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Il Normandie a New York nel 1935 (Collection French Lines) 

Quelle sì che erano crociere

Una mostra a Londra ricorda i vecchi transatlantici. Ovvero gli anni in cui, tra menù esclusivi (anche per i cani), sfilate e balli, solcare gli oceani era un lusso vero. Almeno in prima classe
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LONDRA. Metà degli Anni 30: una serata di luglio sul Normandie, transatlantico francese in rotta per New York. La giornata dei passeggeri di prima classe è trascorsa fra piscina e spa, tiro al piattello e gioco degli anelli, chiacchiere, pettegolezzi, schermaglie. C’è stata perfino una sfilata d’alta moda e, al cinema di bordo, hanno proiettato King Kong. Adesso, ora di cena, dame e cavalieri in abito lungo e frac, sfavillio di gioielli e paillette, scendono la maestosa scalinata che dalle loro cabine, opulente come camere del Ritz, porta al salone da pranzo, che riecheggia lo sfarzo di Versailles. I tavoli sono apparecchiati con servizi di Limoges e Lalique, i camerieri versano champagne, servono caviale del Volga, aragosta Thermidor, anatra nantaise glassata al miele. Esibiscono elaborate sculture di ghiaccio e zucchero. C’è perfino un menu à la carte per i cani della top class. Intanto l’orchestra suona l’Estate di V…

LONDRA. Metà degli Anni 30: una serata di luglio sul Normandie, transatlantico francese in rotta per New York. La giornata dei passeggeri di prima classe è trascorsa fra piscina e spa, tiro al piattello e gioco degli anelli, chiacchiere, pettegolezzi, schermaglie. C’è stata perfino una sfilata d’alta moda e, al cinema di bordo, hanno proiettato King Kong. Adesso, ora di cena, dame e cavalieri in abito lungo e frac, sfavillio di gioielli e paillette, scendono la maestosa scalinata che dalle loro cabine, opulente come camere del Ritz, porta al salone da pranzo, che riecheggia lo sfarzo di Versailles. I tavoli sono apparecchiati con servizi di Limoges e Lalique, i camerieri versano champagne, servono caviale del Volga, aragosta Thermidor, anatra nantaise glassata al miele. Esibiscono elaborate sculture di ghiaccio e zucchero. C’è perfino un menu à la carte per i cani della top class. Intanto l’orchestra suona l’Estate di Vivaldi, il brusio dei convitati è soffuso e ogni sguardo è rivolto a quell’incedere altero giù per le scale, occhi lontani e mento in su: lo scopo è essere ammirati e ammirare. È questo il clou della giornata. Tra i commensali c’è sempre un Rockefeller o un Vanderbilt, un divo o una starlette, a dar lustro ai facoltosi meno celebri in cerca di ebbrezze e status symbol.

Ancora oggi, quando si pensa alla voluttà delle navi da crociera, la fantasia corre al glamour dei transatlantici d’un tempo: l’Aquitania, il Queen Mary, l’Ile-de-France, il Bremen, l’Imperator, i nostri Rex e Conte di Savoia... Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia avevano tutte la loro flotta. Una malia che ha ispirato i racconti di Fitzgerald, Zweig, Baricco; film con Bette Davis, Cary Grant e Bob Hope, ma anche kolossal tragici, Titanic, Poseidon... Un incanto che ha incoraggiato il mondo della moda a creare «collezioni da crociera» e tanti alberghi di mare ad adottare un design nautico. Un potente simbolo della modernità che ha alimentato l’arte, dal Cubismo al Futurismo. E l’architettura: Le Corbusier studiò il microcosmo autosufficiente della nave, con migliaia di persone a bordo, per creare i suoi celebri edifici-città. Insomma, se tutt’oggi, nell’era dei voli rapidi e low cost, 40 milioni di persone l’anno trascorrono le vacanze su gigantesche torte nuziali galleggianti, vuol dire che l’idea della crociera mantiene la sua aura. Benché quelle torri di meringa nel bacino di San Marco abbiano messo a rischio per anni Venezia e la laguna; e la Costa Concordia sia naufragata per pura leggerezza su un prosaico scoglio dell’Isola del Giglio.

Oggi l’età d’oro dei viaggi oceanici rivive in una mostra del Victoria & Albert Museum di Londra, dal 3 febbraio al 17 giugno: Ocean Liners: Glamour, Speed and Style curata da Ghislaine Wood e Daniel Finamore esplora design e ingegneria, mode e stili di vita delle navi più lussuose al mondo. Ma anche come la pubblicità abbia saputo creare il mito della crociera, che poi ha avuto un impatto culturale potente. Certo, la celebrazione di quel trionfo è un po’ sfacciata (sponsor della mostra è una compagnia di navigazione, la Viking Line), ma divertente: le curiosità non mancano tra gli oltre 250 oggetti esposti, da alcune valigie del Duca di Winsor, che a ogni viaggio imbarcava un centinaio di colli, alla tiara di perle e diamanti di Cartier recuperata dal naufragio del Lusitania; da un pannello del Titanic ai mobili di Giò Ponti all’abito di Dior indossato da Marlene Dietrich sul Queen Mary.

Il percorso della mostra inizia da ciò che sembra la banchina di un porto, costeggiata da una fiancata di nave, dove si sentono il suono di una banda, il gracchiare dei gabbiani, il brusio degli addii. «L’obiettivo è “evocare” la traversata dell’Atlantico senza scivolare in ricostruzioni alla Disneyland» spiega Craig Riley, che ha curato l’allestimento. «Nella prima sala, c’è anche un antico modello del Queen Elizabeth, lungo sei metri, e una splendida raccolta di dipinti e manifesti promozionali delle compagnie di navigazione. A riprova di come a fine Ottocento, con i progressi dell’ingegneria navale, la pubblicità sia riuscita a trasformare l’idea di un viaggio di varie settimane, pericoloso, malsano e scomodo, in un’esperienza rapida, ambita e chic».

Ed ecco i transatlantici attraccati accanto ai grattacieli di Manhattan, come a sfidare quei simboli di audacia e progressismo; scafi che svettano al cielo con scritte che ne enfatizzano la velocità: «A New York in sei giorni». Un battage che faceva sognare sontuosi palazzi galleggianti. «E scatenava una feroce competizione tra Paesi per accaparrarsi i clienti più facoltosi con navi sempre più grandi, veloci, sontuose», racconta la curatrice Ghislaine Wood. «Tra Otto e Novecento i transatlantici diventano ambasciatori dello spirito di patria, simbolo flottante della propria nazionalità. Tant’è che gli armatori ricevono ingenti finanziamenti statali. E ripropongono i fasti del passato: arredi barocchi sulle navi italiane, Luigi XIV su quelle francesi, georgiani sulle inglesi». Uno show rivolto alla top class, anche se in realtà, fino alla Grande guerra, più del 60 per cento dei passeggeri sono emigranti di terza classe, affollati sul fondo della nave in cuccette e tavolate comuni, con menu di riso, pesce povero, cavolo e patate. Tra il 1900 e il 1914, più di 11 milioni di persone lasciano l’Europa per far fortuna nel Nuovo Mondo. Finché gli Stati Uniti non stringono la cinghia dell’immigrazione, negli Anni 20, e la terza classe viene riadattata per un turismo spiantato di artisti e studenti.


Dopo la Prima guerra mondiale e la distruzione delle flotte europee, si investe in nuovi transatlantici. Ora gli arredi di saloni, fumoir, caffè, verande, nursery, ponti, piscine (in mostra ne viene ricostruita una) non guardano più al passato, ma all’ideologia del tempo: gli italiani esprimono i valori fascisti, i tedeschi quelli nazisti... È il momento magico della nave da crociera, non più solo mezzo di trasporto, ma svago, stile di vita. «Microcosmo chiuso, dove non entra la banalità del quotidiano, la nave è anche luogo di trasgressione» spiega Wood. «Una realtà di sogno dove per qualche giorno si può fingere di essere quel che si vuole: ereditiere, playboy, miliardari, innamorati». Incoraggiati da giochi un po’ ingenui. Come il tentativo di passare un filo nella cruna dell’ago sfidando il rollio della nave (pruriginosa allusione sessuale). O selle meccaniche che simulano il trotto, per una cavalcata prima di colazione. O il salto dell’Equatore: tremila passeggeri che balzano insieme nel varcare la circonferenza terrestre.

Ma il clou della mondanità rimane la tavola imbandita. Una sola nave imbarca seimila chili di burro, 13 mila di zucchero, 15 mila di bacon, 520 cassette di mele e 625 di arance, 240 mila uova, 250 tacchini e altrettanti agnelli, 150 maiali, 300 fagiani, 500 piccioni, 350 anatre, mille quaglie...  Nonché tartarughe giganti – vive – per farne brodo fresco di giornata (uno dei manicaretti preferiti da Cary Grant).


Durante la Seconda guerra mondiale i transatlantici sono convertiti in navi militari per il trasporto delle truppe. Molti, come il Rex, vengono affondati da siluri, bombe, sabotaggi. Negli Anni 50 e 60 si ricostruisce in stile moderno, cosmopolita. Che l’Italia affida a designer del calibro di Giò Ponti: nascono Giulio Cesare, Augustus, Cristoforo Colombo... Quando l’Andrea Doria naufraga per collisione è sostituita dalla Leonardo da Vinci.

È ormai iniziata l’era dell’aereo. E del turismo di massa. La crociera si rilancia come villaggio vacanze sul mare. Con colossi che si destreggiano tra Caraibi, Canarie, Atene, Venezia. Il più grande transatlantico al mondo, oggi, è il francese Harmony of the Seas: porta 6.750 passeggeri, ha 16 ponti, 4 piscine, un parco acquatico, 20 ristoranti, un casinò, due grandi teatri, un campo da basket, un minigolf, due pareti da arrampicata... Il mercato ha un nuovo poderoso cliente: la Cina.

Sul Venerdì del 26 gennaio 2018