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Nicaragua, vietato l’ingresso ai sacerdoti negli ospedali pubblici per l’estrema unzione

Il vescovo Rolando Alvarez (afp)

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Lo riferisce Fides, l’agenzia di Propaganda fide. E’ l’ultimo attacco alla Chiesa da parte del regime di Ortega. Negli anni scorsi chiusa la nunziatura
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Dopo gli imprigionamenti, dopo la chiusura delle radio diocesane, dopo l’esproprio dell’università dei gesuiti, dopo l’espulsione dell’incaricato d’affari della Santa Sede, la Chiesa cattolica del Nicaragua subisce un altro colpo da parte del regime di Daniel Ortega, che da anni accusa i cattolici di essere in prima linea nell’opposizione: ai sacerdoti sarebbe stato vietato di entrare negli ospedali pubblici per amministrare il sacramento dell'unzione degli infermi.

Il rischio della denuncia

A riferirlo a Fides, agenzia di Propaganda fide, è l'avvocato Martha Patricia Molina, in esilio in Texas, da dove documenta da anni gli attacchi contro la Chiesa cattolica nel paese. “Prima potevano entrare per visitare un solo malato, ma, una volta lì, tutta i presenti chiedevano il sacramento per le persone che erano già prossime alla morte”, ha detto Molina. Pur non essendoci nessun documento ufficiale, questo divieto ha gettato nell'indignazione i familiari e gli stessi malati, “che lasciano q…

Dopo gli imprigionamenti, dopo la chiusura delle radio diocesane, dopo l’esproprio dell’università dei gesuiti, dopo l’espulsione dell’incaricato d’affari della Santa Sede, la Chiesa cattolica del Nicaragua subisce un altro colpo da parte del regime di Daniel Ortega, che da anni accusa i cattolici di essere in prima linea nell’opposizione: ai sacerdoti sarebbe stato vietato di entrare negli ospedali pubblici per amministrare il sacramento dell'unzione degli infermi.

Il rischio della denuncia

A riferirlo a Fides, agenzia di Propaganda fide, è l'avvocato Martha Patricia Molina, in esilio in Texas, da dove documenta da anni gli attacchi contro la Chiesa cattolica nel paese. “Prima potevano entrare per visitare un solo malato, ma, una volta lì, tutta i presenti chiedevano il sacramento per le persone che erano già prossime alla morte”, ha detto Molina. Pur non essendoci nessun documento ufficiale, questo divieto ha gettato nell'indignazione i familiari e gli stessi malati, “che lasciano questo mondo senza ricevere quell'ultimo sacramento” si legge nella stampa locale citata sempre dall’organo di informazione del dicastero vaticano per l’evangelizzazione. Tuttavia, non possono fare altro che sporgere denuncia anonima perché, se “denunciano pubblicamente, possono essere imprigionati, esiliati o uccisi”.

Il vescovo Alvarez al sinodo

In occasione dell’Angelus dello scorso 25 agosto, papa Francesco era tornato a incoraggiare “l’amato popolo del Nicaragua” dopo la soppressione di associazioni di stampo cattolico e l’introduzione di una tassa sulle elemosine e le donazioni dei fedeli: “Ricordate che lo Spirito Santo guida sempre la storia verso progetti più alti. La Vergine Immacolata vi protegga nei momenti della prova e vi faccia sentire la sua tenerezza materna. La Madonna accompagni l’amato popolo del Nicaragua”. Nei mesi passati, inoltre, dopo lunghi negoziati il regime del Nicaragua ha espulso il vescovo Rolando Alvarez, che, giunto a Roma, ha preso parte al sinodo presieduto dal Papa lo scorso ottobre in Vaticano. Per la Santa Sede gestire i rapporti con il Nicaragua è particolarmente difficile dopo che il regime a marzo del 2023 ha espulso l’incaricato d’affari e chiuso la nunziatura, che poteva almeno interagire localmente con le autorità del paese.

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