Lo scienziato che pietrificava i cadaveri
Giulia Villoresi , di GIULIA VILLORESINell'800 il lodigiano Pietro Gorini divenne famoso per il suo metodo di imbalsamazione. La formula? Segreta. Oggi un libro indaga. Sull’onda della moda del macabro
Se i calchi delle vittime di Pompei vi fanno fermare il cuore, se quelle istantanee minerali della morte appagano una curiosità che non sapete nominare, c'è un luogo in cui potreste trovare profonde, innominabili soddisfazioni. È un blog, ed esiste dal 2009. Sullo sfondo una fantasia arabescata, si direbbe su raso nero, annuncia la discesa nell'Averno: bizzarrobazar.com. Strano, macabro, meraviglioso! È uno spazio serio e libero da pubblicità dove uno studioso di nome Ivan Cenzi approfondisce l'inusuale e il perturbante senza concessioni al morboso e alle "fangose paccottiglie delle meraviglie da supermercato". No Ufo e fantasmi. Sì all'antropologia della morte, alla storia della medicina e dell'anatomia patologica, al macabro nell'arte da Baudelaire a Damien Hirst.
Questa linea editoriale ha pagato, e dal 2014 Bizzarro Bazar è anche una collana di libri fotografici edita da Logos edizioni, in col…
Questa linea editoriale ha pagato, e dal 2014 Bizzarro Bazar è anche una collana di libri fotografici edita da Logos edizioni, in col…
Se i calchi delle vittime di Pompei vi fanno fermare il cuore, se quelle istantanee minerali della morte appagano una curiosità che non sapete nominare, c'è un luogo in cui potreste trovare profonde, innominabili soddisfazioni. È un blog, ed esiste dal 2009. Sullo sfondo una fantasia arabescata, si direbbe su raso nero, annuncia la discesa nell'Averno: bizzarrobazar.com. Strano, macabro, meraviglioso! È uno spazio serio e libero da pubblicità dove uno studioso di nome Ivan Cenzi approfondisce l'inusuale e il perturbante senza concessioni al morboso e alle "fangose paccottiglie delle meraviglie da supermercato". No Ufo e fantasmi. Sì all'antropologia della morte, alla storia della medicina e dell'anatomia patologica, al macabro nell'arte da Baudelaire a Damien Hirst.
Questa linea editoriale ha pagato, e dal 2014 Bizzarro Bazar è anche una collana di libri fotografici edita da Logos edizioni, in collaborazione con Carlo Vannini, uno dei maggiori fotografi d'arte italiani (tra i suoi lavori più recenti l'ultima, imponente campagna fotografica della Cappella Sistina, pubblicata in tre tomi da Scripta Maneant). Con lui Cenzi ha appena realizzato Il pietrificatore, un volume dedicato all'incredibile opera di Paolo Gorini. È un nome che i cittadini di Lodi conoscono bene. Matematico e fisico, visse e lavorò nella città lombarda fino alla morte, nel 1881, ed ebbe la doppia fama di mago e di scienziato, un'ambivalenza in linea con la temperie culturale di quegli anni, scissa tra l'ideale positivista e la fascinazione per l'oscuro. Gorini la interpretò in modo quasi didascalico, dedicandosi, da un lato, alla geologia sperimentale, dall'altro all'imbalsamazione dei corpi, cioè alla lotta prometeica contro la morte e il decadimento fisico. La sua scienza era la pietrificazione, una tecnica basata su infiltrazioni di sostanze minerali capace di rendere la materia organica simile - talvolta incredibilmente simile - alla pietra.
Ogni pietrificatore aveva il suo metodo. Sappiamo che Gorini usava una formula a base di mercurio e calce, ma molti aspetti della sua arte restano ancora oggi oscuri. Fu un intellettuale e un garibaldino, un amico di poeti e scapigliati, un Merlino scientifico non esente da stravaganze (secondo Carlo Dossi teneva un bambino essiccato in camera da letto e arti mummificati nel comodino); certamente un perfezionista, come si riconobbe dal lavoro effettuato nel 1872 sulla salma di Giuseppe Mazzini, che gli fu affidata in stato di avanzata putrefazione e che egli riuscì a recuperare, con maestria tale da renderlo improvvisamente celebre dentro e fuori i confini italiani. I "morti di Gorini" - neonati, giovani donne e contadini "pietrificati", opere impressionanti a metà tra la mummia e la scultura - si trovano oggi in un piccolo museo lodigiano affrescato a grottesche. Un luogo che rievoca le Wunderkammern dei filosofi naturali del Cinque e Seicento, le camere rigurgitanti di rarità archeologiche, oggetti bizzarri e curiosità naturali allestite per suscitare nel visitatore quel sentimento che più di ogni altro doveva indurre alla riflessione sulla natura: la meraviglia.
Precisamente l'oggetto di studio di Ivan Cenzi, che con il suo blog è diventato il punto di riferimento italiano del meraviglioso e del macabro. Cenzi è un intellettuale severo, dal pizzetto orientale; vicentino nato ad Asiago trentanove anni fa, da oltre quindici a Roma, dove lo incontriamo alla galleria d'arte Mirabilia, un cabinet di curiosità affacciato sul Foro romano, di proprietà di Giano Del Bufalo, giovane collezionista d'arte e tassidermista, non per successione dinastica (Roma ha una famosa ancorché declinante tradizione di famiglie di imbalsamatori), ma per passione. Una tigre del Bengala accoglie compostamente il visitatore: soffice, regale, imbottita di poliuretano espanso.
"Il felino mostra l'abilità del tassidermista" spiega Del Bufalo, "e questa tigre è un pezzo assolutamente unico. L'ho comprata insieme ad altri oggetti da un museo belga che era andato a fuoco. In condizioni normali sarebbe costata sui ventimila euro". Nella sua galleria è solito ritrovarsi il milieu professionale e culturale che ruota attorno alle mirabilia. Un mondo improvvisamente rinato dopo almeno due secoli di oblio. Come racconta Ivan Cenzi, "oggi assistiamo a una nuova esplosione del collezionismo, si moltiplicano i corsi e i workshop di tassidermia, la domanda privata di fossili è in costante crescita, così come quella di reperti bizzarri e oggetti tabù: quelli attinenti al crimine, ad esempio armi del delitto o memorabilia di serial killer, e quelli che ruotano attorno alla morte, cioè oggettistica funeraria e corredi da lutto, specie di epoca vittoriana".
È una rinascita in cui l'interesse scientifico o antropologico è diventato inscindibile dall'estetica. Non a caso, è soprattutto il mondo dell'arte ad aver individuato nel macabro, nella poetica inquietante e sfarzosa delle Wunderkammern, un quadro teorico per parlare di modernità. Per cui andiamo dal movimento artistico della rogue taxidermy, sculture chimeriche in cui i materiali convenzionali della tassidermia sono utilizzati in modo non convenzionale e provocatorio, fino al celebre teschio tempestato di diamanti di Damien Hirst. È un universo sincretico che sembra sottrarsi alle definizioni. Ci si potrebbe domandare, infatti, cosa leghi serial killer, calchi pompeiani e corpi pietrificati. Ma anche, citando a caso dagli oltre settecento articoli di Bizzarro Bazar, embrioni essiccati, gemelli siamesi, o la recente vicenda di Anatolij Moskvin, filologo russo che a quarantacinque anni, oltre a parlare tredici lingue, aveva mummificato clandestinamente i cadaveri di ventisei bambine, disseppellite durante uno studio etnografico sui cimiteri di Nižnij Novgorod.
Qual è il fil noir? Risponde Ivan Cenzi: "È il confronto con l'impermanenza. Nessun essere si meraviglia di esistere, eccetto l'uomo. E alcuni oggetti, alcune storie, hanno il potere di suscitare nell'uomo proprio quel tipo di meraviglia. I greci lo chiamavano thauma, un misto di stupore e angoscia, il patimento dell'essere che contempla il non essere. Secondo Aristotele e Platone è da questo sentimento che nasce la filosofia".
È thauma, quindi, l'ambigua attrazione che proviamo davanti al famosissimo falling man, "l'uomo che cade" dalla Torre Nord del World Trade Center, fotografato da Richard Drew l'11 settembre 2001? È, quella fotografia, un moderno calco di Pompei? Secondo Ivan Cenzi, sì. "Ma si può dire che ogni fotografia, ogni film esercita velatamente quel tipo di attrazione, perché soddisfa ciò che il critico cinematografico André Bazin ha chiamato il "complesso della mummia", cioè il bisogno umano di imbalsamare, di salvare l'essere mediante l'apparenza".
Al fondo di tutto questo c'è evidentemente una concezione estetica della morte. Baudelaire che ammira "la superba carcassa schiudersi come un fiore". O David Foster Wallace che resta incollato davanti ai filmati sull'11 settembre, davanti alla loro "abominevole bellezza".
Sul Venerdì del 23 febbraio 2018
Questa linea editoriale ha pagato, e dal 2014 Bizzarro Bazar è anche una collana di libri fotografici edita da Logos edizioni, in collaborazione con Carlo Vannini, uno dei maggiori fotografi d'arte italiani (tra i suoi lavori più recenti l'ultima, imponente campagna fotografica della Cappella Sistina, pubblicata in tre tomi da Scripta Maneant). Con lui Cenzi ha appena realizzato Il pietrificatore, un volume dedicato all'incredibile opera di Paolo Gorini. È un nome che i cittadini di Lodi conoscono bene. Matematico e fisico, visse e lavorò nella città lombarda fino alla morte, nel 1881, ed ebbe la doppia fama di mago e di scienziato, un'ambivalenza in linea con la temperie culturale di quegli anni, scissa tra l'ideale positivista e la fascinazione per l'oscuro. Gorini la interpretò in modo quasi didascalico, dedicandosi, da un lato, alla geologia sperimentale, dall'altro all'imbalsamazione dei corpi, cioè alla lotta prometeica contro la morte e il decadimento fisico. La sua scienza era la pietrificazione, una tecnica basata su infiltrazioni di sostanze minerali capace di rendere la materia organica simile - talvolta incredibilmente simile - alla pietra.
Ogni pietrificatore aveva il suo metodo. Sappiamo che Gorini usava una formula a base di mercurio e calce, ma molti aspetti della sua arte restano ancora oggi oscuri. Fu un intellettuale e un garibaldino, un amico di poeti e scapigliati, un Merlino scientifico non esente da stravaganze (secondo Carlo Dossi teneva un bambino essiccato in camera da letto e arti mummificati nel comodino); certamente un perfezionista, come si riconobbe dal lavoro effettuato nel 1872 sulla salma di Giuseppe Mazzini, che gli fu affidata in stato di avanzata putrefazione e che egli riuscì a recuperare, con maestria tale da renderlo improvvisamente celebre dentro e fuori i confini italiani. I "morti di Gorini" - neonati, giovani donne e contadini "pietrificati", opere impressionanti a metà tra la mummia e la scultura - si trovano oggi in un piccolo museo lodigiano affrescato a grottesche. Un luogo che rievoca le Wunderkammern dei filosofi naturali del Cinque e Seicento, le camere rigurgitanti di rarità archeologiche, oggetti bizzarri e curiosità naturali allestite per suscitare nel visitatore quel sentimento che più di ogni altro doveva indurre alla riflessione sulla natura: la meraviglia.
Precisamente l'oggetto di studio di Ivan Cenzi, che con il suo blog è diventato il punto di riferimento italiano del meraviglioso e del macabro. Cenzi è un intellettuale severo, dal pizzetto orientale; vicentino nato ad Asiago trentanove anni fa, da oltre quindici a Roma, dove lo incontriamo alla galleria d'arte Mirabilia, un cabinet di curiosità affacciato sul Foro romano, di proprietà di Giano Del Bufalo, giovane collezionista d'arte e tassidermista, non per successione dinastica (Roma ha una famosa ancorché declinante tradizione di famiglie di imbalsamatori), ma per passione. Una tigre del Bengala accoglie compostamente il visitatore: soffice, regale, imbottita di poliuretano espanso.
"Il felino mostra l'abilità del tassidermista" spiega Del Bufalo, "e questa tigre è un pezzo assolutamente unico. L'ho comprata insieme ad altri oggetti da un museo belga che era andato a fuoco. In condizioni normali sarebbe costata sui ventimila euro". Nella sua galleria è solito ritrovarsi il milieu professionale e culturale che ruota attorno alle mirabilia. Un mondo improvvisamente rinato dopo almeno due secoli di oblio. Come racconta Ivan Cenzi, "oggi assistiamo a una nuova esplosione del collezionismo, si moltiplicano i corsi e i workshop di tassidermia, la domanda privata di fossili è in costante crescita, così come quella di reperti bizzarri e oggetti tabù: quelli attinenti al crimine, ad esempio armi del delitto o memorabilia di serial killer, e quelli che ruotano attorno alla morte, cioè oggettistica funeraria e corredi da lutto, specie di epoca vittoriana".
È una rinascita in cui l'interesse scientifico o antropologico è diventato inscindibile dall'estetica. Non a caso, è soprattutto il mondo dell'arte ad aver individuato nel macabro, nella poetica inquietante e sfarzosa delle Wunderkammern, un quadro teorico per parlare di modernità. Per cui andiamo dal movimento artistico della rogue taxidermy, sculture chimeriche in cui i materiali convenzionali della tassidermia sono utilizzati in modo non convenzionale e provocatorio, fino al celebre teschio tempestato di diamanti di Damien Hirst. È un universo sincretico che sembra sottrarsi alle definizioni. Ci si potrebbe domandare, infatti, cosa leghi serial killer, calchi pompeiani e corpi pietrificati. Ma anche, citando a caso dagli oltre settecento articoli di Bizzarro Bazar, embrioni essiccati, gemelli siamesi, o la recente vicenda di Anatolij Moskvin, filologo russo che a quarantacinque anni, oltre a parlare tredici lingue, aveva mummificato clandestinamente i cadaveri di ventisei bambine, disseppellite durante uno studio etnografico sui cimiteri di Nižnij Novgorod.
Qual è il fil noir? Risponde Ivan Cenzi: "È il confronto con l'impermanenza. Nessun essere si meraviglia di esistere, eccetto l'uomo. E alcuni oggetti, alcune storie, hanno il potere di suscitare nell'uomo proprio quel tipo di meraviglia. I greci lo chiamavano thauma, un misto di stupore e angoscia, il patimento dell'essere che contempla il non essere. Secondo Aristotele e Platone è da questo sentimento che nasce la filosofia".
È thauma, quindi, l'ambigua attrazione che proviamo davanti al famosissimo falling man, "l'uomo che cade" dalla Torre Nord del World Trade Center, fotografato da Richard Drew l'11 settembre 2001? È, quella fotografia, un moderno calco di Pompei? Secondo Ivan Cenzi, sì. "Ma si può dire che ogni fotografia, ogni film esercita velatamente quel tipo di attrazione, perché soddisfa ciò che il critico cinematografico André Bazin ha chiamato il "complesso della mummia", cioè il bisogno umano di imbalsamare, di salvare l'essere mediante l'apparenza".
Al fondo di tutto questo c'è evidentemente una concezione estetica della morte. Baudelaire che ammira "la superba carcassa schiudersi come un fiore". O David Foster Wallace che resta incollato davanti ai filmati sull'11 settembre, davanti alla loro "abominevole bellezza".
Sul Venerdì del 23 febbraio 2018