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Zuppi: “Chi ha incarichi pubblici eviti modalità e parole violente e pericolose”

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Il presidente della Cei apre la prima assemblea sinodale italiana. “La Chiesa esprime preoccupazioni ma qualificare le sue posizioni in un’ottica politica, deformando e immiserendo le sue scelte a convenienze o partigianerie, non fa comprendere la sua visione”
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Nel paese si diffonde un “clima conflittuale”, come dimostrano i femminicidi, “la crescita della violenza tra i giovani”, il linguaggio “sempre più segnato dall’odio”, i casi di antisemitismo, e in questo contesto chi ha incarichi pubblici “porta una responsabilità ancora maggiore” e deve evitare con particolare attenzione “modalità e parole violente e pericolose”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi in un passaggio del discorso che ha pronunciato per l’apertura dell’assemblea sinodale italiana.

Femminicidi e violenza tra giovani

“I combattimenti appaiono lontani dai nostri Paesi”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, “ma il clima conflittuale non è lontano e nemmeno i combattimenti. Questo clima si riflette sulla società italiana: la spietata avanzata del numero dei femminicidi, la crescita della violenza tra i giovani, l’inasprirsi del linguaggio sempre più segnato dall’odio, i casi di antisemitismo, che non possiamo tollerare, sono come semi che da sempre …

Nel paese si diffonde un “clima conflittuale”, come dimostrano i femminicidi, “la crescita della violenza tra i giovani”, il linguaggio “sempre più segnato dall’odio”, i casi di antisemitismo, e in questo contesto chi ha incarichi pubblici “porta una responsabilità ancora maggiore” e deve evitare con particolare attenzione “modalità e parole violente e pericolose”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi in un passaggio del discorso che ha pronunciato per l’apertura dell’assemblea sinodale italiana.

Femminicidi e violenza tra giovani

“I combattimenti appaiono lontani dai nostri Paesi”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, “ma il clima conflittuale non è lontano e nemmeno i combattimenti. Questo clima si riflette sulla società italiana: la spietata avanzata del numero dei femminicidi, la crescita della violenza tra i giovani, l’inasprirsi del linguaggio sempre più segnato dall’odio, i casi di antisemitismo, che non possiamo tollerare, sono come semi che da sempre il male getta nei cuori e nelle relazioni delle persone e contaminano i cuori e i linguaggi. Chi ha incarichi pubblici”, ha proseguito l’arcivescovo di Bologna, “porta una responsabilità ancora maggiore perché non deve avere modalità e parole violente e pericolose, dentro una logica di polarizzazione, perché finiamo tutti per cercare solo ciò che divide, pensando così di difendere le proprie convinzioni e considerando addirittura pericoloso difendere ciò che unisce, ovvero la collaborazione indispensabile per affrontare problemi così grandi”.

La carica dei mille

Quella che si svolge da oggi a domenica nella basilica romana di San Paolo fuori le mura è il prima di due appuntamenti – la seconda assemblea si svolgerà ad aprile – che conclude tre anni di cammino sinodale sollecitato da papa Francesco, distinto dal sinodo globale concluso a ottobre scorso in Vaticano. A questa grande consultazione tesa a suggerire un rinnovamento della Chiesa italiana partecipano quasi mille persone, tra cui quattro cardinali, 170 vescovi, 238 Sacerdoti, 210 uomini laici e 274 donne laiche.

“Noi ci siamo!”

Il cardinale Zuppi ha dedicato la sua introduzione alle questioni al centro dell’assemblea sinodali, squisitamente ecclesiali, dedicando poi uno sguardo alle questioni di attualità. “Non vogliamo illudere nessuno circa facili soluzioni in tasca, ma ci sentiamo di camminare con gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore le sorti del Paese”, ha detto: “Noi ci siamo!”. In particolare, “siamo confrontati con ingiustizie insopportabili, ad iniziare dalla guerra, alle quali non vogliamo abituarci”, ha detto il porporato romano, inviato dal Papa per la pace in Ucraina. “Non possiamo accettare che sia la logica del più forte o del più furbo a prevalere. E verrebbe da domandarci se non preghiamo troppo poco per la pace in un mondo così sconvolto dalla guerra. La guerra, i cambiamenti degli scenari politici, le forze occulte e i poteri di interessi economici enormi, compreso quello legato alle armi, stanno rimescolando, in maniera non facilmente prevedibile, gli assetti del mondo, tanto che si ha la sensazione di essere una barca sbattuta dai venti in un mare in tempesta”.

Il nodo della denatalità

“Il nostro Paese soffre di denatalità, che ha raggiunto livelli preoccupanti”, ha detto Zuppi. “Eppure, tutti sappiamo che non basta combattere la denatalità senza una cultura della speranza nel futuro e senza preoccuparci di evitare l’emorragia di giovani dal nostro Paese e dalle aree interne. Il futuro dipende dalle politiche in favore della natalità, ma anche da politiche della casa, da politiche attive del lavoro, per le famiglie, e da autentiche politiche di integrazione dei migranti: tutti questi aspetti insieme saranno in grado di generare un’alba nuova all’orizzonte”.

Una Chiesa senza “partigianerie”

Nel suo discorso Zuppi è anche tornato, senza esplicitare il riferimento, alle proteste della premier Giorgia Meloni e di altri esponenti della maggioranza quando, la scorsa primavera, la Cei ha sollevato alcune critiche in particolare alla riforma dell’autonomia differenziata. “Pochi mesi fa, alla Settimana Sociale di Trieste, abbiamo sperimentato quanto la Chiesa sia madre di tutti, perché solo guidata dal Vangelo. Leggere e qualificare le sue posizioni in un’ottica politica, deformando e immiserendo le sue scelte a convenienze o partigianerie, non fa comprendere la sua visione, che è libera, e che avrà sempre al centro la persona senza aggettivi e limiti… Come Chiesa, di tempo in tempo, con la nostra esperienza umana dell’Italia, maturata tra la gente, esprimiamo preoccupazioni, bisogni, esigenze che non sono mai per dividere o alimentare contrapposizioni, ma per fortificare quel bene comune che esiste e che va perseguito e difeso”.

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