Città del Vaticano – L’applauso prorompe come un tuono, un rilascio improvviso di speranze e dolori accumulati, e attraversa in un fremito la navata centrale. «Fratelli e sorelle, lo dico con emozione, è l’ora di restituire dignità a tutti», scandisce monsignor Francesco Savino, «soprattutto a chi è stata negata». Alla fine sono tutti in piedi, la standing ovation non finisce più, c’è chi esulta, chi ride, chi si mette a piangere. Lo stesso vescovo fa una pausa, «devo respirare un poco…».
La chiesa del Gesù è strapiena come raramente capita alle chiese del centro di Roma, ci sono gay, lesbiche, transessuali provenienti da tutto il mondo, 1.400 in tutto, invisibili o discriminati per secoli agli occhi della Chiesa ufficiale oggi si prepara…
Città del Vaticano – L’applauso prorompe come un tuono, un rilascio improvviso di speranze e dolori accumulati, e attraversa in un fremito la navata centrale. «Fratelli e sorelle, lo dico con emozione, è l’ora di restituire dignità a tutti», scandisce monsignor Francesco Savino, «soprattutto a chi è stata negata». Alla fine sono tutti in piedi, la standing ovation non finisce più, c’è chi esulta, chi ride, chi si mette a piangere. Lo stesso vescovo fa una pausa, «devo respirare un poco…».
La chiesa del Gesù è strapiena come raramente capita alle chiese del centro di Roma, ci sono gay, lesbiche, transessuali provenienti da tutto il mondo, 1.400 in tutto, invisibili o discriminati per secoli agli occhi della Chiesa ufficiale oggi si preparano al loro pellegrinaggio, la prima volta che i fedeli lgbtq+ attraversano in gruppo la porta santa di un Giubileo. È un’iniziativa dal basso ma la presenza del vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, e nella chiesa madre dei gesuiti, è un riconoscimento istituzionale non scontato, il segno che è cambiata un’epoca.
In una cappella laterale è esposta, illuminata, una foto di papa Francesco, una messa del genere è possibile perché c’è stato lui, e monsignor Savino racconta che a inizio agosto è andato a parlare dal nuovo Papa e Leone XIV gli ha dato la sua benedizione, «vada a celebrare».
La sera prima c’è stata una veglia di preghiera scandita dalle testimonianze personali, sempre nella chiesa che sorge a pochi metri dalla storica sede della Dc, la mattina tornano tutti per la messa, statunitensi e francesi, latino-americani e asiatici. Mancano gli africani, «non c’è stato modo di ottenere i visti, i funzionari dei loro paesi sono stati categorici e in certi casi scortesi», racconta Innocenzo Pontillo, presidente della Tenda di Gionata, l’associazione che promuove il pellegrinaggio e vuole “allargare la tenda” della Chiesa. L’atmosfera è allegra, ci sono le confessioni in diverse lingue ma le facce dei penitenti, come quelle dei sacerdoti, non sono lunghe.
Savino solca la chiesa fino all’ingresso aspergendo l’acqua benedetta sui fedeli, plastica rappresentazione dell’accoglienza. Nell’omelia dosa con sapienza le parole. Gesù, nelle letture del giorno, «rimette in libertà gli oppressi», Savino dice che l’amore di Dio è «senza condizioni» e dona «una dignità incancellabile» a tutti, ricorda che bisogna convertirsi, tutti, puntualizza che si deve rifuggire «qualsiasi tentazione polemica o ideologica», riconosce che «non si cancellano le stimmate del passato», ma assicura che «nessuno deve sentirsi escluso». Poi dice che bisogna restituire la dignità a coloro ai quali è stata negata, ed è un’onda di applausi, sorrisi, lacrime.
Finita la messa, i pellegrini si incamminano verso il Vaticano per attraversare la porta santa. Aprono la processione padre Pino Piva, il gesuita che tesse la rete dei cattolici lgbtq+, Tiziano Fani Braga, l’attivista che ha avuto l’idea del pellegrinaggio, suor Geneviève, che portava le trans di Torvajanica da papa Francesco, e la transgender Alessia Nobile. Non è un gay pride, sono vietate bandiere e striscioni, abbondano però fascette e cappellini rainbow. Qualcuno si fa un selfie mano nella mano una volta entrato in basilica, sui social non mancano proteste e indignazioni dei cattolici ultraconservatori, ma il pellegrinaggio si svolge allegro e senza intoppi. Più fedeli tengono appuntata la spilletta con una pecora colore arcobaleno: non più nera, non più smarrita.