✕

Il neocardinale Radcliffe: “Vorrei che le donne predicassero”. Perché continuerà a vestire di bianco

Ascolta l'audio

Il domenicano inglese è tra i 21 cardinali che papa Francesco nominerà al Concistoro di sabato. L’accoglienza dei gay, le polemiche (infondate) con gli africani. Lo humor britannico? “Se prendi Dio sul serio, non puoi prendere troppo sul serio te stesso”
3 minuti di lettura

Continuerà a vestire di bianco, e rimarrà un semplice fratello, senza essere consacrato vescovo. Padre Timothy Radcliffe, domenicano inglese, è tra i 21 uomini ai quali papa Francesco imporrà la berretta cardinalizia nel Concistoro che presiederà sabato pomeriggio. Con il decimo Concistoro del suo pontificato, che porterà i cardinali elettori alla quota record di 141 (tra di loro quattro italiani: Baldo Reina di Roma, Roberto Repole di Torino, Mimmo Battaglia di Napoli e lo scalabriniano Fabio Baggio), Jorge Mario Bergoglio avrà nominato l’ottanta per cento del Conclave che eleggerà il suo successore. Intellettuale di Oxford, predicatore durante il recente sinodo mondiale, Radcliffe non ritiene però che quello bergogliano sia un gruppo omogeneo, vede nel futuro una Chiesa aperta alle persone gay e dove le donne avranno maggiore voce in capitolo, ad esempio predicando durante la messa. Quanto al suo proverbiale senso dell’umorismo, “se prendi Dio sul serio”, dice, “non puoi prendere te…

Continuerà a vestire di bianco, e rimarrà un semplice fratello, senza essere consacrato vescovo. Padre Timothy Radcliffe, domenicano inglese, è tra i 21 uomini ai quali papa Francesco imporrà la berretta cardinalizia nel Concistoro che presiederà sabato pomeriggio. Con il decimo Concistoro del suo pontificato, che porterà i cardinali elettori alla quota record di 141 (tra di loro quattro italiani: Baldo Reina di Roma, Roberto Repole di Torino, Mimmo Battaglia di Napoli e lo scalabriniano Fabio Baggio), Jorge Mario Bergoglio avrà nominato l’ottanta per cento del Conclave che eleggerà il suo successore. Intellettuale di Oxford, predicatore durante il recente sinodo mondiale, Radcliffe non ritiene però che quello bergogliano sia un gruppo omogeneo, vede nel futuro una Chiesa aperta alle persone gay e dove le donne avranno maggiore voce in capitolo, ad esempio predicando durante la messa. Quanto al suo proverbiale senso dell’umorismo, “se prendi Dio sul serio”, dice, “non puoi prendere te stesso troppo sul serio”.

Ora i cardinali creati da papa Francesco sono l’ottanta per cento di un eventuale Conclave: siete un gruppo omogeneo?

“Non penso. Ovviamente non conosco ancora bene gli altri cardinali, sono appena arrivato, ma il Papa sta portando dentro persone da tutto il mondo e questo rende la situazione meno prevedibile del passato. Penso che spesso nel collegio cardinalizio c’erano persone ben note della Chiesa ma nominando persone da tutto il mondo, Algeria, Mongolia, e via dicendo, questo significa che sarà più probabile avere sorprese”.

Come sarà il Papa che verrà scelto dal prossimo Conclave?

“Io non credo che parteciperò al prossimo Conclave perché avrò presto 80 anni (il porporato domenicano ha 79 anni, ndr.). Penso che il prossimo Conclave, che spero si terrà tra molto tempo, saprà individuare una persona dotata di gioia, di semplicità e di cuore aperto”.

Durante il recente Sinodo l’Osservatore Romano ha pubblicato un suo articolo, che ha suscitato qualche incomprensione, nel quale lei scriveva, in merito alla benedizione delle coppie gay, che “i vescovi africani sono sotto una forte pressione da parte degli evangelici, con denaro americano; degli ortodossi russi, con denaro russo; e dei musulmani, con denaro dei ricchi Paesi del Golfo”: cosa intendeva dire?

“Quel che volevo dire è che molti vescovi africani, quasi tutti, erano molto preoccupati da Fiducia supplicans (dichiarazione pubblicata a dicembre dell’anno scorso dal dicastero per la Dottrina della fede, ndr.), che stabilisce che le coppie omosessuali possono essere benedette, e sarebbe facile semplicemente essere arrabbiati con loro. Invece dobbiamo sempre cercare di capire, questo intendevo dire: dobbiamo capire questi vescovi africani, capire la pressione alla quale sono sottoposti, in modo che possiamo avere con loro una buona conversazione. Per fortuna le mie prediche durante il ritiro spirituale di inizio Sinodo mi hanno aiutato ad avere una buona relazione con i vescovi africani, e così quando è stato riportato erroneamente il mio pensiero, in un articolo che diceva una cosa completamente diversa da quello che intendevo, e cioè che io accusavo i vescovi africani di sostenere la loro posizione esclusivamente per ottenere benefici finanziari, i vescovi africani sapevano che non era vero. E questo mostra quanto sia importante intessere buone relazioni, perché quando si è amici non ci si guarda con sospetto ma con fiducia: quando un amico dice qualcosa, provi sempre a capire cosa egli intenda veramente”.

Più in generale, quale dovrebbe essere l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle persone lgbtq+?

“Come dice il Papa, la Chiesa è aperta a todos, todos, todos: tutti, tutti tutti. La Chiesa accoglie le persone e i loro doni”.

E nella Chiesa del futuro le donne potranno avere un ruolo maggiore?

“La cosa importante è che la voce delle donne sia ascoltata. Già oggi la loro voce è importante, ci sono teologhe, amministratrici, consigliere, ma in futuro penso che sarà anche maggiore. Sarebbe bello poter sentire le donne predicare”.

Lei ha ottenuto che pur divenendo cardinale non solo non diventerà vescovo, ma continuerà anche a vestire di bianco, il colore dei domenicani: perché?

“Ho chiesto di non diventare vescovo perché io sono domenicano, sono un fratello, e voglio continuare ad esserlo. Papa Francesco ha scritto la Fratelli tutti, siamo tutti fratelli e sorelle, e spero da cardinale di poter continuare a servire i fratelli e le sorelle. Quanto al colore bianco, è il Papa che me lo ha suggerito. Io volevo domandarglielo comunque, ma lui mi ha battuto sul tempo. Il motivo è, di nuovo, che avevo il forte desiderio di rimanere un fratello dell’ordine domenicano, e quindi volevo rimanere semplicemente nell’abito di un fratello. Anche il mio fratello, Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri (anch’egli domenicano, ndr.), anch’egli viene creato cardinale ed anch’egli ha domandato la stessa cosa, pur essendo lui vescovo. Va detto che questa è la tradizione antica: se vede un ritratto dei domenicani del diciannovesimo secolo, vestono tutti bianco; è un’idea molto recente che quando diventa cardinale un fratello smette di vestire il suo abito. E dunque, come mi capita spesso, la gente pensa che io sia rivoluzionario ma in realtà sono tradizionale”.

Nella prima predica che pronunciò alla prima assemblea sinodale lei esordì dicendo: “Sono anziano – bianco – occidentale – e uomo: non so che cosa sia peggio!”. Cosa intendeva?

“Era una battuta di spirito. Noi inglesi scherziamo su tutto, non perché non prendiamo sul serio le cose. In Inghilterra diciamo che se qualcosa è seria merita di scherzarci sopra. Ho anticipato una critica che altri avrebbero potuto fare, qualcuno poteva domandarsi, ‘chi è questo ricco maschio occidentale di Oxford?’, e bisogna capire e anticipare le obiezioni di chi può metterti in difficoltà. Spesso il problema di noi inglesi è che quando scherziamo la gente pensa che siamo estremamente seri. Se prendi Dio sul serio, non puoi prendere troppo sul serio te stesso”.

Leggi i commenti