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Sinodo, tensioni su donne, gay e laici. E dopo l’ultima mossa di Papa Francesco c’è chi chiede una terza assemblea

(afp)

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Il Pontefice ha stralciato le questioni controverse per affidarle all’approfondimento di gruppi di esperti in teologia e diritto canonico. Ma tra i padri e le madri sinodali monta la rivendicazione di essere coinvolti fino in fondo. E spunta l’idea di consigli sinodali in ogni parrocchia e diocesi
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ROMA — Sono usciti dalla porta e ora rientrano dalla finestra. I temi controversi emersi al Sinodo sono stati stralciati dalla seconda e ultima assemblea, in corso in Vaticano questo mese (2-27 ottobre), ma ritornano comunque nei dibatti d’aula, nei gruppi di lavoro, o in iniziative in giro per Roma. Non è una rivolta ma poco ci manca. E c’è chi propone la convocazione di una nuova assemblea l’anno prossimo.

Temi stralciati, anzi no

Il ruolo delle donne, l’atteggiamento nei confronti delle persone gay e trans, la partecipazione dei laici al governo della Chiesa hanno acceso le passioni dell’assemblea dell’anno scorso e, in generale, lacerano da anni il cattolicesimo tra progressisti e conservatori, africani e tedeschi, occidentali e orientali. Il Papa ha deciso di togliere questi ed altri temi dall’agenda della nuova assemblea e affidarne l’approfondimento a dieci gruppi di studio di teologi e uno di canonisti. Non fa mistero di quale sia la sua preoccupazione: “Badiamo a non trasform…

ROMA — Sono usciti dalla porta e ora rientrano dalla finestra. I temi controversi emersi al Sinodo sono stati stralciati dalla seconda e ultima assemblea, in corso in Vaticano questo mese (2-27 ottobre), ma ritornano comunque nei dibatti d’aula, nei gruppi di lavoro, o in iniziative in giro per Roma. Non è una rivolta ma poco ci manca. E c’è chi propone la convocazione di una nuova assemblea l’anno prossimo.

Temi stralciati, anzi no

Il ruolo delle donne, l’atteggiamento nei confronti delle persone gay e trans, la partecipazione dei laici al governo della Chiesa hanno acceso le passioni dell’assemblea dell’anno scorso e, in generale, lacerano da anni il cattolicesimo tra progressisti e conservatori, africani e tedeschi, occidentali e orientali. Il Papa ha deciso di togliere questi ed altri temi dall’agenda della nuova assemblea e affidarne l’approfondimento a dieci gruppi di studio di teologi e uno di canonisti. Non fa mistero di quale sia la sua preoccupazione: “Badiamo a non trasformare i nostri contributi in puntigli da difendere o agende da imporre”, ha detto nell’omelia della messa di apertura.

Il processo sinodale, ha sottolineato di recente, “non deve avere tra le priorità qualche riforma “alla moda”, ma chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede?”. Il problema, ha rimarcato all’ultima udienza generale parlando del Concilio di Gerusalemme ma pensando al presente, “è come far sì che l’universalità raggiunta non comprometta l’unità della Chiesa”. Ecco, l’unità della Chiesa: il timore di Francesco è che le contrapposizioni sfocino non già in una nuova sintesi galvanizzante ma in uno scisma – anzi due, uno a destra e l’altro a sinistra.

Una piccola grande rivoluzione

E allora, come già fece Paolo VI durante il Concilio vaticano II (lì si parlava della pillola contraccettiva e dell’ordinazione delle donne), anche Francesco ha voluto far calare la pressione sottraendo le controversie all’assemblea. Ed è vero che certe questioni sono così delicate, e così tecniche, che non può essere un’adunanza di 365 persone a trovare le soluzioni. Così come è vero che il Papa non le ha convocate per prendere una decisione sulle donne prete o sulle coppie gay ma per imparare a “essere Chiesa sinodale missionaria” (questo il titolo). Ed è vero, ancora, che un cardinale seduto al tavolo di una donna laica, un patriarca orientale accanto a un attivista Lgbtq+, il cardinale Parolin e Luca Casarini, tutti sullo stesso piano, tutti con lo stesso diritto – e minutaggio – di parola, è una palestra di corresponsabilità, una piccola grande rivoluzione.

(ansa)

Se padri e madri sinodali storcono la bocca

Ma è altrettanto vero che più di un padre e di una madre sinodale hanno storto la bocca: se per anni facciamo tutta questa fatica, questo sforzo di ascolto paziente, cercando di superare divergenze ideali e culturali, che senso ha se alla fine possiamo esprimerci su tutto tranne che sulle questioni che ci dividono? “A forza di annacquare”, ironizza qualcuno, “alla fine rischiamo di scrivere un documento che ribadisce che crediamo nella Trinità…”.

Interventi pronunciati con più coraggio

E così le questioni calde, quelle che appassionano e dividono, sono tornate in discussione. Anche perché tranne qualche isolato forfait i membri del sinodo sono gli stessi dell’anno scorso, si conoscono e si ritrovano, hanno maggiore dimestichezza – e, per dirla con una madre sinodale, “parlano in modo più coraggioso”. La macchina è partita e sta prendendo velocità.

L’elefante nella stanza della Chiesa

Svariati partecipanti al Sinodo intervengono sul ruolo delle donne. È l’elefante nella stanza della Chiesa cattolica: la metà (o più) del popolo di Dio è donna, ma sono ancora gli uomini che prendono le decisioni. Le parole – il genio femminile, il principio mariano – non bastano più. “Non ci siamo…”, dice, serafica, una madre sinodale. Ma a prendere la parola sono anche vescovi, teologi, sacerdoti (anche perché il gruppo delle donne, come ogni gruppo, è variegato: ci sono madri sinodali progressiste e madri sinodali conservatrici), occidentali ma non solo. Tanto che qualcuno è intervenuto in aula, “Non è un sinodo sulle donne”: ma già che ci sia stato bisogno della smentita la dice lunga su come il tema si stia imponendo.

(reuters)

I manifesti per Roma e il dibattito in aula

In giro per Roma l’organizzazione statunitense Women's Ordination Conference ha affisso manifesti per dire che “Anche una donna cattolica può essere prete” (gioco di parole: “Kick the can”, dare un calcio alla lattina, in inglese vuol dire posticipare una decisione all’indefinito, e invece “Catholics women can be priests too”, recitano i cartelloni disegnati su una lattina in stile Andy Warhol). Ma anche dentro l’aula c’è chi ha ricordato, apertamente, “che ci sono donne che sentono la chiamata di Dio e chiedono di essere ordinate”. Nonostante il Papa – questo come i suoi predecessori – abbia detto che mai e poi mai una donna potrà diventare sacerdote. Parole ritenute evidentemente autorevoli, ma non definitive.

Torna il nodo delle diaconesse

Discorso analogo, anzi peggio, sulle donne diacono. È uno degli hot topics che Francesco ha affidato a un gruppo di studio, l’unico, oltre tutto, a essere coordinato dall’ex Santo Uffizio. Il cardinale Victor Manuel Fernandez a inizio assemblea ha detto che il Papa non ritiene il tema “maturo”. Eppure… “Non era previsto che parlassimo del diaconato femminile durante il sinodo ma è un soggetto che viene sollevato”, ha raccontato candidamente il diacono permanente Geert De Cubber in uno dei briefing quotidiani in sala stampa vaticana. Gli interventi in aula e nei “circoli minori”, a quanto filtra, sono stati numerosi.

La dialettica tra gruppi di studio e assemblea

Non solo: i mormorii e le proteste sono state tali che il cardinal Fernandez è intervenuto per assicurare che tutti i membri e i teologi del Sinodo potranno inviare i loro suggerimenti ai gruppi di lavoro. Venerdì prossimo, ancora, il 18 ottobre, è stato calendarizzato un incontro tra i partecipanti al Sinodo e i responsabili dei gruppi di studio. E sta girando con insistenza l’idea che le conclusioni dei gruppi di studio, a giugno prossimo, non siano consegnate, come stabilito sinora, al Papa, ma tornino, in qualche modo, al Sinodo. In questa ottica più d’uno ha proposto la convocazione una terza assemblea, l’anno prossimo, per far sì che i padri e le madri sinodali hanno fatto emergere il tema, a monte, possano discutere a valle i risultati dell’approfondimento teologico.

Questione Lgbtq+ e preti sposati

Lo stesso discorso vale per gli altri temi caldi. Un gruppo di padri sinodali, e tra loro diversi cardinali, martedì pomeriggio hanno partecipato a un incontro, ospitato dalla curia generalizia dei gesuiti, con attivisti dei diritti delle persone Lgbtq+. In aula c’è chi ripropone i nodi del dibattito (il Papa ha autorizzato la benedizione delle coppie gay ma non l’ammissione degli omosessuali in seminario, la Chiesa è generalmente più accogliente ma il catechismo ancora definisce l’omosessualità “oggettivamente disordinata”), e c’è chi dice che la “teoria del gender” è un “virus” che rischia di infettare la Chiesa. Ancora, c’è chi ritiene chiusa ogni discussione sui ministeri, e chi – lo ha fatto il cardinale designato brasiliano Jaime Spengler – ritiene che si possa e anzi si debba ancora sviscerare la possibilità dei preti sposati.

Tanti sinodi dalla parrocchia in su

Temi epocali, sui quali difficilmente il sinodo in corso riuscirà a fissare dei paletti. Madri e padri sinodali spingono, la Curia romana frena, la segreteria del Sinodo media, il Papa osserva. Ma potrebbe, alla fine, imprimere una svolta. Potrebbe cioè introdurre una novità di metodo che avrebbe profonde conseguenze nel merito dei problemi. Potrebbe cioè decidere – l’ipotesi, emersa già l’anno scorso, torna con insistenza in aula ed è al vaglio del gruppo di studio dei canonisti – che il format del sinodo venga replicato a ogni livello della Chiesa cattolica. Che ogni parrocchia, diocesi, conferenza episcopale abbia il proprio sinodo (ma potrebbe chiamarsi consiglio partecipativo), dove le decisioni vengono discusse dal pastore (prete, vescovo o Papa) insieme a chierici, consacrati e laici, uomini e donne. Non una democrazia vera e propria – al pastore rimarrebbe l’ultima parola, una sorta di diritto di veto che andrebbe però giustificata – ma un ribaltamento degli equilibri e una redistribuzione di potere. A quel punto anche i temi caldi non sarebbero più appannaggio della gerarchia ma oggetto delle discussioni del “popolo di Dio”.

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