George Clooney con la moglie Amal Alamuddin a Cannes nel 2016 (Loic Venance/ Afp/ Getty Images)
George Clooney, il divo
Paola Zanuttini
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di PAOLA ZANUTTINI
Nell’era Weinstein, a Hollywood c’è ancora chi piace senza se e senza ma. Lui è bello, bravo, simpatico, ironico e anche impegnato. What else? Mentre esce il suo ultimo film da regista, lo abbiamo incontrato e ha risposto a tutte le nostre domande. Sì, proprio a tutte
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VENEZIA. Nota a margine di una conferenza stampa alla scorsa Mostra del Cinema: è normale che un buon numero di partecipanti, cioè di giornalisti, si rivolga uggiolante a George Clooney reclamando l'autografo come i fan accampati lungo il red carpet? Sì, pare sia normale, alla faccia dell'onesto (o ruvido, elegante, rigoroso: fate voi) distacco che dovrebbe accompagnarsi alla professione. Ma forse è una questione di carisma, e Clooney ha quello irresistibile da ultima movie star: ormai nessuno è bello, sexy, fascinoso, simpatico, un po' canaglia, famosissimo e apparentemente incurante della fama come lui. Oltre che sentimentalmente inquieto e inafferrabile, fino a ieri - ovvero fino ai limiti d'età e del ridicolo - e marito innamorato e neopadre felicissimo, oggi.
A 56 anni, fase della vita non proprio sbrilluccicante per i comuni maschi mortali angariati dalla prostata. E queste sono le qualità da star system classico,…
VENEZIA. Nota a margine di una conferenza stampa alla scorsa Mostra del Cinema: è normale che un buon numero di partecipanti, cioè di giornalisti, si rivolga uggiolante a George Clooney reclamando l'autografo come i fan accampati lungo il red carpet? Sì, pare sia normale, alla faccia dell'onesto (o ruvido, elegante, rigoroso: fate voi) distacco che dovrebbe accompagnarsi alla professione. Ma forse è una questione di carisma, e Clooney ha quello irresistibile da ultima movie star: ormai nessuno è bello, sexy, fascinoso, simpatico, un po' canaglia, famosissimo e apparentemente incurante della fama come lui. Oltre che sentimentalmente inquieto e inafferrabile, fino a ieri - ovvero fino ai limiti d'età e del ridicolo - e marito innamorato e neopadre felicissimo, oggi.
A 56 anni, fase della vita non proprio sbrilluccicante per i comuni maschi mortali angariati dalla prostata. E queste sono le qualità da star system classico, ma per l'odierna società dello spettacolo Clooney sventaglia una serie di virtù più attuali: intelligenza, ironia, autoconsapevolezza, impegno politico e sociale, empatia con il suo prossimo, che sia il vicino di casa o il più remoto sudanese del Darfur. E poi c'è un'altra cosa: è multitasking, una volta attore, l'altra regista, spesso produttore e nel frattempo imprenditore fortunatissimo. Ha appena rivenduto per un miliardo di dollari la Casamigos, piccola distilleria di tequila fondata nel 2013 con un paio di amici.
Su Suburbicon, il suo nuovo film, mette tre firme: sceneggiatura, produzione e regia. Un vecchio progetto dei fratelli Coen che risale al secolo scorso: ci doveva recitare anche lui, ma poi saltò tutto. È un noir anni Cinquanta, molto coeniano, che mescola ferocia e goffaggine, crimine e intolleranza razziale. Matt Damon è un americano tranquillo che abita in un rispettabile suburbio con la moglie resa invalida da un incidente, con la cognata - Julianne Moore interpreta i due ruoli facendo i salti mortali - e con il figlioletto. Prima arrivano dei vicini sgraditissimi, visto che hanno la pelle nera; poi c'è un'invasione di campo più dark: i rapinatori. Che stordiscono la famigliola con il cloroformio, ma ci vanno troppo pesante con la moglie invalida e la addormentano per sempre. Indagini, sospetti, passi falsi, humour macabro e, sullo sfondo, la bestialità del sobborgo bianco pronto a linciare i nuovi vicini neri.
Nel 1999 Clooney doveva interpretare l'assicuratore che comincia a fare un po' troppe domande su quella morte assurda da risarcire con un ricco premio. Ma nell'intervista one-to-one ammette senza particolare rimpianto che non è più una parte per lui: "Non vado bene, dovevo flirtare con la cognata, creare tensione sessuale: sono troppo vecchio". Bah, con onesto (o ruvido, elegante, rigoroso: fate voi) distacco giornalistico bisogna ammettere che, volendo, un certa tensione la può ancora creare. Lui intanto dichiara, non si capisce se per fair play da collega o paraculaggine da regista, che Oscar Isaac, l'attore che ha preso la parte, ha fatto anche meglio di come avrebbe fatto lui.
Clooney regista sceglie i film da dirigere "con una certa accuratezza, visto che devo lavorarci in media due anni".
Prima di Suburbicon avrà letto un'ottantina di script inviatigli dal suo agente: "Alcuni non funzionavano per me come regista, molti altri non funzionavano proprio. Voglio storie con temi forti, che fanno spettacolo ma creano anche dibattito, come Le idi di marzo o Good Night, and Good Luck. I miei migliori film, da Fratello, dove sei a Michael Clayton non hanno guadagnato molto, erano semplicemente buoni film. Neanche Good Night, and Good Luck ha incassato tanto, però ha prodotto una discussione sul ruolo della stampa. Visti i tempi di realizzazione così lunghi, i film non possono guidare un movimento, ma riflettere dove e come siamo, questo sì".
Suburbicon, però, esce con un certo tempismo rispetto ai rigurgiti di razzismo che scuotono gli Stati Uniti. È arrivato a Venezia a settembre, due settimane dopo le follie neonaziste di Charlottesville. Lui obbietta che è un puro caso: "Non servono i poteri paranormali per sapere che, se parli di relazioni razziali, qualche brutta notizia salta sempre fuori. Questa è la parte dolente, il nostro peccato originale: la schiavitù. Non ce ne siamo liberati completamente. Sono cresciuto nel Kentucky, nel Sud dei diritti civili, e avevamo il sentimento che ci muovevamo in fretta e che tutto si sarebbe sistemato. Ma non è andata del tutto così. Ricordo che la rivolta di Los Angeles del 1992 ci sorprese: non avevamo capito quanta rabbia sotterranea c'era ancora. Ci piace l'immagine di noi che ci muoviamo in avanti, ma adesso andiamo proprio in senso contrario se il nostro presidente, il leader del mondo libero, mette sullo stesso piano il Ku Klux Klan che vuole la supremazia bianca e il movimento Black Lives Matter che si batte per l'eguaglianza razziale".
Dice che Trump è un perfetto soggetto cinematografico anche se i tempi e, soprattutto, i talenti non sono maturi per un Dottor Stranamore con The Donald che vuol far guerra ai giornalisti, alla Russia, alla Corea, all'Iran: "Ma lui è ottimo per il cinema quanto pessimo per l'umanità. È come un foruncolo che ti spunta sul naso. Lo spremi, ci metti sopra il cerone, lo nascondi, ma torna sempre fuori. Molti americani, anche fra quelli che l'hanno eletto, sono in profondo imbarazzo, c'è un forte ripensamento. Per fortuna gli Stati Uniti hanno la grande capacità di autocorreggersi: dopo le due disastrose presidenze di George W. Bush c'è stata l'elezione di Barack Obama".
La copertina del Venerdì dedicata a George Clooney
Quando si tocca lo scivolosissimo tema delle candidature presidenziali, George Clooney dispiega altre virtù da ultima movie star: vaghezza, ingenuità e apparente insipienza. Per esempio: dichiara stupito di non aver mai sentito nominare Une ambition secrète, discutibile libretto francese strombazzato l'anno scorso dalla stampa internazionale, dove si sostiene che tutte le sue conquiste femminili, prima, e, poi, il matrimonio ipermediatico con Amal Alamuddin, siano serviti a coprire la sua omosessualità in vista di una carriera politica, vagheggiata da anni, con lo Studio Ovale come destinazione finale. "Qual è la domanda? Se sono gay? No. Se lo fossi lo dichiarerei tranquillamente, ma siccome molta gente orribile usa gay come un insulto mi è sempre sembrato poco gentile negare di esserlo, come se la cosa avesse una connotazione riprovevole. E l'altra domanda è se voglio diventare presidente? No, non voglio. Comunque se i democratici non trovano un candidato siamo nei guai seri".
Anni fa, quando gli chiesero conferma delle sue ambizioni politiche - perché la storia di Clooney presidente va avanti da lunga pezza, è diventata un tormentone, o un happy ending postmoderno - diede una risposta da Oscar per la sceneggiatura, ma anche abilissima politicamente: "Sono finito a letto con troppe donne, ho preso troppe droghe e sono andato a troppe feste". Mica come Clinton, che aveva ammesso di aver fumato uno spinello, ma senza aspirare. "Negli anni Ottanta io e tutti quelli che conoscevo ci facevamo di qualche cosa, come negarlo? Trovo che le bugie siano stupide e pericolose: ho fatto tutte le cazzate che si fanno da giovani e la buona notizia è che non mi hanno lasciato danni e, soprattutto, che non avevo i soldi per sfondarmi con mezzo chilo di coca".
Adesso tutta questa schiettezza non deve ingannare, perché una vera, ultima, movie star un po' di palle deve comunque raccontarle. Per rendere più sfolgorante la narrazione di sé. Per confermare che gli attori, almeno loro, sono fatti della stessa sostanza dei sogni. E veniamo al capitolo vita pubblica e vita privata. Dove piazza l'asticella della riservatezza una coppia che sta sui rotocalchi di tutto il mondo una settimana sì e l'altra pure? "Noi cerchiamo di condurre una vita la più privata possibile, tentiamo di mantenere segreto il nostro mondo, niente Twitter, niente Instagram, niente mondanità. Poi, naturalmente ci sono le eccezioni". Tra le quali va annoverato quel matrimonione veneziano che ha riempito le cronache mondane del settembre 2014 nei due emisferi. "Il bagno di folla non era pianificato. Abbiamo solo chiamato gli amici, un centinaio d'invitati; tutta quella gente lungo il Canal Grande ha stupito noi per primi, ma perché vergognarsi e nascondersi? Quelle persone sembravano contente e noi le salutavamo. Sì, certo, a Venezia non è facile organizzare un matrimonio e garantirsi la privacy, ma è una città così romantica...".
Secondo e definitivo domandone. Come fa uno che ha tutto: denaro, gloria, bellezza, cervello, una nuova moglie e dei nuovi figli (all'età in cui di solito se ne hanno le tasche piene) a continuare a desiderare e a rimanere saggio? La risposta è così lunga che tocca andare a capo.
"Devi rimanere interessato e coinvolto. Non sono religioso, non so cosa succede quando muori, non molto sospetto, quindi devi giocarti tutto nella vita. Devi attaccar briga con i brutti ceffi, sfidare il potere, avere empatia per chi il potere non ce l'ha, occuparti di loro, proteggerli. Se sei fortunato devi condividere la fortuna con chi ne ha avuta meno. Sono sempre stato consapevole che molto della mia carriera è questione di fortuna, molti amici degli esordi erano meglio di me e non hanno avuto le stesse opportunità. Ma anch'io ho faticato, sono stato senza un soldo, dieci anni senza assicurazione, ho raccolto tabacco, lavorato in un negozio di liquori, pedalato sulla mia bici dappertutto. Insomma so quanto è difficile e quanto sono stato fortunato. (E qui gli viene un'espressione autocompiaciuta da Gastone). Quindi mi prendo le mie responsabilità, condivido. E non c'è niente di più eccitante e divertente di scrivere un copione e mettere insieme trecento persone a lavorare sulla stessa cosa".
Poi ci sarebbe anche una domandina: ma a che ora si sveglia uno così interessato, coinvolto e fortunato? "Alle 5,30. E ora con i bambini anche prima. A 56 anni uno pensa di avere il controllo della propria vita: niente di più falso, due neonati gemelli fanno saltare tutti i piani. L'altra sera dovevamo andare a cena alle 8: siamo usciti alle 9 e mezza".
P.S. I gemellini, un maschio e una femmina, hanno ricevuto l'allattamento al seno e i genitori sono aiutati da un'unica tata in servizio cinque giorni su sette. Il primo week end che si è presa per andare alle terme è ricordato dai Clooney con un certo brivido.