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Conservatori contro le diaconesse, ma alla fine il Sinodo spinge su maggior potere alle donne, coinvolgimento dei laici e scelta partecipata dei vescovi

(reuters)

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L’assemblea approva il documento finale e tutti i paragrafi superano i due terzi del quorum. Tra le proposte donne in seminario, consigli parrocchiali e diocesani obbligatori, devolution alle conferenze episcopali. Francesco: “Non aggiungerò una esortazione apostolica, basta questo testo”
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La promozione delle donne, e in particolare la porta “aperta” alle diaconesse, coagula l’opposizione conservatrice maggiore (97 no su 355 votanti), ma alla fine tutti tutti i 155 paragrafi superano il quorum dei due terzi. La seconda e ultima assemblea sinodale voluta dal Papa si chiude con alcune proposte di riforma sulla partecipazione dei laici alle decisioni che vengono assunte in parrocchia o in diocesi (gli organismi di partecipazione sono “obbligatori”), sulla “decentralizzazione” da Roma alle Chiese locali, prospettando un potenziamento della “competenza dottrinale e disciplinare” delle conferenze episcopali, e sul fatto che i fedeli dovrebbero avere “maggiore voce” nella scelta dei vescovi. Francesco aveva lanciato il Sinodo nel 2021, l’anno scorso si era svolta la prima assemblea che aveva avanzato alcune riforme graduali, senza osare passi più radicali.

Un documento magisteriale

Nei mesi scorsi Francesco ha sottratto all’assemblea le questioni calde, dalle donne diacono all…

La promozione delle donne, e in particolare la porta “aperta” alle diaconesse, coagula l’opposizione conservatrice maggiore (97 no su 355 votanti), ma alla fine tutti tutti i 155 paragrafi superano il quorum dei due terzi. La seconda e ultima assemblea sinodale voluta dal Papa si chiude con alcune proposte di riforma sulla partecipazione dei laici alle decisioni che vengono assunte in parrocchia o in diocesi (gli organismi di partecipazione sono “obbligatori”), sulla “decentralizzazione” da Roma alle Chiese locali, prospettando un potenziamento della “competenza dottrinale e disciplinare” delle conferenze episcopali, e sul fatto che i fedeli dovrebbero avere “maggiore voce” nella scelta dei vescovi. Francesco aveva lanciato il Sinodo nel 2021, l’anno scorso si era svolta la prima assemblea che aveva avanzato alcune riforme graduali, senza osare passi più radicali.

Un documento magisteriale

Nei mesi scorsi Francesco ha sottratto all’assemblea le questioni calde, dalle donne diacono alla morale sessuale, dall’omosessualità alla formazione dei seminaristi, dalla poligamia alle modifiche del codice di diritto canonico, affidandoli a dodici gruppi di studio che concluderanno i loro lavori a giugno. Padri e madri sinodali hanno comunque fatto pressione perché alcune di questi temi, usciti dalla porta, rientrassero dalla finestra. Il Papa, inoltre, ha annunciato che non scriverà una esortazione apostolica, il che, in applicazione della costituzione apostolica Episcopalis communio (2018) significa che il documento pubblicato oggi “parteciperà del Magistero Ordinario del Successore di Pietro”.

Il nodo delle donne

L’opposizione maggiore emersa durante la votazione di questo pomeriggio è emersa attorno al controverso tema delle donne diacono. Ha infatti raccolto 97 voti negativi (ma comunque meno di un terzo) il paragrafo 60 che, dopo aver ricordato che fin dalle Sacre Scritture le donne hanno un ruolo preminente (“A una donna, Maria di Magdala, è stato affidato il primo annuncio della Risurrezione”), e sottolineato che oggi “le donne costituiscono la maggioranza di coloro che frequentano le chiese e sono spesso le prime testimoni della fede nelle famiglie”, invita a “dare piena attuazione a tutte le opportunità già previste dal diritto vigente relativamente al ruolo delle donne, in particolare nei luoghi dove esse restano inattuate”, ma fa un passo in più: “Anche la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta. Occorre proseguire il discernimento a riguardo”. In un altro paragrafo, passato con maggiore facilità, l’assemblea ha registrato che “le ricorrenti espressioni di dolore e sofferenza da parte di donne di ogni regione e continente, sia laiche sia consacrate, durante il processo sinodale, rivelano quanto spesso non riusciamo” a rispettare “l’uguale dignità e la reciprocità tra uomini e donne”. Facendolo assurgere a documento magisteriale, ha chiosato in conferenza stampa il cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore generale del Sinodo, “il Papa ha fatto propria la proposta” sulle diaconesse, “non ha detto che le donne saranno ordinate diacono, non ha detto che non lo saranno, ha detto che la porta rimane aperta – e chi sono io per contraddire il Santo Padre?”.

“Non rimando all’infinito le decisioni”

Nell’intervento di chiusura dell’assemblea il Papa è tornato sui gruppi di studio che ha creato per approfondire i temi caldi: “C’è bisogno di tempo, per giungere a scelte che coinvolgono la Chiesa tutta”, ha detto: “Questo – ha aggiunto Francesco – non è il modo classico di rimandare all’infinito le decisioni”. E se diversi padri e madri sinodali hanno chiesto, a porte chiuse, di essere nuovamente consultati sulle conclusioni che i gruppi di studio formuleranno a giugno prossimo, padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo, ha spiegato, in conferenza stampa, che sebbene non sia previsto “un ritorno a questa assemblea” è però prevedibile un ritorno “all’episcopato nel suo insieme e a tutte le Chiese che rappresentano”.

La scelta dei vescovi

Il Sinodo auspica, all’articolo 70, passato con soli 25 voti contrari e 330 a favore, “che il Popolo di Dio abbia maggiore voce nella scelta dei Vescovi”. Quanto alla Santa Sede, “prima di pubblicare documenti normativi importanti, i Dicasteri (vaticani. ndr.) sono esortati ad avviare una consultazione delle Conferenze episcopali e degli organismi corrispondenti delle Chiese Orientali Cattoliche”.

Consigli pastorali “obbligatori”

Nel nome della “partecipazione dei Battezzati ai processi decisionali”, così come nella loro verifica sulle decisioni prese, l’assemblea ha chiesto che i diversi organismi di partecipazione presenti ai diversi livelli della Chiesa – consiglio pastorale parrocchiale, consiglio pastorale diocesano, consiglio economico – “siano resi obbligatori, come richiesto in tutte le tappe del processo sinodale, e possano svolgere pienamente il loro ruolo, non in modo puramente formale, in forma appropriata ai diversi contesti locali”.

Devolution vaticana

Il Sinodo, ancora, propone una sorta di devolution di poteri. In particolare, al paragrafo 125 passato con 45 no e 310 sì il Sinodo chiede di “precisare l’ambito della competenza dottrinale e disciplinare delle Conferenze Episcopali”, perché “senza compromettere l’autorità del Vescovo nella Chiesa a lui affidata né mettere a rischio l’unità e la cattolicità della Chiesa” la fede va annunciata “in un modo adeguato e inculturato nei diversi contesti, individuando le opportune espressioni liturgiche, catechetiche, disciplinari, pastorali, teologiche e spirituali”. Anche i Concili particolari “dovrebbero essere convocati periodicamente” (129).

Abusi sessuali

Un paragrafo del documento finale, passato con solo sette voti contrari, si sofferma sul dramma degli abusi sessuali per ribadire che bisogna fare di più contro gli abusi sessuali: “Sebbene siano stati compiuti passi per prevenire gli abusi, è necessario rafforzare questo impegno offrendo una formazione specifica e continua a coloro che lavorano con i minori e gli adulti vulnerabili. I processi di safeguarding devono essere costantemente monitorati e valutati. Le vittime e i sopravvissuti devono essere accolti e sostenuti con grande sensibilità” (150).

Una donna in seminario

Tra i temi che hanno suscitato l’opposizione di minoranza maggiore, dopo il tema delle donne diacono, quello delle conferenze episcopali e quello dei seminari, la proposta del paragrafo 148 di rivedere la attuale configurazione dei seminari, in particolare “prevedere una presenza significativa di figure femminili, un inserimento nella vita quotidiana delle comunità e l’educazione a collaborare con tutti nella Chiesa e a praticare il discernimento ecclesiale” (40 no). Hanno poi coagulato l’opposizione conservatrice la proposta di “rendere le celebrazioni liturgiche più espressive della sinodalità” (43 no); il paragrafo che stabilisce che la competenza decisionale del vescovo “non è incondizionata” perché “un orientamento che emerga nel processo consultivo come esito di un corretto discernimento, soprattutto se compiuto dagli organismi di partecipazione, non può essere ignorato” (39 no). Sono solo sette, in generale, i paragrafi passati all’unanimità. Un irriducibile membro del Sinodo, per dire, ha votato anche contro il paragrafo 2 che riporta gli appelli di papa Francesco per la pace nel mondo.

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