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Un manifestante avvolto nella bandiera polacca protesta davanti al Sejm, la Camera dei deputati di Varsavia (Getty Images) 

La destra polacca fa qualcosa di sinistra

Nazionalista e populista, il governo di Varsavia, sott'accusa in Europa, è sempre più apprezzato in patria. Non per le sparate xenofobe, ma per le politiche sociali. Reportage
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VARSAVIA. Per anni si è detto che ci vogliono governi di sinistra per fare politiche di destra. Un pensiero piuttosto amaro. Ma forse è ancora più triste notare che ci vogliono governi di destra per fare politiche di sinistra. Che l'esecutivo polacco in carica dal 2015 sia di destra non ci sono dubbi. Il sulfureo Jaroslaw Kaczynski, presidente di Diritto e giustizia e uomo forte del Paese, ha in curriculum tirate xenofobe da fare impallidire Donald Trump.

"Gli immigrati hanno portato in Europa il colera, la dissenteria e ogni sorta di parassiti" arrivò a dire nell'ultima campagna elettorale. Nell'autunno del 2016 solo un'imponente mobilitazione di piazza ha impedito al suo governo di inasprire la già draconiana legge sull'aborto. Quanto alla gestione dello Stato, nel 2017 viene approvata una riforma della giustizia che Bruxelles ritiene del tutto incompatibile con i valori europei. Destra pura, quindi, che in questo sco…
VARSAVIA. Per anni si è detto che ci vogliono governi di sinistra per fare politiche di destra. Un pensiero piuttosto amaro. Ma forse è ancora più triste notare che ci vogliono governi di destra per fare politiche di sinistra. Che l'esecutivo polacco in carica dal 2015 sia di destra non ci sono dubbi. Il sulfureo Jaroslaw Kaczynski, presidente di Diritto e giustizia e uomo forte del Paese, ha in curriculum tirate xenofobe da fare impallidire Donald Trump.

"Gli immigrati hanno portato in Europa il colera, la dissenteria e ogni sorta di parassiti" arrivò a dire nell'ultima campagna elettorale. Nell'autunno del 2016 solo un'imponente mobilitazione di piazza ha impedito al suo governo di inasprire la già draconiana legge sull'aborto. Quanto alla gestione dello Stato, nel 2017 viene approvata una riforma della giustizia che Bruxelles ritiene del tutto incompatibile con i valori europei. Destra pura, quindi, che in questo scorcio di 2018 ha allarmato anche Stati Uniti e Israele con la contestatissima legge che vieta di accusare la Polonia di complicità nell'Olocausto.

Eppure questo non è l'ennesimo articolo sui pericoli del populismo in quella parte d'Europa che, dopo essersi rimpinzata di fondi strutturali, ora volta le spalle al comune sentire liberale. A incuriosire per una volta è una domanda diversa: perché un governo così controverso gode del crescente consenso dei suoi cittadini? Davvero il 49 per cento dei polacchi (che i sondaggi accreditano a Diritto e giustizia, 12 punti in più di tre anni fa) è irretito dalla monodia nazionalista? La risposta sintetica è no. A contare è un'altra musica, molto squillante in patria, quasi rimossa altrove: questo governo di destra fa la politica economica più popolare (più populista? Più di sinistra?) degli ultimi trent'anni.

Dal centro di Varsavia non ci vuole più di mezz'ora per raggiungere il centro di Zabki. La verticalità dei nuovi, scintillanti grattacieli della capitale cede presto all'orizzonte infinito della pianura polacca, dove l'unico colore acceso è quello dei centri commerciali. A Zabki sono grigie le casette, ha un marrone sfinito il Municipio, ed è monocroma anche la politica, con sindaco e deputati tutti di Diritto e giustizia. In Comune avviciniamo Tomasz Szymczak, piccolissimo imprenditore padre di quattro figli: "Quello attuale è il primo governo che si occupa di noi" sibila senza scomporsi. La moglie Marzena rincara la dose: "Sono i primi che danno i soldi direttamente alle famiglie".

Da due anni gli Szymczak non si devono più indebitare per scaldare la casa. L'ultima nata è ancora in braccio alla mamma, ma i tre figli più grandi sono a lezione di aikido, di danza e di ginnastica ritmica: una bella spesa, possibile solo da quando i tre, come altri quattro milioni di ragazzi polacchi, ricevono il sussidio mensile che li accompagnerà fino ai diciott'anni. Si tratta di 500 zloty (120 euro), la cifra tonda del programma 500+ con cui il governo polacco ha dedicato l'1,5 per cento del Pil all'assistenza alle famiglie con figli. "È il più grande trasferimento di risorse della nostra storia" riconosce il giovane sociologo Slawomir Sierakowski, che pure con il suo movimento culturale Critica politica è tra i più convinti detrattori del nuovo corso di Varsavia.

La Polonia profonda ringrazia. "I dati macroeconomici sono buoni da anni" dice Henryk Domanski, direttore dell'Istituto di sociologia dell'Accademia delle scienze. "Ma la vita quotidiana è sempre stata un'altra cosa". Il giovane Sierakowski è liberale, invita la Ue a colpire duro il duo populista Kaczynski-Orban, ma non può non ammettere che "la gente comune non ne poteva più di stadi, grattacieli e dati sulla crescita che non si traducono in miglioramenti concreti". A Zabki c'è un ufficio dove da due anni regna il buonumore: "Ogni mese accogliamo settanta nuovi beneficiari dei 500 zloty mensili" dice l'impiegata responsabile. "Mi creda, solo nella nostra cittadina sono centinaia le famiglie andate in vacanza per la prima volta grazie a 500+".

Quasi le stesse parole che raccogliamo nella sede della Caritas di Varsavia. "Prima i genitori bussavano da noi in cerca di cibo e vestiti, oggi magari ci chiedono di finanziare l'acquisto di una chitarra" dice in un italiano impeccabile il direttore Zbigniew Zembrzuski. Merito di questo governo? "Non mi faccia parlare di politica" risponde padre Zbigniew. "So solo che da anni chiedevamo un sostegno alle famiglie, e oggi finalmente è arrivato".

Inutile girarci intorno: l'esecutivo che toglie il sonno a Bruxelles, uno dei governi più a destra d'Europa, secondo la Banca Mondiale in due anni ha praticamente azzerato la povertà infantile, che nel 2015 era "una delle più alte della Ue". Il buon vecchio Arbore a questo punto inviterebbe la gente (di sinistra) a meditare.

In Polonia il salario medio netto supera di poco i 700 euro: se ogni mese lo Stato assicura 120 euro a figlio dal secondo in poi (nelle famiglie più povere, dal primo), è ovvio che per milioni di persone la vita cambia. E questo è solo il primo dei tanti testacoda destra-sinistra: "Nel 2016 abbiamo chiesto di aumentare il salario minimo a 1.900 zloty, circa 460 euro" ricorda Barbara Surdykowska dello storico sindacato Solidarnosc. "Il governo ci ha spiazzati offrendone duemila, che quest'anno sono diventati 2.100". Il tutto mantenendo finanze pubbliche in salute con un'efficace lotta all'evasione fiscale, e favorendo la crescita grazie a consumi decisamente in aumento.

L'ibrido reazionario-progressista ha poi introdotto la paga oraria minima per i lavori occasionali, innalzato il minimo pensionistico da 880 a 1000 zloty, riabbassato l'età pensionabile con grande scorno di Bruxelles. "Lo scorso governo l'aveva innalzata di due anni per gli uomini e di sette per le donne" ricorda la rappresentante di Solidarnosc. "E alle proteste sindacali aveva reagito sbeffeggiando il nostro presidente". Pensavano di avere in mano il Paese, e che anche a Varsavia la storia avesse tolto definitivamente il disturbo. "Dopo tanti anni al governo, gli europeisti di Piattaforma civica avevano finito per comportarsi come aristocratici" conferma il professor Domanski. "Ma noi polacchi abbiamo una sensibilità egualitaria, puoi essere più ricco e potente di me, ma non devi ostentarlo".

Ai successi del nuovo corso "populista" fa riscontro la disfatta di chi ha governato il Paese fino a tre anni fa: gli ultimi rilevamenti danno Piattaforma civica al 23 per cento (aveva il 40 nel 2011), mentre alle elezioni comunali di Varsavia del prossimo autunno il campo liberale rischia di pagare carissimo lo scandalo delle cosiddette "riprivatizzazioni selvagge". Ce ne parla il segugio che ha portato alla luce l'affaire, ed è l'ennesima voce di sinistra che non può fare a meno di riconoscere qualche merito a Kaczynski & Co. Jan Spiewak è il battagliero rampollo di una coltissima famiglia ebraica: scrittori i nonni, deputato liberale il padre, lui stesso sociologo, consigliere circoscrizionale e già presidente dei giovani ebrei polacchi. Cinque anni fa scopre che qualcosa non va nel processo di restituzione delle proprietà nazionalizzate dai comunisti: "In assenza di una legge quadro si procedeva a sentenze e decreti amministrativi senz'alcuna considerazione per gli ultimi cinquant'anni di storia".

Solo nel centro di Varsavia, martoriato dalla guerra e ricostruito con decenni di immani sforzi collettivi, secondo Spiewak negli ultimi anni sono passati di mano almeno quattromila palazzi con oltre cinquantamila inquilini. Si acquisisce, si svuota lo stabile a suon di sfratti, si rivende. Un enorme giro d'affari, che a sua volta ha generato un mercato dei titoli di proprietà che umilia la storia della città e irride il presente di chi in quei palazzi ci abita: "Ovviamente ho molti dubbi su questo governo, ma da quando Diritto e giustizia ha vinto le elezioni si è passati da trecento riprivatizzazioni annue a zero".

Il sociologo Sierakowski dice che "per la prima volta il polacco medio sente che qualcuno si prende cura di lui", Barbara  Surdykowska di Solidarnosc assicura che più degli aumenti salariali a contare è un senso di ritrovata "dignità", il giovane Jan Spiewak pensa che lo scandalo di Varsavia sia il sintomo di un distacco profondo tra l'élite liberale e il popolo: "Ma il guaio è che il polo europeista non se ne rende minimamente conto". Quando i maschi polacchi si sono visti aumentare l'età pensionabile a 67 anni a fronte di un'aspettativa di vita di 73 (sette anni meno che in Italia), è normale che abbiano perso la pazienza.

Meno normale è che anche una leggenda come Adam Michnik, che fu tra i leader di Solidarnosc, non se ne sia minimamente accorto. Nel 2015, poco prima delle elezioni presidenziali, sostenne che il candidato liberale avrebbe potuto perdere contro l'avversario di Diritto e giustizia solo se "avesse investito sulle strisce una suora incinta guidando ubriaco". Perse, e non fu l'ultima volta. In troppi, a Varsavia come a Bruxelles, non hanno ancora capito perché.

Sul Venerdì del 23 febbraio 2018