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L’ex Santo Uffizio interviene per confermare l’espulsione di un sacerdote argentino pedofilo

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Dopo la condanna in primo grado e in appello nei tribunali di Cordoba e Buenos Aires, nuove testimonianze avevano portato la Segreteria di Stato a decidere sanzioni meno drastiche
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L’ex Santo Uffizio è intervenuto presso una diocesi argentina per confermare la dimissione dallo stato clericale di un sacerdote colpevole di abusi sessuali sui minori smentendo le disposizioni meno drastiche che la stessa diocesi aveva ricevuto dalla Segreteria di Stato vaticana.

Gli abusi e le “preghiere di guarigione”

Don Ariel Alberto Principi – questo il nome del sacerdote – avrebbe compiuto abusi sessuali una ventina di anni fa nel contesto di alcune “preghiere di guarigione” condotte nell’ambito di un movimento carismatico cattolico. Alcune vittime lo hanno accusato solo nel 2021. Come ha ricostruito la stampa locale, a giugno 2023 una prima indagine, condotta dal locale tribunale interdiocesano di Cordoba, è arrivata alla conclusione che il sacerdote andava dimesso dallo stato clericale, ossia gli andava comminata la interdizione perpetua dall’esercizio del ministero sacerdotale. Il provvedimento è passato a quel punto al dicastero vaticano per la Dottrina della fede da dove, …

L’ex Santo Uffizio è intervenuto presso una diocesi argentina per confermare la dimissione dallo stato clericale di un sacerdote colpevole di abusi sessuali sui minori smentendo le disposizioni meno drastiche che la stessa diocesi aveva ricevuto dalla Segreteria di Stato vaticana.

Gli abusi e le “preghiere di guarigione”

Don Ariel Alberto Principi – questo il nome del sacerdote – avrebbe compiuto abusi sessuali una ventina di anni fa nel contesto di alcune “preghiere di guarigione” condotte nell’ambito di un movimento carismatico cattolico. Alcune vittime lo hanno accusato solo nel 2021. Come ha ricostruito la stampa locale, a giugno 2023 una prima indagine, condotta dal locale tribunale interdiocesano di Cordoba, è arrivata alla conclusione che il sacerdote andava dimesso dallo stato clericale, ossia gli andava comminata la interdizione perpetua dall’esercizio del ministero sacerdotale. Il provvedimento è passato a quel punto al dicastero vaticano per la Dottrina della fede da dove, probabilmente dopo alcuni ricorsi, la causa canonica è stata rinviata in Argentina, affidata in appello al tribunale interdiocesano di Buenos Aires. Lì sono state riesaminate le testimonianze e se ne sono aggiunte di nuove, e il tribunale è arrivato alla conclusione, ad aprile 2024, di ratificare la decisione del tribunale di prima istanza.

L’intervento della Segreteria di Stato

Ma “a seguito delle successive testimonianze presentate da alcuni vescovi diocesani dell'Argentina, nonché da diversi fedeli nei mesi di giugno e luglio 2024”, ha comunicato una missiva della Segreteria di Stato firmata dal Sostituto, monsignor Edgar Pena Parra – fedele esecutore delle volontà papali – e resa nota dalla diocesi argentina lo scorso 25 settembre, il 5 luglio “è stata avviata una procedura straordinaria, con sospensione della precedente decisione”. E, in particolare, il 20 settembre 2024 “sono stati adottati in via definitiva diversi provvedimenti penali nei confronti del Reverendo Ariel Príncipí, ritenuto molto imprudente nell'esercizio delle cosiddette “preghiere di guarigione””: il sacerdote, in particolare, “non potrà: avere contatti con minorenni; esercitare il ministero pastorale nel rinnovamento carismatico cattolico; esercitare la piena cura pastorale della Chiesa. Inoltre, potrete concelebrare o celebrare la Santa Messa solo in forma privata”. Il vescovo argentino Adolfo Uriona chiosava la comunicazione dichiarando di “adeguarsi” alla disposizione della Segreteria di Stato.

La tagliola dell’ex Santo Uffizio

L’8 ottobre da Roma arriva una nuova decisione. A comunicarla è stata sempre la diocesi argentina, ripresa dall’agenzia stampa della Chiesa argentina Aica, ma questa volta la disposizione è del dicastero per la Dottrina della fede, ossia il dicastero vaticano responsabile, con la sua sezione disciplinare, delle cause canoniche relative agli abusi sessuali sui minori. Se l’ex Santo Uffizio è guidato dal cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, è il monsignore irlandese Joseph Kennedy ad avere la competenza in materia. E Kennedy – che peraltro a fine settembre è stato prima consacrato arcivescovo da Fernandez e poi ricevuto da papa Francesco – firma un comunicato che torna alle più drastiche misure iniziali: il “processo straordinario” è stato “annullato”; e la stessa Segreteria di Stato “ha comunicato che la causa è nuovamente sottoposta al processo ordinario presso questo Dicastero, secondo le norme previste dal Diritto della Chiesa”. Di conseguenza, la sentenza d’appello di Buenos Aires “deve ritenersi valida in tutte le sue parti e, conseguentemente, la causa è stata archiviata”.

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