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Chiesa e abusi, le proposte della Pontificia commissione: risarcimenti per le vittime, una enciclica sulla tutela dei minori

(reuters)

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Dopo i problemi degli anni scorsi il primo report pilota dell’organismo guidato dal cardinale O’Malley, che ha fatto pulizia a Boston dopo il caso “Spotlight”. La necessità di maggiore trasparenza nei processi canonici, un procuratore per le vittime. Il nodo delle Caritas
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Un “procuratore” per le vittime un “ombudsman” che faciliti le comunicazioni con la Curia romana; maggiore “trasparenza” e maggiore accesso delle vittime alle informazioni relativi al proprio processo canonico; un “protocollo inequivocabile e condiviso” per superare i “ritardi” e la “frammentazione delle responsabilità” tra dicasteri vaticani che si occupano degli abusi (ossia i dicasteri per la Dottrina della fede, per il clero, per i religiosi e per i vescovi); un procedimento più chiaro per la “rimozione” dei vescovi che hanno insabbiato; una definizione giuridica più chiara di “adulti vulnerabili”, il concetto nel quale ricadono a esempio le suore vittima di molestie e violenze; e ancora, la necessità di prevedere un “risarcimento” per le vittime, comprese le “riparazioni economiche”, e l’opportunità che il Papa dedichi una enciclica “alla protezione del bambino/a e degli adulti/e vulnerabili nella vita della Chiesa”. Sono le suggestioni proposte dalla Pontificia commissione per l…

Un “procuratore” per le vittime un “ombudsman” che faciliti le comunicazioni con la Curia romana; maggiore “trasparenza” e maggiore accesso delle vittime alle informazioni relativi al proprio processo canonico; un “protocollo inequivocabile e condiviso” per superare i “ritardi” e la “frammentazione delle responsabilità” tra dicasteri vaticani che si occupano degli abusi (ossia i dicasteri per la Dottrina della fede, per il clero, per i religiosi e per i vescovi); un procedimento più chiaro per la “rimozione” dei vescovi che hanno insabbiato; una definizione giuridica più chiara di “adulti vulnerabili”, il concetto nel quale ricadono a esempio le suore vittima di molestie e violenze; e ancora, la necessità di prevedere un “risarcimento” per le vittime, comprese le “riparazioni economiche”, e l’opportunità che il Papa dedichi una enciclica “alla protezione del bambino/a e degli adulti/e vulnerabili nella vita della Chiesa”. Sono le suggestioni proposte dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, l’organismo vaticano di prevenzione della pedofilia, nel suo primo rapporto globale.

La moral suasion

Papa Francesco creò questa struttura a inizio pontificato, affidandola alla guida del cardinale Sean O’Malley, il quale, in qualità di arcivescovo di Boston, aveva dovuto gestire la disastrosa situazione lasciata dal suo predecessore, il cardinale Bernard Law, raccontata dalla nota inchiesta “Spotlight” del Boston Globe. Nella vita della commissione non sono mancati incidenti – anni fa Marie Collins, una sopravvissuta irlandese, lasciò la commissione in aperta polemica con l’ex Santo Uffizio, più di recente il gesuita Hans Zollner se n’è andato denunciando mancanza di trasparenza – e ora, con i quadri rinnovati, la commissione ha definito meglio la propria configurazione. E pubblica il primo “rapporto pilota” con il quale esercita una sorta di “moral suasion” nei confronti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, nonché della stessa Curia romana.

I numeri degli abusi

Il “rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela”, relativo al 2023, non presenta i numeri relativi agli abusi sessuali del clero “per via, in particolare, di vincoli di tempo e possibilità”, si legge, “ma anche per mancanza, in alcuni Paesi, di dati affidabili quali, in particolare, statistiche attendibili sul numero di bambini/e oggetto di abusi sessuali. I rapporti futuri, auspicabilmente, affronteranno l’incidenza degli abusi, inclusa la questione dell’avanzamento nella riduzione e nella prevenzione degli abusi”.

Luci e ombre

La commissione del cardinale O’Malley non manca di registrare gli “sforzi compiuti dalla Chiesa per l’edificazione di una cultura della tutela”. E, pur non presentandole come esplicite proposte, indica una serie di piste da percorrere per superare “le attuali carenze”.

Una enciclica sulla tutela dei minori

Il primo problema è la “opacità dei processi canonici”. Molte vittime in questi anni hanno lamentato grandi difficoltà a accedere alle informazioni dei processi che le vedono parte lesa, e ora la commissione riconosce la “assoluta necessità di risposte rapide, rispettose e trasparenti alle vittime/sopravvissuti-e che segnalano i propri casi” e ribadisce “la gravità del danno che le vittime/sopravvissuti-e subiscono a causa di mancate risposte e ritardi”. In questo senso “si dovrebbero esplorare misure che garantiscano a qualsiasi individuo il diritto alle informazioni — conservate presso qualsiasi istituzione della Chiesa — a lui/lei connesse, in particolare le circostanze e le responsabilità relative al loro caso di abuso”. Vengono proposti, quali esempi, “un Procuratore per la parte lesa e un ruolo paragonabile alla funzione di un Ombudsman” e si sottolinea che “deve essere sviluppata una definizione più uniforme di vulnerabilità”.

La Commissione “rileva altresì l’importante ruolo svolto dalla Curia Romana e la frammentazione delle responsabilità”, suggerendo, per superarla, “un protocollo inequivocabile e condiviso, che chiarisca tempestivamente le varie responsabilità e i loro limiti”, che “aiuterebbe a evitare ritardi nel servizio della Curia Romana alle Chiese locali”. Se nei suoi dieci anni di servizio, la commissione “ha visto leader della Chiesa essere oggetto di azioni amministrative passate e/o inazioni”, rileva, di conseguenza, “la necessità di un procedimento disciplinare o amministrativo che fornisca un percorso efficiente per le dimissioni o la rimozione dall’incarico”.

Necessaria, ancora, una maggiore attenzione già in seminario. Per “promuovere la conversione all’interno della Chiesa per quanto concerne la dignità dei bambini/e e i diritti umani in relazione agli abusi” la Commissione “ritiene che il punto di arrivo auspicabile potrebbe essere un documento del Magistero che unifichi queste prospettive — come un’Enciclica dedicata alla Protezione del Bambino/a e degli Adulti/e Vulnerabili nella vita della Chiesa”. Altra richiesta storica delle vittime, riconosciuta anche dal Papa di ritorno dal recente viaggio in Belgio, la Commissione “ribadisce l’importanza del risarcimento per le vittime/sopravvissuti-e, quale impegno concreto per il loro percorso di guarigione” comprese le “riparazioni economiche”.

Il nodo della Caritas

Il “rapporto pilota” non presenta un’analisi di tutta la Chiesa mondiale, ma fa una sorta di carotaggio per evidenziare luci e ombre di alcune situazioni particolari: Belgio, Messico, Papua Nuova Guinea e Camerun. Una sezione è dedicata alla Caritas, perché, si legge, “la Commissione osserva che le attività umanitarie e di sviluppo delle Organizzazioni Membro di Caritas Internationalis possono creare una distribuzione ineguale del potere tra coloro che lavorano per conto di Caritas e le persone che essi cercano di aiutare. Questo è un fattore di rischio per abusi, violenza e sfruttamento”. In seguito a diverse segnalazioni, Caritas internazionale, ossia l’organismo-ombrello delle diverse Caritas nazionali (“solo il 27% circa delle Organizzazioni Membro è stato valutato pienamente conforme allo Standard di Gestione”), “ha notato delle carenze nei propri sistemi e ha riconosciuto la necessità di rafforzare e aggiornare completamente i propri sforzi globali in materia di tutela”.

Trasferimenti alle Chiese povere

La commissione O’Malley sottolinea che “mentre alcune istituzioni e autorità ecclesiastiche” del mondo “dimostrano un chiaro impegno in materia di tutela, altre sono solo all’inizio dell’assunzione dell’esercizio della responsabilità istituzionale da parte della Chiesa nei confronti del fenomeno degli abusi”. In particolare, “mentre alcune parti delle Americhe, dell’Europa e dell’Oceania hanno beneficiato di ingenti risorse disponibili in materia di tutela, una parte consistente dell’America centrale e meridionale, dell’Africa e dell’Asia dispone di scarse risorse”. Per cui viene suggerito di “accrescere la solidarietà tra le conferenze episcopali” con un’iniziativa ad hoc, chiamata Memorare, per aiutare in particolare il “Global South” a sviluppare protocolli e misure anti-abuso.

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