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Ehud Olmert presenta al Papa un piano per la fine della guerra a Gaza: “Ancora più valido dopo la morte di Sinwar”

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L’ex premier israeliano, ricevuto da Francesco insieme all’ex ministro degli Esteri palestinese Al-Kidwa, spiega a Repubblica: “Ha ascoltato attentamente e ci farà avere le sue riflessioni. Sottolinea l’importanza di Gerusalemme e la libertà di tutte le religioni”
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"Il piano di pace era valido prima della morte di Sinwar ed è anche più valido adesso: questa è la direzione in cui dobbiamo andare”: lo dice a Repubblica l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, che questa mattina ha presentato a papa Francesco in Vaticano il piano di pace per la fine della guerra nella Striscia di Gaza che ha scritto insieme all’ex ministro degli Esteri palestinese Nassar Al-Kidwa.

Mezz’ora di colloquio

Il piano dell’ex premier riprende a grandi linee i punti delle trattative che Olmert portò avanti da premier insieme al presidente palestinese Mahmoud Abbas, sulla scia degli accordi di Oslo, e lo aggiorna prevedendo il rilascio degli ostaggi israeliani, la creazione di un nuovo governo palestinese per Gaza, e un percorso che porti alla soluzione dei due Stati. Olmert e Al-Kidwa sono stati ricevuti da Francesco in Vaticano per trenta minuti insieme a due attivisti per la pace, l’israeliano Gershon Baskin e il palestinese Samer Sinijlawi.

Il nodo di Gerusalem…

"Il piano di pace era valido prima della morte di Sinwar ed è anche più valido adesso: questa è la direzione in cui dobbiamo andare”: lo dice a Repubblica l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, che questa mattina ha presentato a papa Francesco in Vaticano il piano di pace per la fine della guerra nella Striscia di Gaza che ha scritto insieme all’ex ministro degli Esteri palestinese Nassar Al-Kidwa.

Mezz’ora di colloquio

Il piano dell’ex premier riprende a grandi linee i punti delle trattative che Olmert portò avanti da premier insieme al presidente palestinese Mahmoud Abbas, sulla scia degli accordi di Oslo, e lo aggiorna prevedendo il rilascio degli ostaggi israeliani, la creazione di un nuovo governo palestinese per Gaza, e un percorso che porti alla soluzione dei due Stati. Olmert e Al-Kidwa sono stati ricevuti da Francesco in Vaticano per trenta minuti insieme a due attivisti per la pace, l’israeliano Gershon Baskin e il palestinese Samer Sinijlawi.

Il nodo di Gerusalemme

“E’ stato un incontro molto amichevole ed incoraggiante”, racconta Olmert. “Abbiamo presentato al Papa la nostra iniziativa congiunta focalizzata su due temi, la fine della guerra nella Striscia di Gaza e una cornice di base per un accordo comprensivo che porti alla soluzione dei due Stati. Il Papa ha promesso di leggerlo attentamente ed ha detto che ci riferirà le sue impressioni. Entrambi abbiamo sottolineato alcuni principi importanti della nostra proposta relativi alla fine della guerra a Gaza, il ritorno a casa di tutti gli ostaggi, il contestuale rilascio di alcuni prigionieri palestinesi, il ritiro di Israele dalla Striscia e la creazione di un meccanismo di governo a Gaza, che subentrerebbe ad Hamas, che coinvolga i palestinesi e possibilmente anche una forza di interposizione araba. Pensiamo che si debba tornare ai confini del 1967, con Gerusalemme est capitale della Palestina, e che Gerusalemme non abbia una sovranità politica esclusiva ma sia amministrata da un’amministrazione fiduciaria di cinque stati tra i quali ovviamente Israele e Palestina”.

Il Papa e Gerusalemme

Papa Francesco, riferisce Olmert, “ha ascoltato con grande attenzione ed ha detto che lo status di Gerusalemme e la libertà di religione per tutte le religioni sono fondamentali per la pace in Medio Oriente. L’incontro è stato molto amichevole, ed il fatto stesso che il Papa ci abbia ricevuto è una dichiarazione molto significativa che speriamo possa avere impatto sulla comunità internazionale”. Se era già previsto che il gruppo venisse a Roma in questi giorni, la richiesta di un incontro con il Papa, racconta Olmert, è passata tramite la rappresentanza vaticana a Gerusalemme e il patriarcato latino di Gerusalemme e l’udienza è stata organizzata “molto rapidamente, in quattro giorni”.

“Il Papa apprezzato dagli israeliani”

Quanto al desiderio di incontrare il Papa, un leader cristiano, “quante personalità ci sono nel mondo importanti come il Papa?”, domanda Olmert: “Il fatto che il Papa sia interessato ad ascoltarci, anche se non è un sostegno esplicito alla nostra iniziativa, è comunque un messaggio di grande rilievo”. L’ex premier israeliano non dà grande peso alle frizioni che ci sono state nei mesi scorsi tra l’esecutivo di Benjamin Netanyahu e papa Francesco: “Non sono nella posizione di esprimermi sulle relazioni tra il governo israeliano e il Vaticano”, spiega, “ma da quel che sento tra gli israeliani c’è un grande rispetto nei confronti del Papa, su questo non c’è dubbio, è considerato una delle maggiori fonti umanitarie di sostegno”. E pur precisando di non voler parlare a nome del Papa, Olmert si dice “assolutamente fiducioso circa il fatto che il Papa abbia compreso e sentito precisamente quello che è successo il sette ottobre”.

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