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Leone XIV: “L’inferno non c’è solo per i morti, è anche solitudine, vergogna e fatica di vivere”

(ansa)

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All’udienza generale il Papa parla dell’inferno quotidiano e assicura: “se a volte ci sembra di toccare il fondo”, in realtà “non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”
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Gli inferi non sono solo per i morti, c’è “anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere”: lo ha detto papa Leone XIV sottolineando, all’udienza generale in piazza San Pietro, che “se a volte ci sembra di toccare il fondo”, in realtà “non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”.

I veri inferi

“Gli inferi, nella concezione biblica, sono non tanto un luogo, quanto una condizione esistenziale”, ha sottolineato Prevost, riproponendo una concezione teologica già esposta dai Papi precedenti: “Quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano il dolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri. Cristo ci raggiunge anche in questo abisso, varcando le porte di questo regno di tenebra”. La discesa di Cristo, citata nella prima lettera di Pietro e nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, ha notato il Papa, “non riguarda solo il passato, ma tocca la vita …

Gli inferi non sono solo per i morti, c’è “anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere”: lo ha detto papa Leone XIV sottolineando, all’udienza generale in piazza San Pietro, che “se a volte ci sembra di toccare il fondo”, in realtà “non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”.

I veri inferi

“Gli inferi, nella concezione biblica, sono non tanto un luogo, quanto una condizione esistenziale”, ha sottolineato Prevost, riproponendo una concezione teologica già esposta dai Papi precedenti: “Quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano il dolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri. Cristo ci raggiunge anche in questo abisso, varcando le porte di questo regno di tenebra”. La discesa di Cristo, citata nella prima lettera di Pietro e nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, ha notato il Papa, “non riguarda solo il passato, ma tocca la vita di ciascuno di noi. Gli inferi non sono solo la condizione di chi è morto, ma anche di chi vive la morte a causa del male e del peccato. E’ anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere. Cristo entra in tutte queste realtà oscure per testimoniarci l’amore del Padre. Non per giudicare, ma per liberare. Non per colpevolizzare, ma per salvare. Lo fa senza clamore, in punta di piedi, come chi entra in una stanza d’ospedale per offrire conforto e aiuto”.

Toccare il fondo

Papa Leone ha sottolineato che “se Cristo ha potuto scendere fino a lì, nulla può essere escluso dalla sua redenzione. Nemmeno le nostre notti, nemmeno le nostre colpe più antiche, nemmeno i nostri legami spezzati. Non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”. E, ancora, “nessun luogo è troppo lontano, nessun cuore troppo chiuso, nessuna tomba troppo sigillata per il suo amore. Questo ci consola, questo ci sostiene. E se a volte ci sembra di toccare il fondo, ricordiamo: quello è il luogo da cui Dio è capace di cominciare una nuova creazione. Una creazione fatta di persone rialzate, di cuori perdonati, di lacrime asciugate”.

Rosario per la pace

A conclusione della catechesi il Papa ha dato appuntamento ai fedeli per un rosario per la pace la sera di sabato 11 ottobre in piazza San Pietro, occasione per ricordare anche l’apertura del Concilio vaticano II nel 1962. “Il mese di ottobre ormai vicino”, ha ricordato il Papa, “nella Chiesa è particolarmente dedicato al santo rosario, perciò invito tutti ogni giorno del prossimo mese a pregare il rosario per la pace personalmente, in famiglia, in comunità. Inoltre invito quanti prestano servizio in Vaticano a vivere questa preghiera a San Pietro ogni giorno alle 19. In particolare – ha aggiunto – la sera di sabato 11 ottobre alle 18 lo faremo insieme qui in piazza San Pietro nella veglia del giubileo della spiritualità mariana, ricordando anche l’anniversario dell’apertura del Concilio vaticano II”.

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