Vaticano

Papa Francesco: “Basta dire che chi si occupa dei poveri è comunista”

Papa Francesco: “Basta dire che chi si occupa dei poveri è comunista”
(reuters)

Bergoglio all'assemblea della sua diocesi sulle disuguaglianze nella basilica di San Giovanni in Laterano a 50 anni dal convegno sui “mali di Roma”

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Quando rivendica che i preti e le suore che lavorano con i poveri non sono “comunisti” ma seguono il Vangelo, nella basilica laterana scoppia l’applauso. Papa Francesco partecipa all’assemblea diocesana convocata a cinquant’anni dal mitico convegno sui “mali di Roma” del 1974, ricorda i problemi che ancora affliggono la città eterna, ed esorta i cristiani della capitale a resistere alla tentazione dell’indifferenza. "Per favore, il povero non può essere un numero, non può essere un problema o peggio ancora uno scarto. Egli è nostro fratello, è carne della nostra carne", afferma Bergoglio. "E per favore”, aggiunge a braccio, “non diciamo che i preti, le suore che lavorano con i poveri sono dei comunisti! Per favore, questo si dice ancora".

I mali di Roma oggi

Davanti al Papa c’è il sindaco Roberto Gualtieri, accanto a Francesco il suo nuovo vicario per la diocesi di Roma Baldo Reina. Il discorso del Papa è introdotto da alcune testimonianze di semplici fedeli, Mariagrazia Stoina gli racconta del suo quartiere, Tor Bella Monaca, Daniele Leppe lamenta che i fondi per il Giubileo sono stati usati per abbellire “i quartieri bene” e non per aiutare “gli abitanti più sfortunati”, il giornalista Marco Damilano snocciola i dati della crisi che attanaglia una città dove molti giovani hanno smesso di votare e di pregare. Non è il 1974 ma San Giovanni in Laterano torna ad essere una sorta di laboratorio politico, oltre che la cattedrale del Papa. “Ricucire lo strappo”, è il titolo della serata, e di strappi Roma ne mostra numerosi.

Povertà come urgenza ecclesiale

"Sono contento che, in questa Diocesi, si spendono ogni giorno”, ha detto Bergoglio nel suo discorso: “Penso ai volontari, agli operatori della Caritas e delle altre realtà e associazioni presenti nel territorio, ai tanti cittadini che nel silenzio operano il bene; al contempo, però, dobbiamo sentire la questione della povertà come un'urgenza ecclesiale, che diventa impegno e responsabilità di tutti e sempre", ha affermato il Pontefice.

Mettere al centro i poveri

"Portare il lieto annuncio ai poveri è il programma della Chiesa”, ha detto il Papa. “Essa, perciò, è chiamata ad assumere uno stile che mette al centro coloro che sono segnati dalle diverse povertà, i poveri di cibo e di speranza, gli affamati di giustizia, gli assetati di futuro, i bisognosi di legami veri per affrontare la vita. Rendiamoci presenti presso i poveri e diventiamo per loro il segno della tenerezza di Dio!", ha aggiunto Francesco.

Inaccettabile buttare via il cibo

"Come possiamo accettare che nella nostra città si buttino quintali di cibo e allo stesso tempo ci siano famiglie che non hanno da mangiare?", ha continuato Francesco. "Io lo vedo in un ristorante, a 50 metri dal Vaticano. I poveri vanno a cercare il cibo che buttano tutte le sere". "Come possiamo accettare che siano migliaia di spazi vuoti e migliaia di persone che dormono su un marciapiede?", che alcuni ricchi hanno accesso a tutte le cure che necessitano e che il povero quando sta male non riesce a curarsi dignitosamente? Una città che assiste inerme a queste contraddizioni è una città lacerata, così come lo è l'intero nostro pianeta", ha aggiunto il Papa.

Ricucire lo strappo

A proposito del tema "ricucire lo strappo", scelto per l’incontro odierno, il Papa ha detto che "è vero, qualcosa si è strappato! Il grande tessuto sociale, a motivo delle disuguaglianze, conosce quotidianamente rotture che fanno male". "Ecco che allora è necessario ricucire questo strappo impegnandoci a costruire delle alleanze che mettano al centro la persona umana e la sua dignità - ha affermato -. Per fare questo occorre lavorare insieme, armonizzare le differenze, condividere ciascuno il dono e la missione che ha ricevuto".

Il dialogo

"E questo - ha proseguito - significa anche crescere nel dialogo: il dialogo con le istituzioni e le associazioni, con la scuola e la famiglia, il dialogo tra le generazioni, il dialogo con tutti, anche con chi la pensa diversamente". Secondo Francesco, "per ricucire lo strappo serve la pazienza del dialogo senza pregiudizi, confrontandosi con passione sulle idee, sui progetti e sulle proposte utili a rinnovare il tessuto della Città". "Insieme possiamo rischiare delle strade nuove, vincendo il virus dell'indifferenza, che tutti ci contagia come se quanto accade, negli angoli della nostra Città e del pianeta, non ci riguardasse", ha osservato.

Valorizzare il pensiero sociale della Chiesa

"Per ricucire abbiamo bisogno innanzitutto di uscire dall'indifferenza e lasciarci coinvolgere in prima persona!”, ha detto ancora Bergoglio. “Sarebbe bello se dall'incontro di stasera si uscisse con qualche impegno concreto, verificabile sulla linea di uno sforzo comune mirato ad azioni capaci di aiutarci a superare le disuguaglianze", ha proseguito, innescando un nuovo applauso dei fedeli che hanno riempito la basilica. Ma, intanto, ha aggiunto il Papa, "vorrei chiedervi questo: valorizzate di più, nella pastorale ordinaria e nella catechesi, il pensiero sociale della Chiesa. E’ importante, infatti, formare le coscienze alla dottrina sociale della Chiesa, perché il Vangelo sia tradotto nelle diverse situazioni di oggi e ci renda testimoni di giustizia, di pace, di fraternità. E tessitori di una nuova rete solidale nella Città, per ricucire gli strappi che la lacerano".

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