Dall’Illinois a Roma, la ex poliziotta che aiuta il Papa contro i preti pedofili: “Così ho imparato a scoprire gli abusi, non immaginavo la dimensione del problema”
di Iacopo ScaramuzziQuando si imbatté nel primo caso di abuso non reagì come farebbe ora. Erano gli anni Settanta, Teresa Kettelkamp lavorava nella polizia dell’Illinois e arrivò la chiamata di una donna per un incendio. “Mentre gli investigatori raccoglievano le prove mi misi a parlare con lei in cucina. Aveva tentato di uccidersi dando fuoco alla casa, era piuttosto ubriaca. Era triste, mi disse, perché il marito aveva “una storia” con il figlio liceale e temeva che potesse iniziare “una storia” anche con il figlio più piccolo. Disse proprio così, “una storia”. Non collegai immediatamente che si trattava di un abuso sessuale, per me era un mondo nuovo: non feci arrestare il marito, non chiesi di affidare i figli. I protocolli oggi sarebbero completamente diversi”. Quarant’anni e molta esperienza dopo, la ex colonnella della polizia statunitense, 72 anni, è a fianco a papa Francesco nella prevenzione degli abusi dei sacerdoti sui minorenni (ma anche le violenze sulle religiose, assicura, “non sono al di…
Quando si imbatté nel primo caso di abuso non reagì come farebbe ora. Erano gli anni Settanta, Teresa Kettelkamp lavorava nella polizia dell’Illinois e arrivò la chiamata di una donna per un incendio. “Mentre gli investigatori raccoglievano le prove mi misi a parlare con lei in cucina. Aveva tentato di uccidersi dando fuoco alla casa, era piuttosto ubriaca. Era triste, mi disse, perché il marito aveva “una storia” con il figlio liceale e temeva che potesse iniziare “una storia” anche con il figlio più piccolo. Disse proprio così, “una storia”. Non collegai immediatamente che si trattava di un abuso sessuale, per me era un mondo nuovo: non feci arrestare il marito, non chiesi di affidare i figli. I protocolli oggi sarebbero completamente diversi”. Quarant’anni e molta esperienza dopo, la ex colonnella della polizia statunitense, 72 anni, è a fianco a papa Francesco nella prevenzione degli abusi dei sacerdoti sui minorenni (ma anche le violenze sulle religiose, assicura, “non sono al di fuori dei nostri radar”).
Dal Boston Globe al Sinodo
La piaga della pedofilia è esplosa proprio negli Stati Uniti con la celebre inchiesta “spotlight” del Boston Globe nel 2001 che portò alle dimissioni, e alla affannosa fuga a Roma, del potente cardinale Bernard Law. Teresa Kettelkamp ricorda bene quel frangente. Lasciata la polizia dopo 29 anni, fu chiamata dai vescovi Usa all’ufficio anti-pedofilia. Anni dopo il nuovo arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, integerrimo cappuccino che ha dovuto gestire la disastrosa eredità del predecessore, le propose di entrare nella Pontificia commissione per la Tutela dei minori, organismo che papa Francesco ha creato a inizio pontificato e del quale oggi Kettelkamp è segretaria aggiunta. Dalla polizia Usa alla Curia romana è un bel salto. Oltreatlantico ha lavorato nel terzo laboratorio forense più grande del mondo dopo Fbi e Scotland Yard e nella sezione anti-corruzione. Il Vaticano è trasparente? “Ci stiamo arrivando”, dice. “Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile che una vittima prendesse la parola ad una veglia a San Pietro come è appena avvenuto per il Sinodo”.
La credibilità perduta
Papa Francesco ha esortato lei e gli altri commissari a non guardare in faccia a nessuno: “L’incapacità di agire correttamente per fermare questo male e di venire in aiuto alle sue vittime – ha detto – ha deturpato la nostra stessa testimonianza dell’amore di Dio”. Se la Chiesa fallisse, dice Teresa Kettelkamp, “perderebbe la credibilità di essere voce dei senza-voce: immigrati, poveri, coloro che si battono per una legislazione pro life”.
“Un problema statunitense”
Da cattolica fu sorpresa quando scoppiò il caso di Boston? “Quando lavori in polizia ci sono poche cose che ti sorprendono”, risponde, “e io ho sempre conosciuto preti e suore meravigliosi. Ma scoprire la dimensione del fenomeno mi ha sorpreso”. All’epoca, nella Roma di Giovanni Paolo II c’è chi diceva che era un problema statunitense. Kettekmap sorride: “Non lo pensavo allora e decisamente non lo penso adesso. E’ un problema umano”. E certe cose valgono nella pubblica amministrazione come nella Chiesa: “Se fai entrare in seminario persone problematiche ti ritroverai con sacerdoti problematici”.
Imparare ad ascoltare
Al centro di Roma, nel bel palazzo Maffei Marescotti dove ha sede la pontificia commissione, lontano dal Vaticano, Kettelkamp e il segretario dell’organismo, il vescovo colombiano Manuel Herrera, hanno ricevuto diverse vittime. “Ho imparato ad ascoltare”, racconta: “Ogni sopravvissuto è diverso, ma penso che quel che cercano non siano i soldi: vogliono giustizia, vogliono essere riconosciuti”. Ricorda un uomo di 80 anni negli Stati Uniti che era stato abusato da bambino ed aveva taciuto per 70 anni: “Tutto quel che voleva era essere ascoltato”.
Quel miracolo da bambina
Teresa Kettelkamp non ha mai pensato di lasciare la Chiesa. C’è di mezzo quello che ritiene un miracolo. “I miei genitori non potevano avere figli”, racconta, “mia madre pregava santa Teresina, la santa delle rose, e un giorno bussò un ragazzino che le regalò un mazzo di rose rosse: “E’ quella signora che mi ha detto di portargliele”, disse, ma quella signora non c’era più… Poco dopo la chiamarono per dirle che c’era una bambina da adottare, ero io. Non potrei non essere cattolica, so che i santi e gli angeli sono con noi. Mi piace quello che certe persone della Chiesa hanno fatto? Assolutamente no, gli abusi sono orribili e l’insabbiamento è anche peggio. La Chiesa va cambiata”, dice questa donna dalla voce gentile e la perseveranza di ferro, “ma le cose a cui teniamo vanno cambiate da dentro”.