CITTA’ DEL VATICANO – Di fronte alla «lussuria bellicista» di questo frangente storico (copyright del custode di Terra Santa, il francescano Francesco Patton), papa Leone XIV ha fatto appello «alla responsabilità e alla ragione». Ingredienti che per il Pontefice e per i suoi diplomatici sono scarseggiati nell’intervento israeliano in Iran. Le «notizie che giungono», ha detto ieri Robert Francis Prevost concludendo l’udienza giubilare che presiede il sabato ogni due settimane, «destano molta preoccupazione. Si è gravemente deteriorata la situazione in Iran e Israele, e in un momento così delicato», ha sottolineato, «desidero rinnovare con forza un appello alla responsabilità e alla ragione».
Il timore, come ha scritto l’Osservatore Romano, è che il conflitto si estenda: «Il rischio che la guerra mondiale “a pezzi” denunciata da Papa Francesco divenga un vero conflitto globale», ha scritto Roberto Cetera sulla prima pagina del giornale vaticano, «è quanto mai reale». Papa Leone ha…
CITTA’ DEL VATICANO – Di fronte alla «lussuria bellicista» di questo frangente storico (copyright del custode di Terra Santa, il francescano Francesco Patton), papa Leone XIV ha fatto appello «alla responsabilità e alla ragione». Ingredienti che per il Pontefice e per i suoi diplomatici sono scarseggiati nell’intervento israeliano in Iran. Le «notizie che giungono», ha detto ieri Robert Francis Prevost concludendo l’udienza giubilare che presiede il sabato ogni due settimane, «destano molta preoccupazione. Si è gravemente deteriorata la situazione in Iran e Israele, e in un momento così delicato», ha sottolineato, «desidero rinnovare con forza un appello alla responsabilità e alla ragione».
Il timore, come ha scritto l’Osservatore Romano, è che il conflitto si estenda: «Il rischio che la guerra mondiale “a pezzi” denunciata da Papa Francesco divenga un vero conflitto globale», ha scritto Roberto Cetera sulla prima pagina del giornale vaticano, «è quanto mai reale». Papa Leone ha soppesato le parole. «L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare», ha detto, «va perseguito attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero, per edificare una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune». Se i vertici della Segreteria di Stato hanno ricevuto, solo pochi giorni fa, i rappresentanti iraniani presenti a Roma per i colloqui con gli emissari della Casa Bianca sul nucleare, è perché il Palazzo apostolico ha sempre tenuto aperta la porta del dialogo con Teheran, con la convinzione però che le armi nucleari vadano messe al bando e che la diplomazia sia l’unica via percorribile.
Per il Papa nato a Chicago «nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro. È dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti». Parole dalle quali traspare tanto il rifiuto netto di ogni proposito del regime iraniano di contestare l’esistenza stessa di Israele, quanto la preoccupazione per l’intervento militare del governo di Benjamin Netanyahu in Iran, nonché a Gaza.
Il Papa, che venerdì è stato invitato dal presidente del Libano Joseph Aoun a visitare il paese per portarvi «un messaggio di pace e speranza per la regione», ha inviato un video-messaggio ai cattolici di Chicago, che ieri lo hanno festeggiato nello stadio degli White Sox, nella sua città di origine, esortando i giovani ad «annunciare un messaggio di vera speranza e promuovere la pace e l’armonia tra tutti i popoli».