Acutis e Frassati santi: così la Chiesa celebra i giovani e la modernità
di Miguel GotorLe ultime due canonizzazioni volute da papa Francesco e rinviate a causa della sua morte sono le prime celebrate dal nuovo pontefice Leone XIV. Ancora una volta la Chiesa cattolica conferma la sua efficacia cerimoniale e sensibilità simbolica, elevando oggi all’onore degli altari due santi giovani, un mese dopo il successo del Giubileo della gioventù, a suggello di quell’evento.
Si tratta del torinese Pier Giorgio Frassati e del milanese Carlo Acutis, morti entrambi in odore di santità, il primo a 24 anni nel 1925, il secondo a soli 15 anni nel 2006. Due santi nati a novant’anni di distanza l’uno dall’altro e quindi vissuti in epoche diverse, ma accomunati da alcune caratteristiche che gli hanno consentito di procedere insieme, seppure …
Le ultime due canonizzazioni volute da papa Francesco e rinviate a causa della sua morte sono le prime celebrate dal nuovo pontefice Leone XIV. Ancora una volta la Chiesa cattolica conferma la sua efficacia cerimoniale e sensibilità simbolica, elevando oggi all’onore degli altari due santi giovani, un mese dopo il successo del Giubileo della gioventù, a suggello di quell’evento.
Si tratta del torinese Pier Giorgio Frassati e del milanese Carlo Acutis, morti entrambi in odore di santità, il primo a 24 anni nel 1925, il secondo a soli 15 anni nel 2006. Due santi nati a novant’anni di distanza l’uno dall’altro e quindi vissuti in epoche diverse, ma accomunati da alcune caratteristiche che gli hanno consentito di procedere insieme, seppure con velocità differenti, lungo le cosiddette “vie legali della santità”. Frassati seguendo tempistiche normali, ancora oggi in buona parte regolate dai decreti di Urbano VIII del 1625 (la sua causa fu aperta nel 1932 ed è stato beatificato nel 1990), Acutis di particolare rapidità, essendo defunto da meno di vent’anni e beatificato nel 2020.
Sono due santi giovani, figli dello spirito e della teologia del Concilio Vaticano II perché appartenenti alla società dei laici, aperti al mondo del proprio tempo, interpreti precoci e persino profetici delle novità e dei problemi che hanno incrociato nella breve vita concessa loro dalla divina provvidenza, o dalla sorte del destino.
Sia Frassati sia Acutis provengono dalla ricca e influente borghesia dell’Italia settentrionale e saranno gli studiosi di storia della santità contemporanea a dirci se e in che misura l’elevata origine famigliare e sociale di entrambi abbia facilitato il loro percorso agiografico grazie a gruppi di pressione particolarmente persuasivi.
Pier Giorgio Frassati era figlio di Alfredo, il proprietario del quotidiano La Stampa di Torino che diresse per ventisei anni, ed emancipandosi dall’estrazione borghese della propria famiglia si liberò del mantello dei privilegi per dedicare la propria vita ai poveri di Torino negli anni della grande rivoluzione industriale della fabbrica taylorista. Egli ha incarnato il tipico santo sociale di una coerente tradizione filantropica sabauda che dalla cinquecentesca Compagnia di San Paolo giunge fino all’esperienza dei salesiani di san Giovanni Bosco. Terziario domenicano, affascinato dalla figura di Girolamo Savonarola, convinto antifascista, si iscrisse all’Azione cattolica e alla Fuci, militò nel Partito popolare di don Sturzo e si impegnò nella Società di San Vincenzo de’ Paoli per alleviare le dure condizioni di vita dei più bisognosi di una città operaia come Torino.
Carlo Acutis è stato il nipote dell’omonimo fondatore della compagnia Vittoria assicurazioni che ancora appartiene alla sua famiglia e di cui il padre è presidente. Nella sua breve vita si è contraddistinto per una precoce e speciale competenza informatica che lo ha portato a realizzare siti internet riguardanti la fede, con una particolare attenzione all’eucarestia e alla devozione mariana, i quali hanno contribuito in questi anni a diffondere i carismi della sua fama di santità a livello globale.
Se Frassati è un santo pienamente novecentesco interprete della questione sociale, Acutis è considerato il primo santo dei cosiddetti millennial, “l’apostolo di Internet” capace di affrontare la sfida della rivoluzione informatica (tra i suoi attributi iconografici compare un computer). Il rapido riconoscimento ufficiale della sua santità “virtuale” e la valorizzazione di questa dimensione informatica della proposta agiografica non sorprendono giacché proprio su questo terreno di tecnica e di comunicazione la Chiesa cattolica ha dimostrato negli ultimi trent’anni eccezionali capacità di comprensione e di innovazione, a differenza di quanto avvenuto con le principali rivoluzioni tecnologiche del passato. Si pensi ai conflitti e alle censure che accompagnarono l’irruzione cinquecentesca del libro a stampa o all’iniziale diffidenza con cui le gerarchie ecclesiastiche guardarono alla diffusione novecentesca prima della radio e poi della televisione.
Le due proposte agiografiche di oggi mescolano come sempre elementi di tradizione e di modernità: entrambi i corpi sono mostrati ai fedeli incorrotti in virtù di pratiche di imbalsamazione che servono a contrastarne la naturale decomposizione biologica così da testimoniare la verità della resurrezione e della grazia divina; il rispetto della dimensione taumaturgica della santità rimane centrale con episodi di guarigione scientificamente inspiegabili secondo lo stato attuale delle nostre conoscenze mediche — i cui confini sono in continuo cambiamento — che la Chiesa e i credenti celebrano come miracoli.
Proprio da questa sapiente miscela di tradizione e di modernità, di radici e di ali, scaturisce il successo dei due nuovi santi e l’attualità della proposta religiosa da loro testimoniata nel travagliato mondo di oggi.