L’amore fisico, per i disabili, in Italia è ancora un tabù. Ma qualcosa si muove: a Bologna un’associazione forma gli “operatori dell’affettività”. Cosa fanno? Siamo andati a vedere
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BOLOGNA. Decine di corpi si sfiorano lentamente nel buio di una stanza. In sottofondo una musica quasi impercettibile. Quando si riaccendono le luci, seduti uno di fronte all'altro, Marco e Corinna, Giulia e Luca, Francesco e Caterina raccontano la loro vita, l'impegno nel volontariato, la voglia di diventare un O.E.A.S, acronimo di "Operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità delle persone con disabilità". In tutto sono una ventina, fra i 30 e i 50 anni, la maggior parte del Nord. A riprenderli la telecamera di un giovane regista siciliano, Francesco Cannavà, che ha deciso di realizzare un documentario su chi vuole aiutare i disabili "a provare ciò che finora gli è stato negato, come conoscere il corpo di un altro, sentire il suo calore, intuirne il piacere". Lo spiega così Lisa, da sempre impegnata con i bambini Down: "Ero in moto, i…
BOLOGNA. Decine di corpi si sfiorano lentamente nel buio di una stanza. In sottofondo una musica quasi impercettibile. Quando si riaccendono le luci, seduti uno di fronte all'altro, Marco e Corinna, Giulia e Luca, Francesco e Caterina raccontano la loro vita, l'impegno nel volontariato, la voglia di diventare un O.E.A.S, acronimo di "Operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità delle persone con disabilità". In tutto sono una ventina, fra i 30 e i 50 anni, la maggior parte del Nord. A riprenderli la telecamera di un giovane regista siciliano, Francesco Cannavà, che ha deciso di realizzare un documentario su chi vuole aiutare i disabili "a provare ciò che finora gli è stato negato, come conoscere il corpo di un altro, sentire il suo calore, intuirne il piacere". Lo spiega così Lisa, da sempre impegnata con i bambini Down: "Ero in moto, in montagna, insieme al mio compagno. Davanti a noi c'era un altro motociclista quando, improvvisamente, un'auto gli è piombata addosso. Il pirata non si è fermato, siamo stati noi a soccorrere quel ragazzo. Si è salvato, ma da allora si muove in carrozzina. Nel tempo siamo diventati amici e una sera a cena mi ha confidato che la cosa che gli mancava di più dal giorno dell'incidente era proprio la sfera sessuale.
Ho capito in quel momento che avrei dovuto fare qualcosa per lui e per chi come lui ha bisogno di essere felice. Anche solo per un breve momento".
Sesso senza barriere: superare il tabù dell'amore fisico per i disabili
Lisa ne ha parlato a lungo con il compagno, poi ha deciso di iscriversi a LoveGiver, l'associazione guidata da Max Ulivieri, web designer bolognese, affetto da una neuropatia otorio-sensitiva, che della battaglia per il diritto alla sessualità dei disabili ha fatto una bandiera. Max è consapevole di sfidare la legge, visto che in Italia una norma sugli assistenti sessuali non esiste. Il rischio concreto è quello di finire nei guai per sfruttamento della prostituzione: "Aspetto che qualcuno mi denunci, così finalmente esploderà un caso nazionale. Finora" dice "ho ricevuto più di duemila richieste da parte di genitori di ragazzi con disabilità psichiche e affettive. La forza per andare avanti me la danno loro. E poi, come si fa ad accostare il lavoro di una prostituta a quello degli assistenti sessuali? La prima cerca di attirare il cliente, di tenerselo stretto. Gli O.E.A.S hanno l'obiettivo opposto, aiutano gli altri a conoscere la propria sessualità e a essere indipendenti. In ogni caso" ride il web master bolognese, "gli operatori non corrono alcun rischio, il mediatore tra loro e le famiglie dei disabili sono soltanto io. Se vogliono arrestarmi, sanno dove trovarmi".
E dire che da tre anni un disegno di legge ci sarebbe pure. Lo ha scritto proprio Max e i primi firmatari sono i parlamentari del Pd Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà: "Giace in qualche cassetto del Senato" spiega Lo Giudice, "non è stato calendarizzato e non è mai nemmeno arrivato in Commissione". Si tratta di una norma composta da un unico articolo che impegna il ministero della Salute a emettere le linee guida per le Regioni che vogliano attivare corsi di formazione. E che riconosce finalmente la figura dell'assistente sessuale, come già avviene da più di trent'anni in Germania, Olanda, Danimarca, Stati Uniti e decine di altri Paesi. "Perché i diritti sessuali sono diritti umani e violarli significa non garantire il diritto all'uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute" spiega Fabrizio Quattrini, presidente dell'Istituto italiano di Sessuologia scientifica, tra i sostenitori del progetto LoveGiver.
"Il corpo non sa mentire" si commuove Judith Aregger, da anni assistente sessuale in Svizzera e tutor al corso bolognese. "Il corpo di questi uomini e queste donne ci dice chiaramente che il sesso è vita. Come mangiare, dormire, bere, curare l'igiene personale. Il problema non è se la sessualità sia o meno una priorità ma che, in queste classifiche immaginarie, non entra nemmeno in lista".
Qualche anno fa The Sessions, il film con il premio Oscar Helen Hunt, aveva riaperto anche in Italia il dibattito. Raccontava la storia di un intellettuale americano paralizzato dal collo in giù dopo aver contratto la polio da bambino e costretto a vivere in un polmone d'acciaio. A 38 anni, grazie anche all'aiuto di un sacerdote, aveva deciso di perdere la verginità ingaggiando una "sex surrogate", interpretata dalla Hunt. "Sulla spinta del film" racconta Ulivieri "decisi di combattere la mia battaglia a favore dei disabili. Ci furono servizi televisivi, articoli sui giornali, riuscii a far presentare in Senato quel disegno di legge. Da allora, però, è rimasto tutto fermo. Ecco perché, con LoveGiver, abbiamo avviato in autonomia il primo corso di formazione. Qualcuno lo ha definito un atto di disobbedienza civile, per noi è solo un messaggio alla politica che non vuole ascoltarci".
C'è anzitutto da superare i tanti tabù che accompagnano il connubio tra sesso e disabilità. E sfatare un luogo comune duro a morire: quello secondo il quale il disabile non provi o non possa provare piacere sessuale. "Ci dipingono come asessuati"scrive sul suo blog il giornalista "diversamente ironico" Nicolò Cafagna, "ma che ne sanno certi Soloni di chi è "imprigionato" nella propria condizione? La verità è che non aver mai fatto sesso rende una persona viva a metà e la colloca davvero nella situazione di sentirsi asessuata. La figura dell'assistente serve ad abbattere un muro che, per chi vive una condizione simile alla mia, diviene spesso invalicabile".
Gli aspiranti love giver continueranno a vedersi per molti mesi ancora. Il corso prevede dodici fine settimana durante i quali saranno alternate lezioni teoriche di sessuologi, psicologi e medici a esercizi pratici. Al termine riceveranno un attestato e si iscriveranno negli elenchi regionali, in attesa che la politica faccia il suo corso: "So bene che il percorso sarà lungo e che quel disegno di legge è scomodo, ma io non mi arrendo" sorride Giulia, 36 anni, napoletana. "L'amore non può avere confini. Il nostro compito è quello di regalare momenti di normalità a chi soffre. Non vedo davvero cosa ci sia di male". Per Corinna, 52 anni, da sempre in prima linea nelle battaglie Lgbt, sono soprattutto le donne disabili ad aver bisogno di questo tipo di aiuto: "In alcuni contesti siamo all'età della pietra. È un argomento che scandalizza le famiglie, va un po' meglio per i maschi per i quali il bisogno di sesso viene in qualche modo tollerato, ma se si tratta di femmine cala il velo. La loro sessualità viene negata del tutto, cancellata. Una discriminazione nella discriminazione".