Medio Oriente, il cardinale Pizzaballa: “La pace è lontana, servono parole di riconciliazione”
di Iacopo Scaramuzzi“Non vedremo presto la pace”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, non si fa illusioni. Non ritiene che la tregua tra Israele e Libano sia sinonimo di pace, è consapevole che nella Striscia di Gaza la guerra continuerà ancora a lungo, e vede che in tutto il Medio Oriente c’è un linguaggio di “odio” e “disumanizzazione” che “giustifica la violenza” e porta a considerare l’altro “non come il prossimo da amare e perdonare ma una minaccia da eliminare”. Ma la pace, dice, va preparata, e i cristiani della Terra Santa, in questo, possono avere un ruolo da svolgere anche nel tentare di riallacciare un dialogo, interrotto da oltre un anno, tra ebrei e musulmani.
Pace lontana
“Il Medio Oriente è una regione tormentata da divisioni di ogni tipo”, ha detto il porporato martedì sera a Roma, “la guerra è cronaca quotidiana, adesso dicono che ci sarà un cessate-il-fuoco in Libano ma questo non significa che ci sarà la pace, a Gaza le cose sicuramente continuera…
“Non vedremo presto la pace”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, non si fa illusioni. Non ritiene che la tregua tra Israele e Libano sia sinonimo di pace, è consapevole che nella Striscia di Gaza la guerra continuerà ancora a lungo, e vede che in tutto il Medio Oriente c’è un linguaggio di “odio” e “disumanizzazione” che “giustifica la violenza” e porta a considerare l’altro “non come il prossimo da amare e perdonare ma una minaccia da eliminare”. Ma la pace, dice, va preparata, e i cristiani della Terra Santa, in questo, possono avere un ruolo da svolgere anche nel tentare di riallacciare un dialogo, interrotto da oltre un anno, tra ebrei e musulmani.
Pace lontana
“Il Medio Oriente è una regione tormentata da divisioni di ogni tipo”, ha detto il porporato martedì sera a Roma, “la guerra è cronaca quotidiana, adesso dicono che ci sarà un cessate-il-fuoco in Libano ma questo non significa che ci sarà la pace, a Gaza le cose sicuramente continueranno, Dio solo sa come, ma sicuramente le prospettive di pace, pace intesa come relazioni pacifiche tra popoli, non le vedremo presto. Però bisogna prepararle: verrà momento in cui si dovrà ricostruire, non solo le strutture fisiche ma anche le relazioni distrutte dalla guerra”.
La Bibbia al Papa
Il cardinale Pizzaballa ha presieduto messa nella basilica di Santa Maria Regina degli Apostoli, insieme a diversi vescovi e padri mediorientali, ed ha successivamente presentato la nuova versione della Bibbia in arabo pubblicata dai Paolini che mercoledì mattina verrà consegnata a papa Francesco. La realizzazione dell’opera di tremila pagine è durata tre anni.
“L’altro da eliminare”
“Avremo bisogno di strumenti, di un linguaggio, di parole che aiutano a ricucire, restaurare, riconciliare ciò che questa guerra ha diviso e lacerato, nella vita delle persone, tra le persone, nelle famiglie”, ha detto Pizzaballa. “Parliamo di guerre tra popoli ma anche dentro le comunità cristiana ci sono tante ferite, paure, difficoltà a pensare al futuro, di sperare. Sono comunità normali che vivono in stazioni molto difficili dove la violenza, l’odio, il rancore, il disprezzo, la deumanizzazione sono all’ordine del giorno”, ha detto Pizzaballa, che nell’omelia ha notato come “le parole di odio, le parole di disprezzo, le parole che deumanizzano l’altro possono portare a giustificare la violenza e il male che si compie” e in Medio Oriente “l’altro non è il prossimo da amare perdonare ma una minaccia da eliminare”. La messa è stata celebrata nell’anniversario del beato Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Per il patriarca latino di Gerusalemme i cristiani devono tornare alle Sacre scritture per trovare “uno strumento sul quale ricostruire le nostre comunità così profondamente ferite e poi”, ha aggiunto, “essere anche capaci – ed è la missione principale che io vedo per noi in Terra Santa – di dire agli altri, ai nostri fratelli musulmani ed ebrei, parole di riconciliazione, parole di vita, parole di pace, parole che ricostruiscano. In questo anno terribile di guerra”, ha sottolineato il porporato bergamasco, “ebrei e musulmani non si parlano più, per ovvie ragioni, ma ci hanno detto, sottobanco, “se però ci siete anche voi, possiamo incontrarci, da soli no”. Lì, allora, noi cristiani siamo chiamati a dire parola di riconciliazione, speranza, futuro, prospettiva, e tutto questo non si può fare parlando di noi stessi ma parlando di Dio, la parola che per noi si è fatta vita e d è fondamento della nostra speranza”.
Parole di odio e di vita
Esistono già diverse versioni della Bibbia in arabo, ma la nuova edizione dei Paolini presenta un ricco apparato di 409 note. “Sono certo che sia un contributo prezioso per tutto il Medio Oriente, il mondo arabo, i cristiani ma non solo”, ha detto Pizzaballa, che ha ricordato come in Libano, in Egitto e in vari altri paesi vi siano centri di studio cristiani in arabo “dove anche tanti musulmani studiano”, e anche per loro “avere un’opera senza traduzioni e senza filtri è molto importante”. E’ dunque “necessario”, ha detto Pizzaballa, che anche nella terra dove la Bibbia è stata scritta ci sia una versione ampia della Bibbia: “E’ segno di vitalità della Chiesa”, ha detto il Patriarca: “Quando parliamo di Medio Oriente ne parliamo sempre come le geremiadi, ci si lamenta, “va tutto male, le comunità cristiane soffrono” – tutto vero, è la cronaca di tutti i giorni, ma essere capaci ancora oggi di produrre un’opera così importante è segno di vitalità e speranza della Chiesa, che investe sulla cosa più importante che abbiamo, la parola di Dio”. Che, Pizzaballa ne è convinto, possono offrire anche ai non cristiani “una parola solida, una parola di prospettiva e di speranza”.