodo sarà un momento di grazia se ci guardiamo con compassione e vediamo le persone che sono come noi, in ricerca. Non i rappresentanti dei partiti della Chiesa, quell'orribile Cardinale conservatore, quella spaventosa femminista!”.

Arroganza o armonia

“Come abbiamo più volte ricordato, la nostra non è un’assemblea parlamentare, ma un luogo di ascolto nella comunione”, ha detto il Papa nella messa di apertura in piazza San Pietro, questa mattina: “Perché ciò avvenga, però, c’è una condizione: che ci liberiamo da quello che, in noi e tra noi, può impedire alla carità dello S…

Di fronte alle divergenze emerse già negli anni scorsi tra conservatori e progressisti, papa Francesco ha esortato i 368 partecipanti all’assemblea sinodale che si è aperta oggi, mercoledì 2 ottobre, in Vaticano ad abbandonare “puntigli da difendere o agende da imporre” esercitando invece una “arte sinfonica”.

Come ha detto il domenicano Timothy Radcliffe nelle meditazioni che hanno preceduto l’assemblea, “questo Sinodo sarà un momento di grazia se ci guardiamo con compassione e vediamo le persone che sono come noi, in ricerca. Non i rappresentanti dei partiti della Chiesa, quell'orribile Cardinale conservatore, quella spaventosa femminista!”.

Arroganza o armonia

“Come abbiamo più volte ricordato, la nostra non è un’assemblea parlamentare, ma un luogo di ascolto nella comunione”, ha detto il Papa nella messa di apertura in piazza San Pietro, questa mattina: “Perché ciò avvenga, però, c’è una condizione: che ci liberiamo da quello che, in noi e tra noi, può impedire alla carità dello Spirito di creare armonia nella diversità. Non è in grado di sentire la voce del Signore chi con arroganza presume e pretende di averne l’esclusiva". Nel concreto, ha proseguito Bergoglio, “badiamo a non trasformare i nostri contributi in puntigli da difendere o agende da imporre, ma offriamoli come doni da condividere, pronti anche a sacrificare ciò che è particolare, se ciò può servire a far nascere insieme qualcosa di nuovo secondo il progetto di Dio. Altrimenti finiremo per chiuderci in dialoghi tra sordi, dove ciascuno cerca di tirare acqua al proprio mulino senza ascoltare gli altri, e soprattutto senza ascoltare la voce del Signore”.

Lo stralcio dei temi caldi

Quella che si apre il 2 ottobre, e si concluderà il 27, è la seconda e ultima assemblea di un Sinodo avviato a livello globale da Francesco nel 2021. Se nell’assemblea dell’anno scorso sono emerse divergenze e tensioni, già qualche mese fa il Papa ha incaricato dieci gruppi di studio di teologi e canonisti di approfondire i temi caldi (donne diacono, morale sessuale, nomina dei vescovi), stralciandoli di fatto dalle discussioni dell’assemblea. Nella sessione di questo pomeriggio i gruppi di lavoro presentano ai padri e alle madri sinodali il loro programma di lavoro.

Frenata sulle donne diacono

Il cardinale Victor Manuel Fernandez, in particolare, ha prospettato un rallentamento del dibattito sul diaconato femminile: “Conosciamo la posizione pubblica del Pontefice che non considera la questione matura. Resta aperta l’opportunità di un approfondimento ma nella mens del Santo Padre ci sono altri temi ancora da approfondire e da risolvere prima di affrettarsi a parlare di un eventuale diaconato per alcune donne”, ha detto il prefetto dell’ex Santo Uffizio, propugnando invece una “riflessione sull’ampliamento della dimensione ministeriale della Chiesa, ma sempre alla luce della sua dimensione carismatica, in grado di suggerire il riconoscimento di carismi o l’istituzione di servizi non necessariamente legati alla potestà sacramentale”. Dopo aver citato una serie di esempi storici di donne che nella storia antica o recente “hanno esercitato una vera autorità e un vero potere a favore della missione” – tra di esse, Caterina da Siena, Giovanna d’Arco, Dorothy Day e Maria Montessori – ha detto che “alla luce di queste testimonianze la questione dell’accesso al diaconato risulta ridimensionata e proviamo ad allargare gli spazi per una presenza femminile più decisiva”.

Vescovi e laici, avversari o alleati

Il Sinodo, organizzato in tavoli di lavoro, è composto da 368 membri, 272 dei quali vescovi; le donne con diritto di voto sono 53, 28 laiche e 25 consacrate. “La presenza di membri che non sono Vescovi non fa venir meno la dimensione episcopale dell’assemblea”, ha puntualizzato il Papa nel suo discorso introduttivo, “meno ancora pone qualche limite o deroga all’autorità propria del singolo Vescovo e del Collegio Episcopale”. Quanto alla compresenza di laici e chierici, ha avvertito Francesco, “non si tratta certo di sostituire l’una con gli altri, eccitati dal grido: adesso tocca a noi! Ci è chiesto invece di esercitarci insieme in un’arte sinfonica, in una composizione che tutti accomuna nel servizio alla misericordia di Dio, secondo i differenti ministeri e carismi che il vescovo ha il compito di riconoscere e promuovere”.

Il nodo della poligamia in Africa

Tra i problemi emersi all’assemblea dell’anno scorso quello della poligamia: poiché si tratta di un’usanza diffusa per lo più in Africa, il Sinodo ha lasciato al Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam) il compito di approfondire la questione. E il cardinale arcivescovo di Kinshasa Fridolin Ambongo ha aggiornato oggi l’assemblea: distinguendo tra la “grande poligamia” (quando ad esempio un uomo ha una decina di mogli) e la “piccola poligamia” (solo due o tre mogli), il porporato ha chiarito che la poligamia “non è l’ideale della coppia voluta da Dio” ma che ribadire la dottrina non basta, “c’è bisogno di un accompagnamento pastorale per i poligami”.

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