A 18 anni era il più giovane pilota dell'aviazione americana quando, il 2 settembre del 1944, il suo caccia fu colpito dalla contraerea giapponese. Col motore in fiamme e il fumo in cabina riuscì a sganciare le bombe sull'obiettivo, prima di lanciarsi in mare col paracadute. La vita di George Herbert Walker Bush parla di un uomo coraggioso, capace e determinato, in contrasto con l'immagine pubblica degli otto anni all'ombra di Reagan. Un uomo di assoluta sobrietà, violata solo dai calzini di colori sgargianti.
Nasce nel 1924 in una famiglia benestante del Massachusetts e mostra una gran fretta di vivere. Appena finita la guerra sposa Barbara, ventenne come lui, che gli darà sei figli a partire da George jr. (ad oggi, dopo 71 anni, è il matrimonio più lungo della storia presidenziale americana). Sempre nel 1945 riprende gli studi interrotti per la guerra e si laurea, in appena due anni e mezzo, in Economia a Yale, distinguendosi anche come capitano della squadra universitaria di baseball. Nel 1949 si trasferisce in Texas, con Barbara e i due figli, per lavorare nell'industria petrolifera. Ben presto si mette in proprio e fonda un paio di società. Quando entra in politica, eletto alla Camera nel 1966 col Partito repubblicano, è già miliardario. Ricopre anche i ruoli di Ambasciatore all'Onu e di Direttore della Cia. Nel 1980 partecipa alle primarie repubblicane ma viene travolto dal ciclone Reagan, che però lo sceglie come suo vice, per le capacità diplomatiche.
Bush sa anche essere duro. Quando un missile americano, nel 1988, abbatte per errore un aereo civile iraniano, uccidendo 290 persone, lui teorizza che gli Stati Uniti non devono mai chiedere scusa, a prescindere dai fatti. Nello stesso anno conduce una campagna elettorale dura e spregiudicata contro il democratico Dukakis. Nel primo discorso da Presidente però sorprende tutti proponendo una «Nazione più gentile e sensibile».
La caduta del Muro di Berlino lo rafforza così come la vittoriosa Guerra del Golfo, che lui chiude in tempi brevi, liberando il Kuwait dall'invasione irachena ma senza spingersi fino a Bagdad, per abbattere Saddam Hussein. Si profila una sicura rielezione nel 1992 ma a rovinare i piani di Bush arriva una pesante crisi economica che lo costringe ad aumentare le tasse, violando la solenne promessa fatta in campagna elettorale: «Read my lips: no new taxes» («Leggi il labiale, niente nuove tasse»). Segue un crollo nel consenso popolare che spiana la strada ai democratici e a Bill Clinton.
Oggi a 92 anni, Bush sr. batte di pochi mesi Carter come il più vecchio ex Presidente vivente. Nel 2014 ha festeggiato i 90 lanciandosi col paracadute. Vive una vecchiaia serena tra nipoti e pronipoti, con poche uscite pubbliche e con almeno due episodi che danno sostanza al suo appello per una nazione più sensibile. Nel 2013 Bush è testimone di nozze per un'amica lesbica. Una foto dello stesso anno lo ritrae con in braccio il bimbo malato di leucemia di un agente della scorta. Per solidarietà anche lui si è rasato a zero.
Nasce nel 1924 in una famiglia benestante del Massachusetts e mostra una gran fretta di vivere. Appena finita la guerra sposa Barbara, ventenne come lui, che gli darà sei figli a partire da George jr. (ad oggi, dopo 71 anni, è il matrimonio più lungo della storia presidenziale americana). Sempre nel 1945 riprende gli studi interrotti per la guerra e si laurea, in appena due anni e mezzo, in Economia a Yale, distinguendosi anche come capitano della squadra universitaria di baseball. Nel 1949 si trasferisce in Texas, con Barbara e i due figli, per lavorare nell'industria petrolifera. Ben presto si mette in proprio e fonda un paio di società. Quando entra in politica, eletto alla Camera nel 1966 col Partito repubblicano, è già miliardario. Ricopre anche i ruoli di Ambasciatore all'Onu e di Direttore della Cia. Nel 1980 partecipa alle primarie repubblicane ma viene travolto dal ciclone Reagan, che però lo sceglie come suo vice, per le capacità diplomatiche.
Bush sa anche essere duro. Quando un missile americano, nel 1988, abbatte per errore un aereo civile iraniano, uccidendo 290 persone, lui teorizza che gli Stati Uniti non devono mai chiedere scusa, a prescindere dai fatti. Nello stesso anno conduce una campagna elettorale dura e spregiudicata contro il democratico Dukakis. Nel primo discorso da Presidente però sorprende tutti proponendo una «Nazione più gentile e sensibile».
La caduta del Muro di Berlino lo rafforza così come la vittoriosa Guerra del Golfo, che lui chiude in tempi brevi, liberando il Kuwait dall'invasione irachena ma senza spingersi fino a Bagdad, per abbattere Saddam Hussein. Si profila una sicura rielezione nel 1992 ma a rovinare i piani di Bush arriva una pesante crisi economica che lo costringe ad aumentare le tasse, violando la solenne promessa fatta in campagna elettorale: «Read my lips: no new taxes» («Leggi il labiale, niente nuove tasse»). Segue un crollo nel consenso popolare che spiana la strada ai democratici e a Bill Clinton.
Oggi a 92 anni, Bush sr. batte di pochi mesi Carter come il più vecchio ex Presidente vivente. Nel 2014 ha festeggiato i 90 lanciandosi col paracadute. Vive una vecchiaia serena tra nipoti e pronipoti, con poche uscite pubbliche e con almeno due episodi che danno sostanza al suo appello per una nazione più sensibile. Nel 2013 Bush è testimone di nozze per un'amica lesbica. Una foto dello stesso anno lo ritrae con in braccio il bimbo malato di leucemia di un agente della scorta. Per solidarietà anche lui si è rasato a zero.