Sinodo, la teologa Marinella Perroni: “Donne e gay non sono una questione, ma una risorsa per la Chiesa”
di Iacopo ScaramuzziLe donne e le persone lgbtq+ “non sono una questione, ma una risorsa per la Chiesa”. Mentre in Vaticano muove i primi passi l’assemblea a porte chiuse del Sinodo presieduta dal Papa, e tra i temi che emergono con magigore insistenza c’è il ruolo delle donne nella Chiesa, fuori dall’aula, a Roma, Marinella Perroni, teologa e biblista, analizza con schiettezza i nodi del cattolicesimo.
Una tac total body per la Chiesa
“Sono stufa del fatto che le donne vengano considerate la grande questione della Chiesa cattolica, la grande questione è la riforma della Chiesa, le donne possono segnalare alcune cose”, afferma Perroni, una vita di insegnamento nel pontificio ateneo Sant’Anselmo, spirito libero, grande amica di Michela Murgia. La teologa ha partecipato ad un incontro a pochi metri dal Vaticano dalla Rete sinodale italiana, un coordinamento nato nel 2021 di una trentina associazioni di base del cattolicesimo riformista. “Le donne, come le persone lgbtq+, non sono una questione, sono una ri…
Le donne e le persone lgbtq+ “non sono una questione, ma una risorsa per la Chiesa”. Mentre in Vaticano muove i primi passi l’assemblea a porte chiuse del Sinodo presieduta dal Papa, e tra i temi che emergono con magigore insistenza c’è il ruolo delle donne nella Chiesa, fuori dall’aula, a Roma, Marinella Perroni, teologa e biblista, analizza con schiettezza i nodi del cattolicesimo.
Una tac total body per la Chiesa
“Sono stufa del fatto che le donne vengano considerate la grande questione della Chiesa cattolica, la grande questione è la riforma della Chiesa, le donne possono segnalare alcune cose”, afferma Perroni, una vita di insegnamento nel pontificio ateneo Sant’Anselmo, spirito libero, grande amica di Michela Murgia. La teologa ha partecipato ad un incontro a pochi metri dal Vaticano dalla Rete sinodale italiana, un coordinamento nato nel 2021 di una trentina associazioni di base del cattolicesimo riformista. “Le donne, come le persone lgbtq+, non sono una questione, sono una risorsa”, afferma Perroni, che pur avendo speso molto del suo impegno intellettuale per la promozione delle donne nella Chiesa, oggi chiarisce: “Come trent’anni fa, non sono a favore del sacerdozio alle donne, non credo che quella sia la porta da imboccare”. Il sinodo, secondo la professoressa, “è come una tac total body per la Chiesa e può mettere in luce che il tema non è l’accesso delle donne al sacerdozio ma il sacerdozio, che la riforma di cui la Chiesa cattolica ha bisogno non è sulle donne ma sul sistema ministeriale tutto, che ormai dà segnali di sclerosi, perché si tratta di un modello superato, se non di tossicità, come mostrano gli abusi sessuali”.
Sacerdozio, sacralità e abuso di potere
Il problema del sacerdozio, in particolare, è “il suo rapporto con il sacro”, spiega Perroni, che punta il dito contro lo “status sacerdotale che rischia di venire considerato garantito per diritto divino, come i monarchi dell’ancien regime”. Si tratta di un’impostazione nata quando il cristianesimo dei primi secoli combatteva con il paganesimo, che eleva la figura del prete al di sopra dei fedeli, “ma che oggi comporta delle divisioni che diventano sopraffazione, pretesa di gestire sia a livello intellettuale sia ad esempio a livello di direzione spirituale: il punto – chiarisce la teologa – è che va tolto potere alla direzione spirituale, non va cambiato il soggetto che la fa. Gli abusi sessuali, e su questo papa Francesco è stato straordinariamente chiaro, vengono dalla radice dell’abuso di potere e dell’abuso di coscienza”. Il presupposto per affrontare una riforma del sacerdozio – e anche “la riforma del pontificato” – è superare, secondo Marinella Perroni, il timore stesso di una riforma, radicato nella Chiesa cattolica fin dai tempi dello scisma tra cattolicesimo e protestantesimo: “La nostra Chiesa di fronte alla riforma ha il terrore”; dice, “ma io penso che o la riforma è sistemica o non ne usciamo”.
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“Non chiediamo benevolenza ma giustizia”
All’incontro della Rete sinodale italiana ha partecipato anche Paola Lazzarini, sociologa, ex suora, e Rosario Lo Negro, animatore del progetto giovani cristiani Lgbt nonché membro del comitato sinodale italiano. Lazzarini ha criticato il fatto che il Papa abbia detto che “il sinodo non è un parlamento: sebbene la Chiesa apprezzi la democrazia, non la vuole per sé”. Secondo la sociologa, è difficile che il sinodo “cambierà l’istituzione ecclesiale” ma lo stile sinodale, “per quanto ancora poco acquisito”, ha però “aperto una strada per cui ora nella Chiesa c’è l’idea che periodicamente ci si riunisce per discutere”. Rosario Lo Negro, da parte sua, ha puntualizzato: “Non chiediamo alla Chiesa benevolenza o compassione ma giustizia, non chiediamo perdono o misericordia ma riconoscimento, perché siamo già Chiesa”.